Sintomi della leishmaniosi umana

La leishmaniosi è una malattia molto diffusa in tutti i paesi tropicali, ma anche in Italia. In provincia di Modena si vedono ogni anno 6 casi d’infezione, soprattutto nella stagione estiva (contratti soprattutto nei boschi dell’appennino, dove sono presenti i flebotomi, responsabili della trasmissione dei parassiti).
Agente infettivo

Le leishmanie sono protozoi (simili ai plasmodi della malaria) trasmesse da flebotomi (insetti di piccole dimensioni che non fanno il rumore tipico delle zanzare), nei quali si compie il ciclo biologico del parassita.

Hanno un ospite diverso a seconda della specie, che in Italia è rappresentato dal cane. Il ciclo biologico è simile a quello malarico: il flebotomo s’infetta pungendo un animale od un uomo malato (nel nostro paese l’infezione è diffusa soprattutto tra i cani). I cani infetti da leishmaniosi hanno molto spesso i parassiti nei tessuti sottocutanei (causano una specie di dermatite): a questo livello le leishmanie sono definite amastigoti (nel derma dell’animale / uomo). All’interno del vettore si svolge il ciclo: le cellule parassitate giungono nell’intestino medio del flebotomo, poi arrivano alla proboscide. Così, quando il flebotomo arriva a pungere un altro animale (o l’uomo) avviene il ciclo caratteristico, che dà luogo alla malattia:

  • Il parassita è inserito attraverso la puntura del flebotomo, all’interno dell’organismo
  • Viene ingerito dal sistema monocitomacrofagico:
    • Della cute: forma cutanea
    • Delle mucose: forme muco-cutanee
    • Dei visceri: forma viscerale

Qui, subisce delle modificazioni morfologiche diventando un promastigote.

La forma cutanea non è molto grave perché è localizzata, la forma più severa è invece caratterizzata dalla disseminazione delle leishmanie a tutto il sistema monocito-macrofagico, con un interessamento:

  • Del midollo osseo
  • Della milza
  • Del fegato

La leishmaniosi viscerale è una malattia grave, subdola e difficile da diagnosticare.

 

Epidemiologia

Esistono quadri di:

  1. Leishmaniosi viscerale
  2. Leishmaniosi cutanea del vecchio mondo (Europa, Africa ed Asia)
  3. Leishmaniosi cutanea del nuovo mondo (Americhe)

Vi sono tantissime leishmanie, che hanno un diverso ospite di riserva principale a seconda della specie: da noi sono i cani (in molti altri paesi, oltre all’uomo, sono i roditori). Si tratta di malattie molto diffuse in tutto il mondo, con dei quadri, nella maggior parte dei casi, limitati alla cute / mucose.

La forma viscerale (la più grave), è diffusa:

  • Italia
  • Grecia
  • Spagna
  • America latina
  • India

Però, le forme cutanee rimangono le più diffuse:

  • Tutto il bacino del Mediterraneo
  • Africa settentrionale
  • America meridionale
  • Meno diffusa nel continente asiatico

Le situazioni più gravi sono dovute spesso ad una diagnosi non tempestiva (la malattia non è riconosciuta in tempo).

 

Quello che è importante sapere è che, nel suo ciclo vitale, la Leishmania presenta due forme:

  • una forma flagellata, che si evolve nel corpo del pappataceo Phlebotomus, che viene inoculata all’uomo, poi una volta inoculata e passata nel torrente circolatorio, viene inglobata dai macrofagi
  • una forma non flagellata di ridotte dimensioni, in quanto essa perde il flagello, diventa piccola e compatibile con la fagocitosi, tanto che in un fagocita possono riscontrarsi diverse forme inglobate della Leishmania. Tramite il fagocita infettato, il protozoo viene portato in giro per l’organismo, può avere così diverse localizzazioni, lo troviamo soprattutto nella milza, nel fegato e nei polmoni

Un nuovo morso di pappatacio non fa altro che succhiare questi piccoli elementi, che poi subiscono di nuovo una modificazione che gli consente di diventare una forma flagellata, e si riformano quindi gli elementi infettanti. Quindi possiamo dire che la forma infettante è la forma flagellata, che si trova nel pappatacio, mentre la forma non flagellata, che si ritrova nell’uomo, è la forma diagnostica.

 

Sintomatologia

La forma cutanea non è grave poiché rimane localizzata, invece, la forma viscerale è molto più grave perché si tratta di una malattia subdola e difficile da diagnosticare: si manifesta con dei sintomi aspecifici.

  • Forma cutanea: non è molto grave
    • La lesione cutanea caratteristica è un nodulo di colore rosso molto intenso (rosso carminio). Questo perché le leishmanie rimangono localizzate a livello del derma, qui si moltiplicano e col passare del tempo la lesione si erode in superficie formando una piccola ulcera.

Compiendo un prelievo in questa zona, si può vedere la presenza delle leishmanie.

  • Non sono presenti manifestazioni sistemiche.
  • Forma viscerale: ha una diagnosi complessa
    • Febbre molto elevata ma irregolare.
    • Interessamento molto spiccato del midollo osseo (le leishmanie si vanno a localizzare nel midollo osseo) causando una pancitopenia:
      • Anemia (colorito pallido muco-cutaneo)
      • Leucopenia
      • Piastrinopenia

Le leishmanie vanno a localizzarsi nei monociti-macrofagi del midollo osseo, e causano così la distruzione di tutte le cellule delle tre linee cellulari. Spesso è presente anche un’ipergammaglobulinemia, data dalla stimolazione del sistema monocitomacrofagico, che provoca un’iperproduzione d’immunoglobuline.

  • Epatosplenomegalia: l’aumento di volume del fegato e della milza è dovuto all’interessamento del sistema monocito-macrofagico di questi organi.

La forma viscerale (se non viene riconosciuta) può andare avanti anche per mesi, spesso associata a clamorosi errori diagnostici (va spesso in diagnosi differenziale con linfomi od altre malattie ematologiche). Inoltre può recidivare, soprattutto nei pazienti immunocompromessi.

 

 

 

Le diagnosi di leishmaniosi

  • l’esame microscopico, ma in questo caso non si fa con lo striscio di sangue periferico, in quanto il protozoo è riscontrabile a livello dei macrofagi che fagocitano il parassita, il quale riesce a sopravvivere dentro al macrofago grazie a tutta una serie di sistemi di protezione, il fagocita ed il suo citoplasma diventano un perfetto microambiente dove il parassita può vivere e poi replicarsi, ed il fatto che sia intracellulare permette al parassita di acquisire una capacità particolare, ossia riesce a passare attraverso i tessuti, quindi riesce potenzialmente ad andare in giro per tutto l’organismo
  • l’esame microscopico con uno striscio di sangue midollare (abbiamo infatti una maggiore concentrazione di protozoi nel midollo osseo) con la colorazione di May Grunwald-Giemsa
  • l’apposizione di una biopsia di milza (ovvero facciamo strisciare il nostro campione sul vetrino) con una colorazione di May Grunwald-Giemsa
  • una ricerca molecolare del DNA patogeno (attraverso la tecnica della PCR) sul sangue o attraverso una biopsia, effettuata soprattutto nei soggetti con l’AIDS