Alcool e Alcolismo

>L’alcool è la sostanza che da più tempo l’umanità utilizza ed è anche la più largamente diffusa insieme al fumo di sigaretta.
Il consumo di alcol assume spesso un significato sociale, in occasioni liete e nelle riunioni amichevoli, per facilitare l’instaurarsi di rapporti cordiali.

Se prima di bere uno è un po’ inibito, dopo aver bevuto diventa più simpatico. Poi se si esagera magari si diventa aggressivi.

L’opinione pubblica è ben lontana dal percepire i danni che derivano dall’alcol (specialmente quelli legati all’alcolismo cronico), pur essendo generalmente riprovato il consumo eccessivo che si manifesti con l’ubriachezza (alcolismo acuto).

  • a stomaco vuoto à alcolemia = 0,25
  • a stomaco pieno à alcolemia = 0,15

In generale, per poter guidare un veicolo l’alcolemia non deve superare 0,5 g/L: questo non vale per i neopatentati e per i giovani con meno di 21 anni, per i quali l’alcolemia deve essere pari a zero.

Il fegato quanti g / l’ora di alcol è in grado di metabolizzare, in un uomo di 70 kg di peso?

Le capacità metaboliche non superano i 6 g l’ora. Ciò vuol dire, ad esempio, che per smaltire l’alcol contenuto in 1 bicchiere di vino (12 g di alcol) un persona impiegherà circa 2 ore di tempo. Quindi prima di mettersi alla guida bisogna aspettare 1 o 2 ore per ogni bicchiere (standard) di vino bevuto.

Bere con moderazione, quindi, non significa soltanto bere poco, ma anche non bere in maniera troppo ravvicinata.

 

CONSUMO ECCESSIVO

Il consumo quotidiano di vino in quantità eccessive (> ½ litro/die) nel 2001 riguardava il 9,3 % degli uomini e l’1,5 % delle donne.

Una parte – non tutti – di questi bevitori eccessivi, sviluppa col tempo uno “stato di alcolomania” con l’instaurazione di una tolleranza e di una dipendenza nei confronti dell’alcol. Il fenomeno di tolleranza porta ad ingerire quantità crescenti di alcol, quello di dipendenza porta a non poterne più fare a meno sia fisicamente che psicologicamente.

La tolleranza verso l’alcol diminuisce col tempo per la progressiva riduzione delle capacità metaboliche del fegato in rapporto al danno epatico che si determina. Questo è anche uno dei motivi per cui gli anziani devono bere meno.

 

MORBOSITA’ E MORTALITA’ alcol-correlata

Le più frequenti condizioni morbose associate all’alcol interessano il SNC, l’apparto circolatorio e l’apparato digerente, ma in realtà esso ha azioni nocive più vaste che riguardano tutto l’organismo, e questo si vede bene negli etilisti cronici. A carico del SNC e del SNP l’alcol provoca danni che vanno dalla neuropatia periferica al tremore, fino a stati più gravi di allucinazioni, psicosi e demenza. A carico del sistema digerente l’alcol può provocare gastriti acute e croniche, emorragie, ulcere, cirrosi epatica e danni al pancreas (ad esempio una pancreatite acuta). L’alcol agisce anche sul sistema cardiovascolare contribuendo all’innalzamento della pressione arteriosa e facilitando la comparsa di vari tipi di cardiopatie.

In Italia sono attribuiti all’alcol da 20.000 a 30.000 morti l’anno (confronta i morti annuali per fumo, che sono circa 80.000), di cui da 6.000 a 15.000 per la cirrosi e il resto per tumori, incidenti, suicidi, omicidi, ecc…, perché l’alcol modifica anche il comportamento.

L’alcol è un fattore causale importante nella cirrosi epatica, nei carcinomi delle prime vie aeree/digestive (soprattutto se si associano l’abitudine tabagica e l’abitudine alcolica, infatti i tumori del cavo orale, della laringe e della faringe li troviamo maggiormente in alcune zone d’Italia, ad esempio nel nord-est dove spesso si associano i due vizi) e dell’apparato digerente, infine negli incidenti. Queste malattie / eventi assumono un particolare interesse sociale perché colpiscono particolarmente gli uomini e le donne nelle classi di età giovani e medie, quindi il danno per la società è notevolissimo perché muoiono o diventano invalide le persone che dovrebbero dare un contributo alla famiglia e alla società.

Rispetto alla cirrosi, si è visto che un’assunzione protratta oltre 10 anni di almeno 45 gr di alcool/die nella donna e di almeno 90 gr/die nell’uomo è considerata un fattore causale di cirrosi. È tuttavia da considerare che solo il 10 % delle persone che consumano queste quantità di alcol poi vanno incontro a una cirrosi, e questo è dovuto ad una predisposizione genetica, e probabilmente i soggetti con tale predisposizione possono ammalarsi anche a seguito di consumi di quantità di alcol inferiori.

Il 30 % degli incidenti stradali mortali e il 50 % degli incidenti non mortali sono correlati con l’alcool. Gli incidenti stradali sono la prima causa di morte fra i giovani tra i 21e i 29 anni. Il più alto indice di mortalità si registra nei mesi estivi, nel fine settimana e nelle ore intorno alle 5 del mattino. In quest’ultimo caso sono coinvolte – oltre all’alcol – anche altre sostanze d’abuso (specialmente droghe). Il riscontro di questo fenomeno ha fatto sì che sia stato introdotto nel nostro paese il divieto di vendere alcolici dopo le 2:00 di notte.

L’alcol è un fattore causale importante nella cirrosi epatica, nei carcinomi dell’apparato digerente e delle prime vie aeree (soprattutto quando all’abitudine tabagica si associa quella alcolica), negli incidenti, non solo stradali, ma anche domestici e nell’ambiente di lavoro. Dal 2002 al 2006 c’è stato un aumento del 6,5 % di diagnosi di cirrosi epatica alcolica.

Queste malattie / eventi assumono un particolare interesse sociale perché colpiscono particolarmente gli uomini nelle classi di età giovani e medie, quindi causano la perdita di tanti anni di vita potenziali (gli anni potenziali sono un importante indicatore per lo studio della situazione sanitaria di un paese: sono gli anni potenzialmente vivibili e invece persi per una data causa). Questo determina sicuramente un grave danno per la società.

L’alcol è responsabile di un numero considerevole di morti ed invalidi per la sua capacità di influenzare, seppure in maniera transitoria, il comportamento individuale. L’alcol può essere un fattore determinante di comportamenti violenti in ambito famigliare.

 

Perché favorisce il verificarsi degli incidenti?

La temporanea attenuazione delle capacità di critica esiste già per i livelli di alcolemia di 0,5 g per litro (limite legale di alcolemia per la guida), ottenibili con l’ingestione di ¼ di litro di vino bianco, che non comportano ancora lo stato di ubriachezza. Ricordiamo che l’alcolemia raggiunta a parità di alcol assunto è influenzata dal genere (maschile o femminile), dalla massa corporea e dall’assunzione a stomaco pieno/vuoto.

Nella tabella seguente – che ci invita a leggere – si possono notare le sensazioni e gli effetti per gradi di alcolemia crescente. Nella prima metà sono riportati i tassi fino al limite di legge, invece nella seconda da 0,5 g / l in poi.

Il limite sicuro per la guida è 0 gr/L. Cominciamo a presentare un’attenuazione o una riduzione della capacità di vigilanza, attenzione e controllo già a 0.1-0.4 g/L. A 0.4 g/L si ha una riduzione della visione laterale, significa non vedere bene i segnali stradali o un pedone/bicicletta/motorino. A 0.5-0.8 g/L ho una riduzione della capacità di giudizio, e una riduzione della capacità di individuare oggetti in movimento. Quindi il limite legale di 0.5 g/L non è protettivo al 100 %, ma è stato il frutto di un compromesso. Probabilmente andrebbe abbassato ulteriormente. Prima il limite legale era 0.8 g/L. Una concentrazione di 0.2 g/L di alcol nel sangue si raggiunge in un adulto con l’ingestione a stomaco pieno del bicchiere di vino, ed è responsabile di un comportamento più spavaldo, che porta a sottovalutare i pericoli ed a sopravvalutare le proprie capacità.

È provato che il rischio di incidenti d’auto è proporzionale alla quantità di alcol ingerita dal conducente.

Questa è la curva di rischio degli incidenti stradali, rapportata al tasso alcolemico: vediamo che la curva non comincia a salire da 0,5 g/L, bensì prima, e aumenta in modo esponenziale.

Questo ci fa capire che 0,5 non è affatto un limite di sicurezza, dovrebbe essere ancora più basso.

La Commissione dei Trasporti della Camera ha approvato un provvedimento chiamato “Tasso Zero, Rischio Zero”, cioè chi guida di professione e i neo-patentati dovrebbero avere un tasso zero di alcolemia, per il fatto che anche al di sotto di 0,5 grammi / litro vengono compromesse delle abilità importanti per la guida.

 

Che rapporto c’è tra l’uso di alcolici ed il rischio cardiovascolare?

Quello che diremo vale sia per la cardiopatia ischemica, sia per l’ictus che per la pressione arteriosa.

In questo schema vediamo rappresentate varie tipologie di paziente (ex bevitore, astemio, bevitore moderato e bevitore eccessivo) in rapporto alla mortalità per la cardiopatia coronarica.

Il consumo abituale di oltre 70 g di alcol al giorno fa aumentare il rischio di una cardiopatia ischemica. Viceversa il consumo moderato di alcol, ovvero 10-20 g/die, da parte di soggetti adulti maschi in età dai 45 anni in su, soprattutto se l’alcol viene assunto come vino rosso durante i pasti, avrebbe invece un effetto protettivo. Infatti la mortalità per la cardiopatia ischemica tra i modici consumatori è risultata più bassa non solo rispetto ai forti bevitori, ma anche rispetto agli astemi.

Questo andamento è detto a “U”, in altri studi epidemiologici è detto a “Y”.

Il consumo moderato è un fattore protettivo perché i bevitori moderati di alcol hanno, a parità di altri fattori

  • Più elevati livelli di colesterolo HDL
  • aumento dell’attività fibrinolitica del sangue
  • calo dell’aggregabilità piastrinica

Le notizie sulle possibili azioni favorevoli delle piccole assunzioni di alcol possono essere facilmente fraintese dalla popolazione e quindi indurre ad assunzioni eccessive e nocive di bevande. Il ruolo del medico non deve quindi essere quello di promuovere l’uso di alcol “perché un po’ fa bene”, ma piuttosto combattere i danni dell’alcolismo cronico.

Tra le sostanze antiossidanti è presente il resveratrolo. Il resveratrolo è antiossidante, però bisognerebbe bere qualche MIGLIAIO di litri di vino al giorno per ottenere concentrazioni tali da avere un effetto antiossidante. Non bisogna quindi fraintendere le informazioni relative alla presenza di antiossidanti.

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