Il sogno di ogni fisioterapista è riuscire a risolvere il problema del paziente trattando la causa e non il sintomo.

In questo modo si possono avere risultati a lungo termine e non temporanei.

Per questo, ho fatto tanti corsi e continuo a farli.

Tuttavia, su consiglio di un collega, ho scoperto questo corso online che mi ha cambiato completamente l’ottica di trattamento.

Mi spiego meglio, anche altri metodi di terapia manuale non agiscono sul sintomo, ma spesso si tratta solo la colonna vertebrale.

In questo corso invece, si lavora su tutto il corpo, dalla testa ai piedi e alle mani.

E spesso non si tocca nemmeno l’area dolente.

In questo articolo ti spiego in cosa consiste il corso e cosa imparerai, ti farò vedere anche alcuni spezzoni di video così potrai capire meglio se può esserti utile.

Ok, vediamo ora di cosa si tratta.

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Di cosa si tratta?

Il corso Kinesica è stato scritto e pensato per fisioterapisti.

Se sei fisioterapista, osteopata, kinesiologo o fai terapia manuale per migliorare la salute globale del corpo, questo strumento:

  • È molto potente,
  • Può cambiare completamente il tuo modo di lavorare.

Come professionisti, condividiamo tutti lo stesso obiettivo: vogliamo formarci e imparare come aiutare i nostri pazienti nel modo più efficace possibile.

Le nostre priorità sono:

  • Farli migliorare,
  • Risolvere il dolore.

Purtroppo, a volte l’esigenza di dare sollievo immediato dalla sintomatologia ci distoglie dalla prevenzione e dal recupero completo e a lungo termine.

L’urgenza di trattare il sintomo è il grande dilemma del fisioterapista ed è spesso anche il suo tallone d’Achille.

Tuttavia, con questo corso scoprirai che concentrarsi sul sintomo:

  • Non è l’unica via di trattamento,
  • Non è nemmeno la più efficace.

 

Perché generalmente non si consiglia di trattare il sintomo?

Tranne in casi rari (generalmente nei traumi), l’origine del dolore non è la zona dolente.

Il dolore è solo la manifestazione di uno squilibrio.

Quindi, lavorare sui sintomi o sulle conseguenze dà generalmente solo benefici a breve termine.

Per risolvere un disturbo a lungo termine bisogna analizzare il corpo nella sua globalità e capire dov’è il problema.

Altrimenti, l’origine rimane e il dolore si ripresenterà.

 

In cosa consiste il corso Kinesica?

Il corso si basa sullo scioglimento delle rigidità del tessuto connettivo di un’intera catena muscolare.

Ora ti chiederai, cos’è questa catena muscolare?

I nostri muscoli sono collegati a “gruppi” secondo schemi quasi verticali.

Questo significa che dove finisce uno inizia l’altro.

Dato che i muscoli collegano le ossa, una rigidità di un segmento corporeo si trasmette a quelli vicini.

Inoltre, nella stessa catena muscolare ci possono essere più “nodi”, cioè aree più dense, tese, con aderenze e rigide.

 

Quali sono le origini del metodo?

Il metodo Kinesica riguarda le catene muscolari o meglio miofasciali, cioè composte da muscoli e fascia di tessuto connettivo.

Francoise Mézières è stata la prima fisioterapista che ha introdotto il concetto di catene.

È anche stata la creatrice del primo metodo di catene, che chiamò semplicemente “Metodo Mézières”.

Francoise ipotizzò che i muscoli non lavorassero isolatamente bensì insieme e simultaneamente.

Come?

In pratica, sono connessi tra loro attraverso il tessuto connettivo (la fascia) e le loro azioni si trasmettono:

  • Dalla testa ai piedi,
  • Dalla testa alle mani.

La catena miofasciale dev’essere sufficientemente flessibile, se invece fosse accorciata potrebbe causare delle alterazioni posturali.

Per esempio l’accorciamento della catena posteriore può causare:

  • Iperlordosi,
  • Ipercifosi,
  • Ginocchio valgo.

Il suo metodo si basa su un lavoro di allungamento (o messa in tensione globale) di tutto il complesso della catena posteriore del corpo.

Il terapista può intervenire contemporaneamente con alcuni “aggiustamenti” in diverse parti del corpo.

In seguito, altri colleghi proseguirono sulla strada tracciata da Francoise e arricchirono il suo metodo con nuovi concetti.

Non spiego in questo articolo le basi degli altri metodi.

La cosa importante è capire che c’è una lunga storia e tante ricerche dietro a questo metodo.

Quindi kinesica è “un’evoluzione” di questi metodi, da cui ha preso il meglio.

 

Perché non trattare i sintomi? La più grande delusione del terapista

Ci sono pazienti con patologie anche gravi che non hanno sintomi.

Altri con un’ernia discale documentata che in tutta la vita non hanno mai avuto:

  • La sciatalgia,
  • Un dolore lombare.

Al contrario, ci sono persone che non presentano una patologia, ma sentono dolore.

In pratica, spesso ciò che si vede nella risonanza e nella radiografia non rappresenta l’elemento chiave per giustificare il dolore.

Altre volte la patologia è talmente grave da poter motivare il dolore.

In tal caso si dovranno intraprendere le misure adeguate ad affrontarla.

Però, questo si verifica in meno del 10% dei pazienti.

Se ci basiamo sul concetto classico di salute, osserviamo che tra lo stato di completo benessere (assenza di sintomi) e la patologia esiste un vuoto.

Infatti, non abbiamo altri elementi per spiegare la causa al dolore.

Quindi, l’unica cosa che possiamo fare è applicare tecniche sintomatiche.

 

Qualcosa non quadra

Se funzionassimo veramente così, come potremmo spiegare il fatto che ieri stavo bene, ma questa mattina mi sono alzato, mi sono piegato per mettermi le scarpe ed è comparso un dolore lancinante alla schiena?

Sarebbe come dire che fino a ieri la mia salute era perfetta ma da oggi soffro di lombalgia.

Vado dal medico, gli spiego il mio problema e lui mi dice quello che io già so:

  • “Hai una lombalgia”
  • Oppure: “Hai una contrattura lombare”.

Bella scoperta! Mi fa male la zona lombare, per questo si chiama lombalgia.

Quindi vado a fare una radiografia, una risonanza e, se sono “fortunato”, magari mi trovano:

  • Un’ernia discale,
  • Un’artrosi lombare.

Adesso il medico ha la sua “spiegazione” per la mia improvvisa patologia.

Tuttavia, fino a ieri non avevo mai sofferto di lombalgia mentre da oggi sì.

 

Cos’é successo in così poco tempo?

In questo mosaico mancano un sacco di elementi per poter spiegare il cambiamento avvenuto tra ieri e oggi.

Il fatto è che l’ernia, o l’artrosi, non si possono essere generate durante la notte.

La cosa più probabile è che ci fossero già da prima.

Dobbiamo indagare tutti quei processi che, ovviamente, non possiamo ritrovare in:

  • Una radiografia,
  • Una risonanza.

Bisogna imparare a valutare altri segnali che fino ad oggi non abbiamo considerato.

Si parla quindi di patologia funzionale, cioè un disturbo che non si vede negli esami, ma può causare dolore.

patologia-funzionale

 

La biomeccanica globale

Il sistema fasciale è il tessuto connettivo visto in maniera globale.

La fascia è l’elemento anatomico che avvolge e connette tutte le strutture del corpo.

In pratica: una grande “ragnatela” che fa sì che nel corpo non ci sia nulla isolato dal resto.

Tutto ciò che succede in una zona del corpo si va a ripercuotere a monte o a valle.

Ad esempio, se si verifica un problema a un piede ciò può portare a conseguenze:

  • Nel collo,
  • Nella spalla.

Ogni rigidità di una certa parte del corpo avrà sempre delle conseguenze sul resto dell’organismo.

La fascia è la responsabile di questo.

Si tratta dell’elemento anatomico che permette la trasmissione delle tensioni lungo il corpo.

Come sono organizzate le Catene Miofasciali?

Riconosciamo sei catene miofasciali, con una precisa distribuzione nel corpo.

Inoltre, ogni catena ha una sua funzione specifica e rappresenta un determinato schema che influisce:

Sulla nostra postura,

Sui nostri movimenti.

La biomeccanica globale che Kinesica propone si organizza proprio a partire da queste sei catene.

Schematizzando:

  • 2 catene profonde: catena di inspirazione e di espirazione.
    La catena di inspirazione produce lo schema posturale di inspirazione; la catena di espirazione produce quello di espirazione.
    Queste catene sono molto legate ai muscoli della respirazione
  • 4 catene superficiali: catena di estensione, di flessione, di apertura e di chiusura.
    Le prime due sono situate sul piano sagittale (la linea media del corpo) e rappresentano gli schemi posturali di estensione e flessione.
    Le altre due, apertura e chiusura, sono disposte sul piano frontale, nelle parti laterali del corpo.
    Sono responsabili degli schemi di abduzione-adduzione e rotazione esterna-interna.

catene miofasciali

 

Esempio:

Tipologia di Inspirazione

Quando nel paziente predomina la catena di inspirazione il segno principale è la rettilinizzazione della colonna cervicale.

Di norma le persone che presentano un dominio di questa catena hanno un collo:

  • Sottile,
  • Lungo,
  • Rettilineo.

 

Che legame c’è tra catene miofasciali e postura?

La prevalenza di una catena o dell’altra determina la nostra postura.

Per poter identificare quali sono le catene dominanti che stanno causando il problema al paziente, è importante saper riconoscere:

  • Lo schema posturale,
  • Le caratteristiche che ogni catena miofasciale genera nel corpo.

Quando un paziente entra nel mio ambulatorio, osservo:

  • La sua postura,
  • Il suo modo di camminare.

Da questi mi accorgo subito di quali sono le sue catene dominanti.

Gli chiedo di spogliarsi e mettersi in piedi.

Poi:

  • Osservo zone specifiche del corpo,
  • Gli faccio eseguire qualche test (il test di flessione anteriore, per esempio).

In pratica comincio a raccogliere indizi per risalire alle catene che potrebbero aver causato il problema.

Tutto ciò è spiegato nel dettaglio nel corso.

 

Trattamento secondo Kinesica

In realtà, l’Ideatore del metodo consiglia alcuni tipi di trattamento, ma si possono utilizzare anche altre tecniche.

Inoltre, secondo kinesica si possono utilizzare alcune posture di auto-trattamento.

Quindi il paziente può continuare a casa.

Si tratta di posture di allungamento globale che permettono di allungare la fascia e rilasciare le tensioni o blocchi.

Generalmente si agisce su alcuni punti, chiamati punti di ancoraggio.

Si tratta di zone in cui l’osso è più superficiale, per esempio il cranio, il piede, ecc.

Qui si formano i “nodi” che possono creare più rigidità e quindi dolori.

Ci tengo a precisare che non bisogna per forza usare le tecniche che illustra l’ideatore (Fernando Queipo), ma si possono utilizzare altri metodi.

Io per esempio non credo negli allungamenti, quindi non li uso.

Tuttavia, li ho sostituiti con altre tecniche apprese in altri corsi sul trattamento della fascia.

La cosa importante è fare una giusta valutazione funzionale del paziente e capire dove bisogna lavorare.

Dr. Defilippo Massimo

Massimo Defilippo Mi chiamo Massimo Defilippo, sono un Fisioterapista di Rubiera che effettua fisioterapia ed osteopatia dal 2008.
Mi sono laureato con votazione di 110/110 presso l’università degli studi Magna Graecia …. Biografia completa

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