Cos’è la tendinite?

La tendinite è l’infiammazione del tendine.

Cos'è la tendinite

Questo tessuto è composto da tessuto connettivo molto resistente.

Serve per collegare i muscoli alle ossa, trasmettendo la forza che permette il movimento.

 

Che differenza c’è tra tendine e muscolo?

Il muscolo è formato da fibre contrattili in uno scheletro di tessuto connettivo.

Il tendine è una corda fibrosa.

Il muscolo ha una struttura più elastica, ma in caso di lesione si auto-ripara.

Questo non succede nel tendine perché all’interno non è vascolarizzato, cioè non arrivano i vasi sanguigni.

Quindi, in caso di lesione il tendine rimane leso.

 

Cos’è la guaina tendinea?

I tendini sono ricoperti e scorrono all’interno di una guaina fibrosa e in certi casi in una guaina sinoviale.

La guaina tendinea è essenzialmente una membrana allungata che avvolge un tendine.

Come le borse, anche le guaine aiutano a ridurre la frizione in una particolare area.

 

Cosa c’entra il tendine con la calcificazione?

Se l’infiammazione diventa cronica, intervengono dei cambiamenti chimici sul tendine che modificano il Ph.

Questo comporta il deposito di sali di calcio localmente.

Nella prima fase la calcificazione è uno stadio reversibile perché consiste solo nella deposizione di cristalli di ossidato di calcio.

A livello della spalla avviene più frequentemente rispetto alle altre zone corporee.

Anche se molta gente pensa che sia una formazione dura come il calcare, in realtà la calcificazione è molle.

Infatti, quando il chirurgo vuole asportarla fa un “lavaggio” della zona.

Preme sul tendine come quando si schiaccia un brufolo ed esce la materia bianca.

 

Dove si formano le tendiniti?

Dove si formano le tendiniti

Le tendiniti possono colpire:

  • Gli arti superiori dalla spalla alle dita della mano,
  • Gli arti inferiori soprattutto l’anca, il ginocchio e la caviglia.

Non capita praticamente mai di vedere una tendinite nella schiena o nel collo.

La lombalgia e la cervicalgia sono provocate generalmente da contratture, aderenze o infiammazioni.

 

Classificazione delle tendinopatie

Classificazione delle tendinopatie

La tendinopatia si può classificare in:

  • Tendinite: è infiammazione acuta che avviene alla guaina fibrosa che ricopre il tendine, quindi il termine corretto è peritendinite, questo accade perché il tendine non è vascolarizzato.
  • Tenosinovite: è l’infiammazione della sottile membrana sinoviale di scorrimento che riveste il tendine. Di solito è dovuta ai movimenti ripetitivi, ma può essere causata anche da tensioni muscolari e del tessuto connettivo. Generalmente colpisce gli sportivi.
  • Tendinopatia inserzionale o entesite: riguarda la giunzione tra l’osso e il tendine.
  • La tendinosi: è un fenomeno degenerativo cronico in cui il tendine diventa più debole e meno tonico, non indica un’infiammazione, anche se spesso sopravviene come conseguenza di una tendinite mal curata. Questa non è caratterizzata da dolore e infiammazione, ma è il normale “invecchiamento” del tendine. Quindi, non bisogna preoccuparsi.

 

Sintomi della tendinite

Sintomi della tendinite

Il sintomo della tendinite è il dolore.

Questo si sente:

  • Alla pressione,
  • Durante il movimento,
  • Durante lo stretching o allungamento del tendine.

 

Cause della tendinite

Quando si parla di tendinite se ne sentono di tutti i colori, ma veramente di ogni.

Anche perché chi ne parla, spesso non ha mai guarito una tendinite in vita sua.

Del resto, la medicina sintomatica non può che portare a una dipendenza da farmaci, terapie e altri interventi di utilità solo temporanea.

Tuttavia, anche tra i colleghi fisioterapisti ci sono tante idee contrastanti.

Per esempio, leggendo tra i vari siti su internet (spesso scritti da giornalisti o gente che non ha mai visto un paziente) si trovano le seguenti cause:

La causa primaria è il sovraccarico funzionale, cioè l’uso eccessivo.

Certo, se uno non usa il braccio quasi mai, difficilmente avrà una tendinite.

Ma bisognerebbe chiedersi perché alcuni tennisti hanno l’epicondilite e altri no?

Ma andiamo avanti.

Cos’altro si legge in giro?

Le tendiniti agli arti inferiori sono causate anche da fattori di tipo anatomico:

  • Slivellamento, rotazione del bacino.
  • Dismetria reale degli arti inferiori.
  • Squilibri muscolari (flessori e adduttori troppo deboli).
  • Rigidità muscolare.

In pratica, se una persona non ha una postura perfetta è condannata ad avere dolore tutta la vita?!?!?

Grazie al cielo, questa non è la realtà.

Poi ci sono anche altre cause che si sentono, per esempio esistono anche cause esterne al corpo:

  • Allenamento non preceduto da una fase di riscaldamento.
  • Cattiva gestione dei carichi d’allenamento.
  • Gesto sportivo eseguito non correttamente.
  • Tipo di calzature.
  • Terreno di gioco.

Ecco, l’unica di queste che salvo è la calzatura.

Non perché serve una scarpa super per correre, ma perché chi usa un plantare che non è adatto, avrà probabilmente dei problemi.

Non hai idea di quanta gente venga in ambulatorio con i plantari sbagliati per curare un disturbo e ne sviluppi un altro.

Per esempio:

E poi non manca mai l’età.

Cosa si legge in giro?

Anche l’età può favorire una tendinite, infatti dopo i 35 anni i tendini si irrigidiscono.

Cosa c’è di vero in tutto questo?

Si, i tendini sono più rigidi, ma questo non provoca sicuramente una tendinite.

Infatti, ne soffrono più spesso i giovani sportivi.

Quindi ora ti starai chiedendo:

 

Quali sono le reali cause della tendinite?

Un tendine è fatto per muoversi e tirare le ossa.

Quindi non dovrebbe infiammarsi facendo questo lavoro.

reali cause della tendinite

Ma il muscolo a cui è collegato può avere delle aderenze nel tessuto connettivo esterno, oppure può essere rigido, accorciato e più denso.

In tal caso, qui li tessuto connettivo va a schiacciare i vasi sanguigni (arterie e vene) che:

  • Portano il sangue ricco di nutrienti al tendine,
  • Rimuovono gli scarti cellulare attraverso le vene.

Qual è la conseguenza?

Conseguenza delle aderenze e rigidità del tessuto connettivo

Che il tendine non riceve abbastanza ossigeno e nutrienti e il corpo lo interpreta come un pericolo e manda il segnale di dolore.

Infatti, continuando a contrarre un muscolo senza ossigeno e nutrienti, le cellule rischierebbero di morire.

Inoltre, se si accumulano le scorie perché le vene non riescono a portarle via a causa della riduzione del flusso, si verifica una situazione di pericolo per le cellule.

Anche in questo caso, l’organismo manda un segnale nervoso di dolore.

ridurre l'infiammazione dei tendini

Quindi, sciogliendo il tessuto connettivo intorno al muscolo collegato, l’infiammazione si riduce.

E con l’infiammazione, calano anche i sintomi: dolore, formicolio, ecc.

 

Diagnosi della tendinite

Per la diagnosi, generalmente la visita medica è sufficiente.

Diagnosi della tendinite

Infatti, il medico sa le caratteristiche del dolore causato da un’infiammazione di un tendine, quindi non servono esami.

Tuttavia, se ha dei dubbi o per avere la conferma, può prescrivere degli esami.

L’esame più adatto per verificare la presenza della tendinite è l’ecografia.

In caso di calcificazione, la radiografia, di solito è sufficiente.

 

Terapia per la tendinite

Terapia per la tendinite

Se hai letto le cause della tendinite, probabilmente avrai già capito che la terapia più indicata è quella manuale.

Infatti, la terapia manuale può sciogliere le aderenze e le rigidità che provocano il calo dell’afflusso di sangue.

E la terapia strumentale?

La laser terapia può aiutare perché modifica la consistenza del tendine.

Tuttavia, per la mia esperienza, la terapia più indicata è l’onda d’urto.

Questa terapia è ottima a prescindere dalla presenza di calcificazioni perché stimola la formazione di nuovi vasi sanguigni.

In questo modo si possono risolvere i problemi di circolazione che provocano l’infiammazione.

 

Prognosi o tempi di recupero

Prognosi o tempi di recupero della tendinite

Nel processo di guarigione dei tendini si distinguono tre fasi:

  • Fase infiammatoria o acuta (0-6 giorni)
  • Fase della sintesi del collagene (5–20 giorni)
  • Fase del rimodellamento biologico (dai 20 giorni in poi).

Con la terapia manuale si possono avere buoni risultati sin dalle prime sedute.

Con la laserterapia e le onde d’urto si può migliorare dopo le prime sedute, ma per vedere il risultato bisogna aspettare fino a 20 giorni dalla fine delle terapie.

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Dr. Defilippo Massimo

Massimo Defilippo Mi chiamo Massimo Defilippo, sono un Fisioterapista di Rubiera che effettua fisioterapia ed osteopatia dal 2008.
Mi sono laureato con votazione di 110/110 presso l’università degli studi Magna Graecia …. Biografia completa

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