Virus dell’epatite D

Il virus Delta o HDV è un virus difettivo ed è strettamente associato all’epatite B, essendo incapace di replicarsi autonomamente, richiede come virus helper il HBV. 
E’ stato scoperto da un epatologo torinese, Rizzetto, nel 1977.

 

Struttura del virus

HDV è un virus estremamente piccolo (circa 35 nm di diametro), rivestito da un envelope costituito dall’antigene S del virus HBV. Ha un capside icosaedrico, costituito dall’antigene Delta, che è codificato dal virus stesso.

L’antigene Delta è presente in due forme, dovute al diverso arrangiamento dell’RNA messaggero:

  • forma S, più piccola
  • forma L, large

Il genoma è un RNA molto piccolo di circa 1700 nucleotidi, a singolo filamento, circolare chiuso, con molte regioni appaiate, che danno una struttura bastoncellare, con alcuni loop nei punti in cui i nucleotidi non si appaiano. Il genoma ha anche capacità di ribozima, cioè è in grado di tagliare la propria molecola ed è in grado di codificare unicamente per l’antigene Delta e le altre funzioni gli vengono fornite dalla cellula ospite o dal HBV.

 

Replicazione

La replicazione virale avviene nel nucleo. Dal RNA virale viene trascritta una molecola di RNA complementare a polarità negativa, ovvero l’antigenoma, che con la sua attività di ribozima, riesce a tagliare se stessa: in questo modo si formano gli mRNA, i quali vanno nel citoplasma e vengono tradotti in antigene Delta, sia in forma S che in forma L, poi gli antigeni Delta ritornano al nucleo, dove poi avverrà l’assemblaggio delle particelle virali.
Il RNA virale poi viene duplicato con un meccanismo di rolling circle: la polimerasi ruota attorno allo stampo circolare, formando lunghi concatameri, i quali si autoclivano grazie all’attività di ribozima. Il virus è rivestito da un envelope formato da HBsAg del virus HBV: è per questo motivo che si replica obbligatoriamente in associazione al virus dell’epatite B (sfrutta il HBV anche per gli enzimi indotti nella cellula dalla proteina X transattivante).

 

Trasmissione

Le modalità di trasmissione si sovrappongo a quelle di HBV:

  • parenterale, quindi per contatto di sangue o derivati
  • sessuale
  • materno-fetale (verticale)

 

Epidemiologia

Si stima che circa 15 milioni di persone siano infettati da HDV, l’epidemiologia si sovrappone in parte a quella di HBV, quindi le regioni di maggior prevalenza sono le stesse. Un’importante eccezione è rappresentata dalla Cina, una zona ad altissima endemia per il HBV, ma in cui la circolazione di HDV è molto bassa.

 

 

Patogenesi

Si possono distinguere due diverse situazioni:

  • Coinfezione: si ha l’arrivo contemporaneo dei due virus al fegato, HDV e HBV, e si trasmettono insieme, quindi il donatore è infettato sia da HBV che ha HDV. Questa situazione maggiormente porta ad una cronicizzazione dell’epatite e a casi di epatite fulminante. Una buona parte di infezioni fulminati in casi di epatite B sono dovute alla confezione con il virus HDV.
  • Superinfezione: è un’infezione ad opera di HDV in un soggetto con epatite cronica da HBV, quindi HBV ha preceduto HDV. Questa è la situazione peggiore, perché provoca un riacutizzarsi dell’epatite cronica e un evoluzione più rapida verso la cirrosi.

In entrambi i casi l’infezione da HDV è associata ad una maggior incidenza di epatite fulminante. Mentre HAV ha una bassissima mortalità (quindi una bassissima percentuale di epatiti fulminanti, meno dello 0,1 – 0,2 %), con HBV si stima fino al 2 – 3 % di epatiti fulminanti, nella maggior parte dei casi si tratta di una doppia infezione, HBV associato ad HDV.

 

Diagnosi

La diagnosi si fa attraverso la ricerca di anticorpi IgG e IgM contro l’antigene Delta ed anche in questo caso, se le IgM permangono oltre i 6-8 mesi si parla di cronicizzazione.

 

Terapia

Non ci sono nè farmaci nè vaccini contro il HDV, per cui si applica una profilassi generica come quella utilizzata con il HBV.

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