Sintomi della cervicobrachialgia e terapia

INDICE

Cervicobrachialgia significa dolore che origina dal collo e si irradia verso le dita della mano, seguendo il decorso del plesso brachiale, ovvero i nervi che collegano il midollo spinale al braccio.


 

Cause della cervicobrachialgia

Tra le cause c’è:

Controllo, lastre di una TAC,
Dottoressa che controlla la Risonanza Magnetica per vedere se ci sono ernie discali.
© photoCD – Fotolia.com
  1. La compressione del nervo causata da un muscolo ispessito e contratto, per esempio lo scaleno o il piccolo pettorale.
  2. Lo schiacciamento nervoso provocato dalla posizione dalla clavicola che è più bassa e si avvicina alla prima costola.
  3. Il tessuto connettivo può provocare un dolore che si estende lungo il braccio fino alla mano, si possono formare delle aderenze che intrappolano le terminazioni nervose e provocano un dolore irradiato.

 

L’ernia del disco è una causa frequente, ma non l’unica di questo disturbo, consiste in una fuoriuscita del nucleo polposo attraverso l’Anulus fibroso; se la vertebra ha un becco osseo (osteofita) che comprime la radice nervosa, si definisce ernia dura.
Se invece è interessato solo il disco intervertebrale allora si definisce ernia molle. Generalmente non sono evidenti fratture vertebrali.


Una protrusione del disco che preme sul midollo o sulle radici dei nervi spinali è considerata causa di dolore cervicale o lombalgia, nonostante la maggior parte dei soggetti a cui è stata riscontrata un’ernia del disco non lamenta mal di schiena, cervicobrachialgia o lombosciatalgia.
Dal rachide cervicale partono i nervi spinali del plesso brachiale che innervano l’arto superiore fino alle dita.
Se il nucleo polposo esce dalla sua sede anatomica e comprime le radici nervose, può causare:

In rarissimi casi i pazienti riferiscono una cervicobrachialgia bilaterale, ma qualcuno avverte pesantezza e debolezza ad entrambi gli arti superiori.


 

Quali sono i sintomi della cervicobrachialgia?

Il sintomo principale della cervicobrachialgia è il dolore molto intenso e insopportabile, se è causato dalla compressione della radice spinale si avverte a livello del braccio, della spalla e della parte superiore della scapola, in questo caso si parla di cervicobrachialgia, cioè dolore al collo e al territorio innervato dal plesso brachiale che comprende collo, spalla, braccio, avambraccio e mano.

 

Plesso brachiale,plesso cervicale

 

Spesso, il collo è  rigido nei movimenti di rotazione, anche la spalla e il braccio possono avere importanti limitazioni di movimento.
Spesso i pazienti riferiscono la mano gonfia e fredda.
I pazienti mi riferiscono di sentire la mano gonfia, anche se in realtà non lo è, spesso sentono un formicolio notturno molto fastidioso che li sveglia.
Il soggetto non sà come dormire, si gira tutta la notte alla ricerca della posizione che allevia i sintomi e rimanere a letto tutta la notte diventa insopportabile.
In questo caso, oltre alla risonanza magnetica, si può eseguire un’elettromiografia, cioè un esame diagnostico che riesce ad analizzare l’attività muscolare a riposo e durante la contrazione volontaria.

Se il paziente ha dei giramenti di testa o vertigini e cefalea non dipende da un’ernia del disco cervicale perché questi sintomi originano dalle vertebre C1-C2, tra le quali non c’è un disco intervertebrale che può comprimere il nervo.
La discopatia cervicale colpisce maggiormente i dischi C4 – C5, C5-C6 e C6 – C7, quindi la base del collo.

Molti pazienti mi dicono che sentono delle palline dietro al collo e pensano di avere dei linfonodi ingrossati che causano i sintomi al braccio, ma non c’è una correlazione tra questi disturbi.


 

Sintomi della cervicobrachialgia e terapia
Sintomi della cervicobrachialgia e terapia

Diagnosi della cervicobrachialgia

Il medico a cui rivolgersi è il neurochirurgo oppure il fisiatra.
Durante la visita, il medico deve controllare la forza, i riflessi e l’ampiezza di movimento del braccio.
Se il dolore lungo al braccio è causato da un ernia del disco o protrusione, la compressione del collo e la trazione (stiramento del nervo) aggravano il dolore, questo permette al medico di capire l’origine dei sintomi.
C’è un test fondamentale che bisogna eseguire con una compressione e il collo inclinato lateralmente, si chiama test di Jackson.

In base alla localizzazione dei sintomi, si può capire qual è il nervo che provoca i sintomi:

  • Cervicobrachialgia C5, cioè il nervo che origina tra la vertebra C4 e C5: il dolore è a livello del bicipite.
  • Cervicobrachialgia C6, il dolore è nella zona laterale del braccio e dell’avambraccio fino al pollice.
  • Cervicobrachialgia C7, i sintomi si trovano nella zona posteriore del braccio e dell’avambraccio fino al dito medio.

In caso di ernia del disco o protrusione destra, il braccio colpito è solo il destro, viceversa se la compressione del nervo è sul lato sinistro.
Un’ernia del disco centrale molto grossa può provocare i sintomi alle braccia e alle gambe contemporaneamente, ma è rarissimo.

 

Ernia cervicale,protrusione,cervicobrachialgia

 

Non bisogna confondere l’ernia con la brachialgia, cioè l’irritazione del plesso brachiale, anche se hanno gli stessi sintomi e spesso si presentano insieme.
Alcuni pazienti accusano dolore alle spalle di origine cervicale.
In certi casi si presentano in ambulatorio con l’avambraccio sopra la testa perché questa postura diminuisce lo stiramento sulla quinta e sesta radice nervosa cervicale, alleviando le fitte.
Possono anche sostenere il gomito con un foulard, come in caso di lussazione della spalla, questo atteggiamento allevia lo stiramento della settima radice nervosa cervicale.
Un altra patologia che può dare sintomi simili è la stenosi del canale vertebrale o dei forami vertebrali, nei quali passano rispettivamente il midollo spinale e le radici nervose; quando le dimensioni di queste aperture sono minori dei nervi che le attraversano, il quadro clinico è simile alla compressione nervosa da ernia discale.


 

Quali sono gli esami strumentali più indicati?

Gli esami strumentali che possono evidenziare questa compressione sono la Tac e la Risonanza Magnetica perchè analizzano anche i tessuti molli, mentre la radiografia mostra solo le ossa, quindi l’unica cosa che si può notare è un assottigliamento dello spazio tra le vertebre.

La risonanza mostra un ernia discale paramediana o esterna nel lato in cui si avvertono i sintomi, se invece la compressione è mediana non darebbe questi sintomi su un solo lato.
In certi casi l’ernia può interessare anche il nervo vago provocando dei sintomi agli organi che innerva: vie respiratorie, cuore, polmoni, stomaco e intestino, quindi può dare nausea, difficoltà a deglutire, gastrite, ecc..


 

Cosa fare? Qual’è la cura più adatta?

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Disco intervertebrale con una protrusione che comprime la radice nervosa dando il dolore irradiato.
alexmit/bigstockphoto.com

La fuoriuscita del disco intervertebrale non è temporanea, la parte erniata non rientra spontaneamente.
Spesso i sintomi della cervicobrachialgia in fase acuta scompaiono in 8 mesi perché il nucleo polposo uscito è assorbito dal corpo, in certi casi però la patologia si cronicizza.


 
Terapia farmacologica

Il medico può prescrivere dei farmaci cortisonici in fase acuta, ma quando il dolore si riduce è possibile prendere degli antinfiammatori non steroidei come il diclofenac (Voltaren) ed eventualmente dei miorilassanti (come il Muscoril) che non hanno gli effetti collaterali del cortisone.
Contro la nevralgia, il dottore spesso consiglia il pregabalin (Lyrica).


 

Fisioterapia e rimedi naturali

Il trattamento con gli esercizi McKenzie “spinge” il nucleo polposo verso la sua sede naturale e quindi riduce la compressione della radice spinale.

Il disco intervertebrale non ritornerà quello di prima, ma si possono eliminare i sintomi.
È fondamentale eseguire degli esercizi di rinforzo muscolare dei muscoli della colonna per curare una cervicobrachialgia perché la lassità legamentosa e la debolezza muscolare provocano instabilità del rachide.
Se è presente un ernia, non si avverte automaticamente dolore, questo invece può essere causato da una brachialgia che si può curare anche con le terapie basate sul calore: laser, massaggio terapeutico e tecar®.

La trazione cervicale è una cura che dà sollievo, ma non ci sono studi scientifici che mostrano l’efficacia della terapia in caso di protrusione discale.

L’osteopatia è una terapia manuale che permette di rilassare le contratture, liberare le articolazioni bloccate e le compressioni dei nervi, quindi in questo caso può essere molto utile.

Mettere un collare che blocca l’articolazione non serve ed è controproducente perché aggiunge rigidità agli altri sintomi, il riposo è sufficiente per non aggravare i sintomi.
Le docce calde o la borsa dell’acqua calda possono ridurre i sintomi e rilassare le contratture muscolari, non applicare un impacco di ghiaccio sul collo o sul braccio.

Tra gli sport da evitare c’è anche il nuoto perché bisogna ruotare spesso il collo per nuotare a stile libero, inoltre il movimento del braccio può aggravare i sintomi.

La posizione migliore per dormire è a pancia in sù con la mano dolente dietro la testa perché si riduce lo stiramento del nervo.


 

Quando operare? Intervento chirurgico per la cervicobrachialgia

Nei casi più gravi, che fortunatamente non capitano quasi mai, se la cervicobrachialgia non passa dopo alcuni mesi si può considerare l’operazione chirurgica.
Il neurochirurgo è lo specialista che esegue l’intervento chirurgico.

Esistono tre tecniche diverse, la più recente consiste nell’inserire un disco artificiale (protesi cervicale di Bryan) ed ha il vantaggio di non ridurre la mobilità del collo.
Un’altra opzione è la microdiscectomia in cui si rimuove la parte di disco erniata, possibile solo se il disco non è degenerato.
Si può eseguire anche l’unione delle vertebre, questo tipo di operazione però ha conseguenze importanti, infatti la colonna vertebrale cervicale perde parte della sua mobilità.

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Quanto dura? La prognosi?


Raramente l’ernia del disco è un problema che scompare rapidamente con i farmaci antinfiammatori o cortisonici.
Se non è curata, la durata può essere di alcuni mesi, nei casi più gravi il paziente ha bisogno di un intervento chirurgico, fortunatamente si verifica raramente.
In caso di protrusione discale o bulging lieve, il paziente può risolvere in poche sedute di terapia Mckenzie.
Se il disturbo è muscolare oppure origina dal tessuto connettivo, in poche settimane con le terapie adatte il paziente può guarire completamente.

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