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Quali sono i fattori di rischio?
Come si arriva alla diagnosi? La diagnosi è clinica perché il paziente accusa forte dolore e impotenza funzionale (non riesce a muovere l'arto), la radiografia mostra l'interruzione di continuità dell’osso.
Cosa fare? Qual è la terapia? Per uno o due mesi bisogna tenere il gesso, ma se la frattura è a legno verde (tipica dei bambini) o se è solo un infrazione è sufficiente il tutore. Per i primi tempi il soggetto camminerà con l'ausilio di bastoni canadesi o un deambulatore (girello), se si tratta di un anziano può ricorrere alla sedia a rotelle. Per alcuni mesi è consigliabile applicare Magneto terapia ed eventualmente l’iniezione di bifosfonati. A causa dell'immobilità ogni giorno bisognerà procedere a iniezioni di farmaci come la seleparina per evitare la formazione di trombi. Quando la frattura si consolida e la calcificazione è visibile dalla radiografia si deve iniziare la fisiokinesiterapia; è necessario ridare articolarità alla caviglia e al ginocchio, oltre a rinforzare i muscoli che hanno perso il tono durante l’immobilizzazione, con il gesso è indicato eseguire alcuni esercizi con l’articolazione dell’anca per mantenere la forza dei muscoli della coscia. Quando la calcificazione è iniziata si può controllare il dolore con altre terapie strumentali come il Laser o la Tecar®.
Quali sono i tempi per la completa ossificazione e per ritornare all’attività quotidiana? La frattura della tibia è una delle più lente insieme a quella dello scafoide per guarire, generalmente un maschio giovane impiega circa 5-6 mesi per tornare ai livelli pre-frattura, con la magneto terapia i tempi possono anche dimezzarsi. Per riprendere le attività quotidiane primarie bisogna aspettare il permesso dell’ortopedico che di solito viene dato prima della completa calcificazione, dopo 2 mesi circa. Quando l'ortopedico concede il carico completo è utile camminare e sottoporre l'osso alla compressione della gravità perché questo stimola e velocizza la calcificazione.
Se sono stati inseriti dei chiodi o viti per velocizzare il ritorno alle attività della vita quotidiana è preferibile estrarle chirurgicamente a distanza di un anno, quando non servono più, in questo modo si favorisce il rimodellamento osseo che serve a ridare alla tibia e al perone la forma e la consistenza pre-frattura.
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