Bolle, noduli, cicatrici, ulcere e croste

Le vescicole che raggiungono dimensioni più grandi diventano bolle, queste possono essere:

  • intraepidermiche → il pavimento e il tetto della lesione sono costituiti da epidermide. Le bolle intraepidermiche sono tipiche di una malattia bollosa detta pemfigo: in questa patologia le bolle sono estremamente fragili, in quanto il tetto è costituito soltanto da qualche strato di epidermide. Il pemfigo può esser anche molto serio: gli scollamenti, da inizialmente piccoli, possono arrivare ad interessare ampie aree cutanee
  • sottoepidermiche → sono dette anche bolle dermo-epidermiche, in quanto il tetto è costituito da tutta l’epidermide, il pavimento è dato dal derma. Sono caratteristiche della malattia detta pemfigoide: in questo caso le bolle sono più tese e più resistenti di quelle del pemfigo, in quanto il tetto della bolla è rappresentato da tutta l’epidermide

Sia il pemfigo che il pemfigoide sono malattie su base autoimmune: tuttavia, mentre nel pemfigo la bolla nasce su una cute normale, nel pemfigoide nasce a partire da una cute eritematosa, infiammata.


NODULI
Sono lesioni più grandi delle papule (quindi superano i 5 mm), essenzialmente di 2 nature:

  • infiammatoria
  • tumorale

Sono le lesioni più variabili nella loro evoluzione clinica.
Noduli infiammatori: caratterizzano il quadro clinico dell’eritema nodoso, una patologia che colpisce gli arti inferiori e che negli anni ha avuto un’eziologia variabile a seconda dell’epidemiologia delle popolazioni: ad esempio, nell’Ottocento era prevalentemente tubercolare, nei paesi nordici è prevalentemente di natura sarcoidea mentre qui da noi è prevalentemente su base infettiva non specifica.
Il nodulo infiammatorio è profondo: si vede istologicamente come questo sia prevalentemente nel derma profondo e nell’ipoderma.
Noduli neoplastici: si accrescono lentamente nel tempo e non raggiungono grosse dimensioni. Il paziente li riferisce come lesioni che durano da molti anni. Si presentano duri al tatto e risultano essere costituiti, all’esame istologico, da masse tumorali. Questi noduli possono essere dovuti a:

  • carcinoma basocellulare
  • melanoma
  • linfomi T della cute
  • sarcoma di Kaposi


SCLERODERMIA LOCALIZZATA
È una lesione biancastra, circondata da un alone più infiammato rispetto alla cute sana e che alla palpazione risulta dura, sclerotica. Nella patogenesi di questa malattia individuiamo inizialmente un evento infiammatorio a carico dei piccoli vasi, che poi evolve grazie all’intervento di interleuchine, fattori di crescita… .
Radiodermite: è una sclerosi cutanea successiva a trattamenti radioterapici, nella fase irradiata le radiodermiti sono caratterizzate da un eritema, mentre nella fase cronica la zona interessata si trasforma in una placca dura, che tende però a ulcerarsi con facilità. Quando i fenomeni ulcerativi si ripetono nel tempo, preludono alla formazione di un carcinoma.
La radiodermite è una forma di sclerosi secondaria.

CICATRICI
Ce ne sono di vari tipi:

  • superficiali
  • ipertrofiche: mostrano un’esuberanza rispetto al piano cutaneo
  • cheloidi: sono esuberanti e hanno un aspetto ramificato, come le chele di un granchio

SQUAME
Si manifestano generalmente come lesioni secondarie, durante l’evoluzione di una malattia. Rappresentano semplicemente un aumento dello strato corneo.
Psoriasi: le squame sono lesioni secondarie frutto dell’evoluzione del processo infiammatorio che caratterizza la malattia. Hanno un colore biancastro e sono piuttosto superficiali, infatti basta un leggero grattamento, ad esempio con un’unghia, affinché queste vengano facilmente via.
LES: le squame sono dure e persistenti
Eritrodermia desquamativa: anche qui le squame rappresentano lesioni secondarie
Ittiosi: le squame in questo caso sono la lesione primaria. L’ittiosi volgare come malattia congenita è rara, quella secondaria, che si acquisisce con l’età, è invece molto frequente. Le squame sono pruriginose, il paziente in genere si rivolge al medico perché ha prurito, principalmente a gambe e braccia, la cute è secca.


ULCERAZIONI
Possono essere a tutto spessore oppure superficiali, quando interessano soltanto la parte più superficiale dell’epidermide.
Esempi di ulcerazioni:

  • possiamo avere ulcerazioni che rappresentano il processo finale di un’insufficienza venosa cronica (dermatite da stasi): il processo infiammatorio interessa il derma, l’ipoderma e può esitare, in seguito a traumi accidentali, in un’ulcerazione cronica
  • abrasione: perdita di una piccola parte dell’epidermide, è tipica del sifiloma primario, che è una papula con un’abrasione in superficie
  • l’ulcerazione può essere secondaria a processi neoplastici: come abbiamo visto, il carcinoma basocellulare può evolvere in una forma ulcerata. I bordi del carcinoma basocellulare sono ben delimitati: alla palpazione si presenta duro e questo fatto consente di fare una diagnosi differenziale con una certa facilità nei confronti del melanoma, che ha invece una consistenza parenchimatosa. L’ulcerazione è spesso un segno prognostico grave nei tumori cutanei
  • Ragadi: ferite a margini molto netti, interessano epidermide e derma e sono frequenti spesso negli anziani, dove le callosità ad esempio dei talloni tendono a fissurarsi, provocando dolore. Anche nei soggetti con psoriasi è possibile trovare delle ragadi, nel contesto di dermatiti croniche a livello dei piedi

 
CROSTE
Rappresentano l’evoluzione delle ferite che contengono liquido (vescicole e bolle): sostanzialmente, si ha il passaggio a una fase raggrumata del siero. L’impettigine è la più frequente fra le malattie microbiche attualmente in circolazione: in tale patologia le bolle sono effimere, è piuttosto raro riuscire a vederle, quello che invece frequentemente si vede sono le lesioni crostose, dove prima erano le bolle. L’impettigine è una patologia multifocale, a partenza in genere da una connessura, che per auto-disseminazione va a colpire varie aree.

LICHENIFICAZIONI
Sono rappresentate da un ispessimento della cute: spesso il grattamento continuo esercitato in certe aree del corpo porta ad un aumento dello spessore e della quadrellatura cutanea. La lichenificazione è tipica dell’eczema atopico (o eczema infantile).

ALTRE CARATTERISTICHE CHE SI POSSONO DESCRIVERE DELLE LESIONI CUTANEE
Forma: rotonda, ovale, irregolare e peduncolata
Bordi: netti, sfumati e attivi. Nel caso del lupus eritematoso il modo più semplice per capire se la patologia è in progressione è andare a vedere i bordi delle lesioni: se questi si presentano eritematosi, è possibile formulare diagnosi di attività della malattia
Profondità: superficiali (ad esempio l’impetigine), dermiche (ad esempio le follicoliti) ed ipodermiche (ad esempio l’eritema nodoso)
Lesioni multiple: anulari, lineari e serpiginose

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