Dolore nel neonato

Fino a 8-10 anni fa si pensava che il bambino non avesse sensibilità, dolore, mentre poi si è scoperto che in realtà erano addirittura proporzionalmente più sviluppati che né nell’adulto, ma l’unica differenza era che il bambino non poteva esprimersi se non con le espressioni del volto.
Dalle espressioni del volto sono nate poi una serie di analisi cliniche che permettono di classificarlo, il solco della bocca, la sua espressione, il suo pianto, i suoi tremori consentendoci di dare uno SCORE. I prematuri però non riescono a difendersi dagli stimoli esterni, dai sussulti. Il solo cambiare il pannolino in loro determina tachipnee, tachicardie, ovvero chiari segni di stress. Le mani anche che si aprono a ventaglio un chiaro segno di stress. Oltretutto non hanno la mamma di fianco che gli permetta di superare questi stress e le mamme dei prematuri spesso hanno grosse difficoltà a vivere all’interno di un reparto di terapia intensiva. Questi stress sono alla base nel lungo periodo dei disturbi al SNC visti precedentemente, non essendoci né il sistema di autoregolazione, né la possibilità di evitare questi microinsulti ipossico-emorragici alla base dell’assottigliamento del cervello.


Dentro al nido i bambini possono dormire, rilassarsi. Il sonno è un promotore della maturazione cerebrale, e abbassando luci, rumori, stimoli dolorosi, si può provare a ricreare un ambiente simile a quello uterino e approcciandosi a loro con molta delicatezza, perché qualsiasi manovra del nursing quotidiano può dare stress e dolore, con pianto e mani aperte. L’igiene è importante per i pretermine, vengono lavati 1-2 volte al giorno e quando viene fatto dagli infermieri hanno stress, desaturano e hanno microischemie. Per questo si è modificato anche l’approccio, riducendo magari l’igiene in parte, ma rendendo la manovra del lavaggio molto più dolce, delicata, tenendo quindi il bambino dentro ad un panno e facendo sì che sia la mamma a farlo, anche perché dopo che imparano lo fanno meglio degli infermieri, determinando molto meno stress. Per facilitare il permanere delle mamme all’interno del reparto si sono creati degli spazi accoglienti di modo da favorire la loro vicinanza al neonato (i genitori spesso si fermano anche a dormire), diventando il centro dell’attenzione. Si effettua poi anche la “terapia marsupio”, skin to skin, pelle a pelle, che facilita la vicinanza dei genitori al bambino (non solo le mamme, anche i papà), che gli permette di riavvicinarsi al loro ruolo, soprattutto le mamme, che sono le prime a volerlo fare, superando la depressione legata al distacco forzato subito.


Il dolore del neonato in neonatologia è duplice: fisico, per la mascherina o il tubo endotracheale, i cateteri, i sensori sulla cute, per la manipolazione eccessiva (si è calcolato che in reparto il neonato è manipolato all’incirca 150-200 volte al giorno), ma anche mentale, perché non può avere quella vicinanza della madre di cui avrebbe bisogno. Il dolore fisico viene controllato con la somministrazione di antidolorifici generali come il Fentanil, attraverso la via centrale. La sensazione dolorifica viene misurata con degli score, che si basano sul comportamento e su atteggiamenti fisici/mimici: sopracciglia aggrottate, angoli della bocca abbassati, apertura a ventaglio delle mani, tremore, cambiamento del colorito cutaneo, pallore intorno alle labbra, pianto prolungato, gasping, tachicardia, tachipnea, ecc… . Il dolore non è soltanto un disturbo delle condizioni, ma un vero e proprio stress cronico, che incide negativamente sull’organismo del neonato e provoca ansia.

I più avanzati reparti di neonatologia forniscono al personale una preparazione che tiene conto di questa particolare esigenza dei neonati (si parla di ASSISTENZA COCCOLATA), per favorirne la ripresa e soprattutto lo SVILUPPO PSICOSOMATICO. Si cerca di ricreare un ambiente accogliente all’interno dell’incubatrice, una sorta di nido, in cui si possano rivivere le condizioni intrauterine: la postura flessa, il contenimento (possibilità di toccare il proprio corpo con gli arti), materiali morbidi, estremità coperte da indumenti caldi, la possibilità di dormire e l’illuminazione bassa. Si cerca di concentrare le varie manovre assistenziali (pulizia, prelievi, controlli, ecc…), in 2-3 momenti al giorno, per non svegliare il neonato e non creare stress. La promozione del sonno fisiologico è importante per la vita emozionale (i sogni del sonno REM sono contenuti emozionali istintuali), per la vita mentale, per la crescita somatica e del sistema nervoso (il GH viene prodotto nel sonno REM), per la stabilizzazione delle funzioni circolatorie. Inoltre è stato dimostrato che il contatto delle mani risulta fondamentale per lo sviluppo e la ripresa del neonato, per cui il personale infermieristico viene istruito a toccare il bambino e coccolarlo (si parla di TOCCO DOLCE). In ultimo, la presenza costante e rassicurante della madre accanto al suo piccolo può essere sollievo al dolore, allo stress e alla solitudine della terapia intensiva neonatale: una madre attiva, che opera in collaborazione con l’infermiera, ha fin dall’inizio un ruolo fondamentale di nutrice. Proprio per questo si è deciso di adottare una particolare politica in merito alle visite: i genitori possono stare con il neonato in reparto tutto il tempo che reputano giusto, e si possono poi accomodare in un appartamentino adibito in vicinanza del reparto per facilitare gli spostamenti.