Alluce rigido

Nell’uomo il piede ha subito una notevole evoluzione nei rapporti articolari tra astragalo e calcagno, la formazione del mesopiede e avampiede, la modificazione della base d’appoggio plantare da largo ad appoggio astragalo-calcagno.
I piedi svolgono 3 importanti funzioni:

  1. Deambulazione (locomozione bipodale)
  2. Adattamento ai dislivelli del suolo
  3. Permettere un equilibrio permanente e stabile (mantenimento della stazione eretta)

Alluce rigido,artrosi,dolore,cartilagineOvvero contribuiscono al controllo della forza di gravità e sono dotati di un’importante componente neurologica per svolgere tale compito.
L’uso di calzature può causare alterazioni del piede stesso, proprio perché il piede si è sviluppato evolutivamente per stare a contatto con il terreno.
Strutture caratteristiche del piede

  1. Neurologiche
  2. Osteo-mio-legamentose
  3. Neurologiche

Le proiezioni corticali dell’homunculus di Rasmussen sono molto diverse tra mano e piede:

  • la mano ha un’area molto sviluppata per la parte motoria e meno per la parte sensitiva
  • nel piede è il contrario: elevato sviluppo per la parte sensitiva rispetto al motorio.

Infatti il piede compie pochi movimenti (flessione dorsale, plantare, inversione, eversione, abduzione, adduzione) [figura a fianco] rispetto ai movimenti fini e raffinati della mano.
La proiezione corticale sensitiva è invece particolarmente sviluppata, perché il piede raccoglie dal terreno molte informazioni sensitive e le trasmette al centro per elaborare piani motori adatti a svolgere le funzioni richieste (camminare, correre, evitare un ostacolo, stare in equilibrio, vincere la gravità).

  1. Strutture osteo-mio-legamentose

Consentono l’attuazione del piano motorio e sono:

  • Complesso articolare (periastragalico)
  • Apparato muscolare
  • Apparato legamentoso (che stabilizza l’articolazione)

ALLUCE RIGIDO
Artrosi della prima metatarso-falangea, che porta a degenerazione dell’articolazione, dei tessuti molli adiacenti e dell’apparato sesamoideo che limita il movimento dell’articolazione fino all’anchilosi con dolore e limitazione funzionale nelle forme avanzate. È una patologia meno frequente dell’alluce valgo e prettamente maschile.
Dal punto di vista eziologico esistono 2 forme:

  • Forme primarie (per motivi biomeccanici)
  • Forme secondarie (da gotta, psoriasi, post-trauma, post-infettiva, A.R.)

L’eziologia delle forme primarie non è nota anche se pare coinvolto un meccanismo di microtraumi, anche se sono numerose le concause coinvolte. E’ stato osservato spesso nei calciatori semi-professionisti, soprattutto se con il I dito del piede più lungo rispetto al II, a causa probabilmente della compressione del I dito contro la calzatura.
La limitazione funzionale del movimento è in primis quella della flessione dorsale, mentre solo tardivamente è ridotta anche la flessione plantale.
Il grading dell’alluce rigido prevede 3 stadi:

  1. riduzione del 10-25% della motilità, alterazioni anatomopatologiche limitate;
  2. riduzione di circa 50-60%;
  3. riduzione di >70% fino all’anchilosi.

Diagnosi
La diagnosi di basa sui segni clinici: mancata flessione dorsale del piede alla mobilizzazione passiva, dolore e rigidità.
All’RX spazio articolare ridotto, riduzione della rima articolare, addensamento delle superfici articolari e becchi osteofitosici.

Trattamento
Nelle fasi iniziali possono aiutare: un plantare a spostare il carico dall’alluce alle aree vicine, FANS e fisioterapia per limitare la progressione della patologia; ma di solito con il progredire allo stadio II e III è necessario un intervento di liberazione articolare (artrolisi), spesso associato ad osteotomie (resezioni dell’osso con il tentativo di ridare spazio articolare, attraverso una tomia a cuneo o coda di rondine, oppure tagliando la testa, spostandola prossimalmente e fissandola con una vite, oppure attraverso l’osteotomia di Waterman, meno utilizzata).
È necessario seguire una fisioterapia appropriata ed alla fine dell’intervento il movimento è buono e si ha recupero funzionale, che però si tende a perdere nelle settimane successive: il 30% nei primi 15 giorni. Questo perché non si risolve il problema alla base ed è quindi un intervento temporaneo.
In alcuni casi sono indicate artroplastiche o artrodesi.

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