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Le patologie del Piede

 

 

INDICE

                                                  La Spina calcaneare                                                                                                       La Fascite Plantare

                                                  L'alluce Valgo

                                                  La Metatarsalgia

                                                  

 

 

 

La Spina calcaneare


 

Che cos'è?

 

La Spina o Sperone calcaneare è una esostosi, vale a dire una neoformazione benigna di osso nella zona inferiore del tallone.

E' più facile che si formi a livello mediale del calcagno piuttosto che laterale.

La spina calcaneare in sé non è dolorosa, esattamente come gli osteofiti che si formano nelle articolazioni artrosiche, inoltre il suo sviluppo è molto lento, almeno una decina di anni.

Questa esostosi è causata dall'infiammazione dell'inserzione della fascia plantare sul tallone (entesopatia) con conseguente deposito di sali di calcio.

A lungo termine questo accumulo di sali di ossidato di calcio a livello del tallone porta alla formazione della Spina calcaneare.

Le cause dell'infiammazione della fascia plantare possono essere reumatologiche: artrite reumatoide, gotta, ecc oppure di tipo posturale: piede cavo, piatto, retropiede valgo.

I pazienti che si sono presentati in ambulatorio con la diagnosi di sperone calcaneare erano adulti e portavano tutti le scarpe antinfortunistiche al lavoro, infatti anche la calzatura può causare lo sperone calcaneare.

Non tutti i miei pazienti che ne soffrivano sono sovrappeso, statisticamente solo un 40%, ma quasi tutti lavoravano in piedi.

Molti sportivi presentano tallonite a causa della Spina calcaneare, in particolare chi pratica atletica leggera, calcio, basket, tennis.


 

Quali sono i sintomi?

Molti terapeuti fanno l'errore di attribuire allo sperone calcaneare ogni problema del piede, convinti che il dolore possa essere causato solo da una deformazione anatomica, invece spesso non è così, per esempio può riscontrarsi una borsite o una fascite.

La Spina è una formazione ossea con la punta verso le dita, si trova generalmente nella parte infero-mediale del calcagno, il dolore si avverte in questa zona ed è di tipo puntiforme.

Durante la giornata i pazienti soffrono di più al mattino scendendo dal letto, dopo essere stati seduti per molto tempo oppure la sera dopo aver camminato molto o essere stati molto in piedi.

Il dolore viene avvertito come una fitta molto intensa che obbliga a zoppicare, ma in circa mezz'ora sparisce, per ripresentarsi alla fine di una giornata di lavoro.

Le scarpe antinfortunistiche, eleganti o con i tacchi possono intensificare i sintomi.

Va sottolineato che molti soggetti hanno la sperone calcaneare, ma sono asintomatici, si stima una percentuale intorno al 30%.


 

Come si effettua la diagnosi?

 

Radiografia di un piede con osteoporosi e visibile sperone calcaneare sul tallone.

 

 

Per arrivare ad una corretta diagnosi è necessario rivolgersi ad un medico, il quale eseguirà un'anamnesi e un esame clinico per valutare i segni ed i sintomi.

 

Il dottore può prescrivere degli esami strumentali, generalmente la radiografia sotto carico perché riesce ad evidenziare la presenza di una spina calcaneare.

 

Una risonanza magnetica o un'ecografia danno un quadro più approfondito perchè mostrano eventuali ematomi, edemi, ispessimenti della fascia plantare o lesioni.


Qual'è la terapia più adatta?

E' consigliabile il riposo soprattutto per gli sportivi che tendono ad aggravare l'infiammazione.

Per eliminare il dolore la terapia migliore è un ciclo di Tecar terapia o di Ultrasuoni da 1 Mhz perchè penetrano più in profondità rispetto a quelli da 3 Mhz, oltre ad esercizi di stretching.

Alcuni specialisti (ortopedici e fisiatri) consigliano di eseguire l'Ultrasuono in immersione, anche se lavora maggiormente sul collo del piede dove non serve.

Per evitare recidive è necessario cambiare le scarpe che hanno provocato la formazione dello sperone o inserire dei plantari che sostengano la volta longitudinale per correggere l'iperpronazione del piede.

Generalmente dopo un ciclo di terapie non si avvertono più i sintomi, ma nei casi più resistenti sono necessarie alcune sedute di Onde d'Urto eseguite con dei macchinari appositi che non rompono lo sperone, ma causano neoangiogenesi e microemorragie che migliorano molto o risolvono la situazione.

In alternativa si può procedere con un infiltrazione di farmaci a base di cortisone, anche se possono esserci effetti indesiderati come l'indebolimento dei tessuti molli sotto al calcagno.

Può essere d'aiuto il dimagrimento nei soggetti obesi, mentre è di poca rilevanza la tallonetta morbida per attutire gli urti.

Esercizio di Stretching per il polpaccio.

L'intervento chirurgico di osteotomia con asportazione della spina calcaneare è l'ultima opzione sia per i rischi che per le scarse possibilità di guarigione.


 

 

 

La Fascite Plantare


Che cos'è?

La fascia plantare è una spessa aponeurosi (tessuto connettivo fibroso) detta anche legamento arcuato, che origina dal calcagno e si inserisce su tutte le falangi prossimali.

Decorre lungo la volta longitudinale interna del piede sorreggendola.

La Fascite plantare è l'infiammazione dell'origine del legamento arcuato (entesite), può avvenire per microtraumi ripetuti o per sovraccarico funzionale.

Le cause di questa patologia possono essere la retrazione del tendine d'achille o alterazioni anatomiche come il piede piatto o cavo, retropiede valgo e piede pronato.

Se l'appoggio del piede non è corretto può causare una tensione abnorme sulla fascia plantare predispondendola all'entesite.

Molti sportivi soffrono di fascite, soprattutto chi pratica atletica leggera, calcio, tennis e basket.

E' più facile che ne soffra un amatore rispetto ad un professionista sia per le calzature che per la velocità nella corsa, infatti la corsa lenta può causare l'infiammazione dell'aponeurosi plantare.

I soggetti più colpiti sono adulti sovrappeso e sportivi.


 

Quali sono i segni e i sintomi?

Il dolore si sente appoggiando il peso corporeo o durante il movimento di flessione dorsale del piede, ossia sollevare la punta.

Si avverte nella regione calcaneare mediale, ma nei casi più gravi può spingersi anteriormente fino alle dita del piede.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Muscoli del piede in cui si vede la fascia plantare.

Nella prima fase gli sportivi avvertono dolore all'inizio dell'allenamento, ma i sintomi tendono a regredire dopo pochi minuti.

Gli adulti o gli anziani riferiscono che i momenti peggiori sono al risveglio o dopo essere stati molto tempo seduti, poi con il passare del tempo il dolore diminuisce fino a scomparire.

Generalmente i sintomi si ripresentano la sera o dopo molto lavoro in piedi.


Nella seconda fase il dolore aumenta di intensità e il tempo per attenuarsi si allunga, è necessaria mezz'ora dal risveglio o dall'inizio degli allenamenti, quindi l'attività sportiva diventa sempre più difficile.

Spesso è difficile scendere le scale perché sul piede che rimane fisso si distende la fascia plantare.

 

In posizione seduta o sdraiata non si avvertono i sintomi.

E' possibile la formazione di un edema a livello del calcagno.

 

 

Come si effettua la Diagnosi?

Il medico generico o lo specialista (fisiatra o ortopedico) raccolgono l'anamnesi del paziente, cercano la zona sintomatica con la pressione delle dita, valutano la dolorabilità nei movimenti e durante il passo, inoltre testano la lunghezza del muscolo tricipite surale (polpaccio).

Successivamente si controllano eventuali alterazioni anatomiche come il piede piatto, cavo o pronato.

Tra le cause della Fascite Plantare per gli sportivi ci sono le calzature oltre ad un cattivo appoggio del piede.

 

Nella diagnosi differenziale bisogna tenere conto di altre patologie che possono dare risultati simili come lo sperone calcaneare, la borsite sottocalcaneare, l'intrappolamento del nervo abduttore del quinto dito, la gotta (se il dolore è bilaterale) e una frattura.

 

Gli esami di laboratorio che si effettuano sono la radiografia per escludere le fratture, i test reumatici per patologie come la gotta e l'elettromiografia che evidenzia l'eventuale intrappolamento di un nervo.

La diagnostica per immagini non può, però, sostituire un approfondito esame clinico da parte del medico.


 

Qual'è la terapia più adatta?

Per gli sportivi è fondamentale il riposo, se si continua a gareggiare ed allenarsi si rischia di peggiorare la situazione.

 

Ci sono diverse terapie fisiche efficaci per il dolore, il Laser CO2, gli Ultrasuoni e la Tecar Terapia in modalità resistiva risolvono quasi tutti i casi.

E' fondamentale evitare recidive, siccome spesso la fascite è spesso causata da alterazioni anatomice: piede valgo, varo o pronato, si consiglia un plantare personalizzato per correggere l'appoggio del piede.


Chi soffre di dolore al piede modifica il modo di camminare zoppicando o appoggiando il peso solo all'esterno, questo può portare tensioni in altre parti del corpo e causare gonalgia, dolore all'anca e alla schiena, quindi il problema va affrontato prima possibile.

L'utilizzo di una tallonetta morbida che attutisce l'appoggio a terra generalmente non è risolutiva.


Di notte il piede rimane in una posizione di flessione plantare, quindi il tricipite surale (polpaccio) e la fascia plantare rimangono in accorciamento e il paziente al mattino accusa un forte dolore; alcuni specialisti consigliano un tutore notturno che tenga il piede in flessione dorsale.

Macchina dell'Ultrasuono

 

Durante il giorno è necessario eseguire lo stretching del gastrocnemio e del soleo perchè la retrazione di questi muscoli è una delle cause di infiammazione.

 

Se queste terapie non avessero successo, ci sono due possibilità:

  • Le onde d'urto con il litotritore, molto dolorose, ma efficaci; non tutti gli ospedali le posseggono e si consiglia di rivolgersi a strutture che abbiano i macchinari più potenti per non fare una terapia inutile. L'ospedale Santa Maria di Reggio Emilia ha in dotazione un ottimo apparecchio.

  • L'opzione chirurgica, è molto rischiosa e ci sono molte controindicazioni, inoltre può non essere risolutivo, quindi è fondamentale aspettare un anno dalla comparsa dei sintomi e sentire il parere di almeno un ortopedico specializzato sul piede.


 

L'Alluce Valgo
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Radiografia di alluce valgo.

L’alluce valgo è una deformità del piede molto diffusa nella popolazione adulta e anziana.

I soggetti più colpiti sono generalmente hanno un età superiore ai 40 anni e sono di sesso femminile perché è una patologia legata anche al tipo di calzature.

In principio consiste in una deviazione laterale verso l’esterno della parte distale del primo metatarso che causa un inclinazione dell’alluce verso il secondo dito; ne consegue che le due ossa non sono più in asse come dovrebbero ed è spesso associato a deformità delle altre dita.

 

L’avampiede si apre “a ventaglio” verso l’interno formando una protuberanza mediale del piede chiamata Cipolla o Nocetta.

Come il ginocchio, anche il piede può avere una deviazione in valgismo, cioè il primo osso metatarsale è inclinato nella direzione dell’altro piede e mentre l’alluce si avvicina distalmente al secondo dito.

 

Il valgismo dell’alluce, oltre i 30°, si accompagna ad una rotazione della falange e del primo metatarso.

 

Quali sono le cause?

L’ereditarietà è la causa principale di alluce valgo, solitamente ogni persona con questo difetto ha almeno un genitore o un nonno con la stessa deformità.

I sesamoidi sono due ossa molto piccole di forma quasi circolare (a esagono) nella regione distale e plantare del primo metatarso che costituiscono il punto d’appoggio più importante dell’avampiede

La lussazione di queste due ossa nello spazio intermetatarsale comporta uno stravolgimento anatomico e biomeccanico; infatti queste ossa danno inserzione al Muscolo flessore breve dell’alluce e all’Abduttore dell’alluce.

All’orgine dell’alluce valgo ci sono diverse teorie, il piede piatto, egizio (cioè con l’alluce più lungo del secondo dito) e pronato sono fattori che hanno un ruolo chiave nell’avvio di questo processo.

Le calzature sono un elemento importante per l’alluce valgo acquisito, se sono strette in punta spingono le dita esterne verso quelle centrali e i tacchi alti aggravano la situazione aumentando la pressione.

Alluce valgo grave in signora di 85 anni.

 

La scarpa stretta e con il tacco alto non è proprio la causa della deformità, può essere l’elemento che provoca i sintomi perché la pressione e lo sfregamento con la cipolla causano infiammazione, borsite e quindi dolore.

L’alluce valgo può essere anche la conseguenza di un artrite, una patologia neuromuscolare, un processo infettivo o un trauma.

 

 

Quali sono i sintomi?

 

Il sintomo principale è il dolore camminando con le scarpe e con la pressione.
La sede del dolore è inizialmente sulla nocetta infiammata, successivamente può ampliarsi sulla pianta del piede.

Un’altra cosa che ho notato è la minor stabilità in condizioni di scarso equilibrio come ad esempio sulle tavolette basculanti.

Ho visto signore che presentano un alluce valgo grave, che si sovrappone al secondo dito o che spinge il secondo dito sul terzo, che non avvertono dolore.

Entrambi gli alluci valgo in una signora di 85 anni.

 

Come si effettua la Diagnosi?

L’Alluce Valgo è visibile ad occhio nudo, se il paziente ha deciso di sottoporsi ad intervento chirurgico è necessaria la radiografia che mostra la posizione delle ossa e l’angolo di valgismo.

 

Alluce Valgo operato dopo tre settimane di riposo, l'alluce è in asse con il primo metatrso.

 

Questa foto è scattata prima di effettuare una settimana di Tecar Terapia; la paziente deve utilizzare scarpe speciali e non riesce a guidare.

 

 

Qual è la terapia?

Alluce valgo operato.

Negli stadi iniziali, cioè quando il dolore è intermittente, l’infiammazione della cipolla generalmente risponde bene al trattamento conservativo con le terapie fisiche, il Laser CO2 ha dato ottimi risultati in poche sedute.

 

Quando il dolore è costante e coinvolge la nocetta ma anche l’avampiede, il paziente può decidere di intervenire chirurgicamente.

 

Esistono diverse tecniche chirurgiche per l’intervento, l’ortopedico valuterà il soggetto, l’età, se ha il piede piatto, lo sport eventualmente praticato ecc., in base a questo consiglierà al paziente il metodo più adatto.

 

In quest'immagine si vede lo stesso piede (sinistro) dopo aver effettuato per una settimana una seduta di Tecar Terapia al giorno, in cinque sedute si è ottenuto un notevole miglioramento in termini di gonfiore e dolore, la paziente ora riesce a calzare scarpe normali e a guidare.

Da notare che anche l'altro piede (destro) è stato operato 6 mesi prima ed ora è completamente recuperato.

 

L’operazione si esegue in day hospital, spesso i pazienti tornano a casa il giorno stesso camminando con le stampelle, devono aspettare almeno un giorno prima di poter appoggiare il piede a terra.

Nel primo mese il piede sarà gonfio e saranno necessarie scarpe molto larghe.

Il dolore migliorerà lentamente, ma nei primi tempi non sarà possibile fare lunghe camminate, è consigliabile tenere il piede sollevato appoggiandolo su uno sgabello e muovendo le dita.

 

Ho ottenuto buoni risultati con le terapie fisiche (Laser CO2, Tecar e Ultrasuoni) per il dolore e per sgonfiare il piede.

 

 

 

La Metatarsalgia

 

Il piede si può dividere in due regioni, la prossimale è il retropiede che comprende il calcagno (tallone) e l'avampiede che termina con cinque ossa lunghe (metatarsi) collegati alle falangi prossimali delle dita.

Metatarsalgia significa dolore nella zona distale del piede, in corrispondenza delle ossa metatarsali.

Questa sindrome può essere accompagnata da alcune deformazioni come l'alluce valgo, le dita a martello o il piede piatto, ma spesso compare in soggetti con piedi normali.

La metatarsalgia può avere diverse origini: anatomica-biomeccanica e secondaria.

 

Metatarsalgia anatomica-biomeccanica

E' possibile che il peso gravi su una zona ristretta dell'avampiede perché i metatarsi hanno una lunghezza diversa o sono inclinati in maniera anomala, questo porta alla formazione di un callo nella regione anteriore della pianta del piede oltre ad un forte dolore.

Le alterazioni anatomiche possono derivare da eventi traumatici, dall'alluce valgo o dall'artrite delle ossa sesamoidi. 

Un'altra causa di metatarsalgia è la disidratazione e conseguente perdita di elasticità del pannicolo adiposo che si trova nella zona plantare del piede, e funge da ammortizzatore durante la deambulazione.Per evitare il dolore della metatarsalgia, il soggetto colpito cerca un maggior appoggio sulle dita del piede, con gli anni questo può portare alla deformità delle dita a martello o a griffe.

 

Metatarsalgia secondaria

La metatarsalgia può derivare anche da patologie sistemiche come il diabete che può portare ad ulcerazioni della pianta del piede, malattie reumatiche come la gotta o l'artrite reumatoide, patologie vascolari o infezioni (artrite settica).

Non bisogna confondere la metatarsalgia con il neuroma di Morton che consiste nella degenerazione del nervo digitale ed è una patologia benigna che provoca dolore nello spazio intermetatarsale tra il terzo e il quarto metatarso.

 

Quali sono i sintomi?

Il paziente generalmente riferisce un forte dolore nell’avampiede, generalmente sotto la pianta, ma può comparire anche  nella regione dorsale del piede.

I sintomi peggiorano camminando e alla fine di una giornata lavorativa in piedi, invece quando si sta seduti o sdraiati non dà fastidio. Il dolore è molto intenso, quindi il paziente cerca di attenuarlo appoggiando in maniera scorretta o caricando il peso sull’altro arto inferiore; a lungo termine la posizione scorretta può dare altri sintomi come il mal di schiena.

 

Come si diagnostica la metatarsalgia?

Per arrivare alla corretta diagnosi di metatarsalgia è necessario un attento esame clinico svolto da un medico che dopo aver ragionato sull’anamnesi controllerà i sintomi del paziente ed eventuali segni, in questo caso cercherà delle callosità.

Gli esami strumentali di cui si può avvalere sono:

  1. Una radiografia per evidenziare alterazioni anatomiche o biomeccaniche.

  2. Se il dottore sospetta un neuroma di morton prescriverà un’ecografia, infatti le lastre mostrano solamente le ossa e quindi per vedere i tessuti molli è necessario l’esame ecografico.

  3. La baropodometria è un esame che si svolge in piedi cammiando su una pedana collegata ad un computer che misura la distribuzione del carico nelle due piante del piede. Da questi dati si evince un eventuale squilibrio nell’appoggio del peso che può far pensare ad una metatarsalgia anatomica-biomeccanica.

 

Qual è la terapia più adatta?

Gli sportivi colpiti da questa sindrome dolorosa dovranno concedersi un periodo di riposo o sostituire la corsa con altre attività (nuoto, ciclismo).

Per eliminare il dolore generalmente si consigliano terapie fisiche (laser CO2, ultrasuoni in immersione, ecc.) oppure terapie manuali per eliminare le tensioni che causano un cattivo appoggio.

Finché non si è risolta del tutto la metatarsalgia è necessario l’utilizzo di scarpe larghe che non esercitano una forte pressione sui metatarsi esterni, eventualmente abbinate a un ortesi plantare che distribuisca uniformemente il peso corporeo su tutti i metatarsi.

Nei casi più difficili che non rispondono alle terapie, dopo almeno sei mesi si può considerare anche l’intervento chirurgico, però non sempre è risolutivo, quindi è necessario consultare un bravo ortopedico che saprà spiegare al paziente i benefici e i possibili rischi.

 

 

 

 


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