Mielofibrosi idiopatica

Le basi molecolari della patologia non sono ben definite, ma nel 50 % dei casi si ritrova una mutazione di Jak2.
L’emocromo di questi pazienti può essere variabile:

  • a volte inizialmente può esserci una fase ipercellulare transitoria che dà poliglobulia, questa poi passa lasciando il posto alla citopenia
  • quello che si manifesta più frequentemente è la fibrosi che dà una citopenia in forma di anemia progressiva, che può però essere accompagnata da piastrinosi, quindi un farmaco citoriduttivo come l’idrossiurea non è indicato in questa patologia, perché è efficace sulla piastrinosi ma deleterio per l’anemia, per questo motivo non ci sono molte possibilità di gestire in modo utile la malattia
  • in alcuni casi però la citopenia riguarda anche la linea megacariocitica, per cui non si ha la piastrinosi ma la piastrinopenia
  • inoltre si può avere una leucocitosi con dei precursori eritroblastici e granulocitari


Nel sangue di questi pazienti si ritrova anche un numero molto alto di cellule staminali emopoietiche circolanti CD34+.
Clinicamente questi pazienti, a causa dell’emopoiesi spleno-epatica, presentano un’epatomegalia ma soprattutto una splenomegalia molto marcata, una milza che supera la linea ombelicale trasversa può poi comprimere diversi organi interni determinando una stipsi, dei problemi gastrici… . È una patologia caratterizzata da una parte da fibrosi midollare (diagnosticabile con una biopsia osteo-midollare), dall’altra da una mielopoiesi extramidollare (e quest’ultima può dare delle linfoadenomegalie).
E’ una patologia ad evoluzione abbastanza rapida (3-4-5 anni), e la trasformazione in leucemia mieloide acuta si ha nel 30-40 % dei casi.
La mielofibrosi idiopatica può essere la forma evolutiva di una policitemia vera o di una trombocitemia essenziale, ed in genere le forme di policitemia vera o di trombocitemia essenziale che vanno incontro ad una evoluzione mielofibrotica hanno una pessima prognosi.


Diagnosi
La diagnosi richiede 3 criteri maggiori e 2 criteri minori.

  • Criteri maggiori:
    • presenza di megacariociti proliferanti ed atipici, spesso accompagnata da fibrosi midollare;
    • assenza dei criteri WHO per la diagnosi di policitemia vera, leucemia mieloide cronica, sindrome mielo-displastica od altra neoplasia mieloide (quindi c’è una Philadelphia-negatività)
    • dimostrazione della mutazione di Jak2 nel 50 % dei casi o di altri markers clonali (ad esempio la mutazione di MPL, che è presente anche nella trombocitemia essenziale)
  • Criteri minori:
    • Leuco-eritro-blastosi
    • anemia
    • aumento delle LDH (è un segno di turn-over cellulare)
    • splenomegalia

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