Malattia di Waldenstrom

La malattia di Waldenstrom è una condizione patologica che deve il nome al suo scopritore, il quale era scandinavo.
La malattia di Waldenstrom detta anche macroglobulinemia di Waldenstrom sta a metà fra i linfomi e il mieloma (dal quale è profondamente diversa). La malattia consiste nella proliferazione di un clone di cellule linfatiche della linea B, le quali hanno caratteristiche citologiche linfoplasmocitoidi. La popolazione è un po’ dispersa dal punto di vista delle caratteristiche citologiche dal piccolo linfocita fino alla plasmacellula matura. Sono elementi che esprimono, a differenza del mieloma, IgM ed esprimono inoltre markers della linea B linfocitaria come CD19 e CD2O, che non sono invece espresse nella plasmacellula e nella cellula mielomatosa.

Le cellule hanno comunque un’attività secretoria molto sviluppata, normalmente non presente in cellule a questo stadio maturativo, il risultato è che tipicamente i pazienti hanno una monoclonale IgM (la cellula è in grado di produrre solamente IgM, non ha ancora fatto lo switch delle catene pesanti). Le IgM sono espresse a livelli che possono essere molto elevati nel siero: la monoclonale può essere di qualità massiccia.

È una condizione molto meno frequente del mieloma (4-5 per 100’000): si parla di 1,4-1,7, a seconda degli studi, per milione. Quindi è sensibilmente meno frequente del mieloma.

L’età mediana del paziente è oltre i 60 anni, si parla soprattutto di 63-64-65 anni.

Il quadro clinico è diverso: dal punto di vista della espressione d’organo questa malattia può assomigliare al linfoma. I pazienti presentano frequentemente linfoadenomegalia, epatosplenomegalia ed un’infiltrazione midollare importante (rilevabile con una biopsia osteo-midollare) da parte di una popolazione con le caratteristiche descritte prima. Si tratta di una popolazione un po’ dispersa, che va dal piccolo linfocita, passando attraverso elementi con caratteristiche intermedie e che chiamiamo linfoplasmacitoidi (sono la maggioranza), per arrivare alle plasmacellule mature.

Una grossa differenza col mieloma multiplo, caratterizzato da lesioni ossee, è che questa patologia non determina generalmente lesioni osteolitiche e quindi assomiglia ad un linfoma. A differenza di un linfoma le cellule hanno una spiccatissima attitudine alla secrezione della monoclonale. Quindi avremo splenomegalie e adenomegalie associate ad un alto picco di monoclonale nel siero, definita in base alla classe IgM. Più spesso di quanto non capiti nel mieloma, questa condizione si associa a sindrome da iperviscosità per una ragione molto semplice: le IgG sono molecole più piccole delle IgM, che sono pentameri con peso molecolare molto superiore e, a parità di quantità, più facilmente una monoclonale IgM comporta un aumento delle viscosità plasmatica e quindi sul piano clinico è più facile che questi pazienti sviluppino sintomi da iperviscosità.

Capita anche abbastanza frequentemente che abbiano un’attività autoanticorpale, cioè riconoscano antigeni espressi dal paziente. Questo può tradursi in varie manifestazioni: anemia emolitica, piastrinopenia autoimmune se questa monoclonale riconosce antigeni piastrinici. Si può avere un quadro che è quello della malattia di Willebrand acquisita oppure si possono avere manifestazioni neurologiche, che possono essere determinate da monoclonali di altre classi ma che più frequentemente sono determinate da questa malattia che è il Waldentrom. Gli anticorpi possono infatti riconoscere antigeni associati alla mielina e dare delle manifestazioni neurologiche.

In un 10 % dei casi la monoclonale ha la caratteristica di dare precipitati a bassa temperatura: le proteine si comportano come crioglobuline che possono dare delle manifestazioni di tipo raynaudiano (alterazioni della perfusione dell’estremità distali del corpo che si associano alla bassa temperatura).