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La frattura di Tibia e Perone

 

Cos’è?

E’ la lesione delle ossa della gamba, può trovarsi nella parte inferiore ed è la frattura della caviglia, ma può localizzarsi nella parte superiore sotto al ginocchio (epifisi prossimale) e al centro dell'osso (diafisi).

La frattura capita spesso a livello dei malleoli, in questo caso si parla di frattura malleolare, se sono coinvolti entrambi i malleoli si definirà bimalleolare, se c'è un interruzione di continuità in un osso e almeno due nell'altro saremo in presenza di una frattura trimalleolare.

Il problema di questo tipo di lesioni è che possono riguardare anche l'apparato muscolo-tendineo, i nervi e i vasi sanguigni.

Se l'osso ha una frattura scomposta può ledere o strappare il soleo, il gastrocnemio e gli altri muscoli della gamba ed eventualmente anche il tendine d'achille, i tibiali ed i peronei.

Una lesione del nervo può causare perdita di sensibilità e forza e più l'interruzione del nervo è in alto, più grave sarà il danno perché riguarderà una regione maggiore dell'arto inferiore.

 

La frattura di Tibia e Perone può causare una flebite cioè un'infiammazione della parete venosa degli arti inferiori. Se oltre all'infiammazione si forma un coagulo di sangue o trombo, questo può ostruire la vena causando una tromboflebite. Se il trombo si stacca (embolo) dalla parete venosa e va in circolo causerà danni molto gravi.
 

  

Chi sono i soggetti colpiti?

La Tibia e il perone possono fratturarsi in modo traumatico con semplici cadute, scivolando da una scala, per eccessivo stress negli sportivi e con un incidente stradale e motociclistico (come è successo a Valentino Rossi).

Non bisogna dimenticare che spesso la tibia è interessata da tumori ossei che rendono fragile la struttura e la predispongono alla rottura.

I soggetti colpiti sono spesso di mezz'età, ma può capitare anche negli anziani che soffrono di osteoporosi, cioè quando l'osso è meno denso si dice demineralizzato perché non si fissa abbastanza calcio nelle ossa.

Frattura comminuta di tibia e perone.

 

Quali sono i fattori di rischio?

  • L'età.

  • L'osteoporosi.

  • Alimentazione povera di calcio e vitamina D.

  • Sport pericolosi (motocross ecc.)

Frattura del piatto tibiale con vite post-operatorio.

Quali sono i sintomi?

In fase acuta i sintomi sono dolore insopportabile, rossore, gonfiore e calore, tipici dell'infiammazione, nei primi 15 minuti circa dopo il trauma non è strano vedere un paziente che cammina con un leggero fastidio o torna a casa in bicicletta.

 

In fase post-acuta, se la frattura è a carico della caviglia i sintomi sono il dolore durante l’appoggio, la deambulazione, la pressione e il movimento del piede.

Una lesione del piatto tibiale (vicino al ginocchio) darà dolore durante il movimento del ginocchio oltre alla pressione e se si tenta di caricare sopra il peso del corpo.

 

Se la frattura ha danneggiato un nervo sarà compromessa la funzione motoria e sensitiva nella regione che dovrebbe essere innervata da questo ramo.

 

Per i primi 3 giorni il dolore è costante e molto intenso, successivamente si avverte solo durante il movimento, la pressione e camminando.

 

Come si arriva alla diagnosi?

La diagnosi è clinica perché il paziente accusa forte dolore e impotenza funzionale (non riesce a muovere l'arto), la radiografia mostra l'interruzione di continuità dell’osso.

 

 

Cosa fare? Qual è la terapia?

Per uno o due mesi bisogna tenere il gesso, ma se la frattura è a legno verde (tipica dei bambini) o se è solo un infrazione è sufficiente il tutore.

Per i primi tempi il soggetto camminerà con l'ausilio di bastoni canadesi o un deambulatore (girello), se si tratta di un anziano può ricorrere alla sedia a rotelle.

Per alcuni mesi è consigliabile applicare Magneto terapia ed eventualmente l’iniezione di bifosfonati.

A causa dell'immobilità ogni giorno bisognerà procedere a iniezioni di farmaci come la seleparina per evitare la formazione di trombi.

Quando la frattura si consolida e la calcificazione è visibile dalla radiografia si deve iniziare la fisiokinesiterapia; è necessario ridare articolarità alla caviglia e al ginocchio, oltre a rinforzare i muscoli che hanno perso il tono durante l’immobilizzazione, con il gesso è indicato eseguire alcuni esercizi con l’articolazione dell’anca per mantenere la forza dei muscoli della coscia.

Quando la calcificazione è iniziata si può controllare il dolore con altre terapie strumentali come il Laser o la Tecar®.

 

Quali sono i tempi per la completa ossificazione e per ritornare all’attività quotidiana?

La frattura della tibia è una delle più lente insieme a quella dello scafoide per guarire, generalmente un maschio giovane impiega circa 5-6 mesi per tornare ai livelli pre-frattura, con la magneto terapia i tempi possono anche dimezzarsi.

Per riprendere le attività quotidiane primarie bisogna aspettare il permesso dell’ortopedico che di solito viene dato prima della completa calcificazione, dopo 2 mesi circa.

Quando l'ortopedico concede il carico completo è utile camminare e sottoporre l'osso alla compressione della gravità perché questo stimola e velocizza la calcificazione.

 

Se sono stati inseriti dei chiodi o viti per velocizzare il ritorno alle attività della vita quotidiana è preferibile estrarle chirurgicamente a distanza di un anno, quando non servono più, in questo modo si favorisce il rimodellamento osseo che serve a ridare alla tibia e al perone la forma e la consistenza pre-frattura.

 

 

 

 

 

 

 

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Ambulatorio Privato di Fisioterapia

Dr. Massimo Defilippo Fisioterapista

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