Resistenza dei virus e classificazione

I rivestimenti esterni virali sono rappresentati dal capside e dall’envelope, la cui natura è estremamente importante per la resistenza del virus nell’ambiente extracellulare.

Essi hanno due funzioni principali:

  • Funzione protettiva: proteggono l’acido nucleico dall’azione delle nucleasi, dalle radiazioni, dalla temperatura e da altri fattori che potrebbero danneggiarlo
  • Veicolano l’acido nucleico da una cellula all’altra: al di fuori della cellula il virus è inattivo, quindi è importante per il virus, una volta presente nell’ambiente extracellulare, raggiungere rapidamente una cellula ed entrarvi. Fare entrare un acido nucleico in una cellula è estremamente difficoltoso, anche in laboratorio, in quanto dobbiamo alterare pesantemente la membrana della cellula ospite per poterlo fare, oltre al fatto che, una volta entrato, l’acido nucleico può facilmente andare incontro ad una degradazione (soprattutto gli acidi nucleici di DNA ed RNA a singolo filamento). I virus si sono quindi evoluti in modo da fare entrare l’acido nucleico nella cellula ospite in maniera estremamente efficace, tanto che i vettori virali vengono utilizzati nella terapia genica per introdurre nella cellula bersaglio dei geni esogeni a scopo terapeutico. Sulla superficie esterna del virus sono infatti presenti delle strutture che gli permettono d’identificare la cellula bersaglio, di legarsi a questa e di attivare i meccanismi che fanno entrare l’acido nucleico nella cellula, ne deriva che l’integrità del rivestimento esterno è fondamentale per l’infettività virale, l’alterazione o il danneggiamento di tale rivestimento compromette la capacità del virus d’infettare le cellule

In linea di massima possiamo dire che i virus nudi, cioè senza envelope, sono più resistenti di quelli rivestiti, ovvero con l’envelope, perché questo rivestimento lipidico è piuttosto fragile (infatti si scioglie a basse temperature ed è facilmente inattivato dalle lipasi, che sono molto abbondanti nei liquidi corporei). I virus più resistenti (ovvero nudi) sono invece in grado di resistere nell’ambiente esterno per alcuni mesi, e anche a temperature di 50°-60° C per alcuni minuti, viceversa i virus più fragili (ovvero quelli rivestiti) hanno una capacità di persistere sulle superfici contaminate per poche ore, al massimo di uno o due giorni, perché poi inizia la degradazione dell’envelope.

Un’eccezione è rappresentata però dal virus HBV, responsabile dell’epatite B, che, pur essendo un virus rivestito, è il virus più resistente che si conosca. La causa della sua resistenza va ricercata nel fatto che, oltre ad essere un virus molto piccolo (di circa 40 nm di diametro), ha un envelope fortemente stabilizzato da un altissimo quantitativo di proteine. Un materiale infettato dal virus HBV può resistere alla temperatura ambiente anche per parecchi mesi (5 o 6), oltre a resistere fino a 10 ore a 60° C e vari minuti a 98° C, inoltre non tutti i disinfettanti (che solitamente hanno la funzione di alterare le membrane biologiche) sono in grado d’inattivare questo virus, comunque devono essere usati in maggiore concentrazione per sconfiggere questo agente eziologico.

La resistenza del virus condiziona anche le sua modalità di trasmissione, infatti un virus che si trasmette in maniera indiretta (quindi non direttamente dal soggetto infettato a quello ricettivo) che deve permanere nell’ambiente esterno, deve essere dotato di una notevole resistenza, ad esempio sia l’acqua che gli alimenti vengono infettati solitamente dai microrganismi (virus o batteri) presenti nelle feci d’individui infetti. Dopo la contaminazione, il consumo dell’alimento non avviene immediatamente, ma passa del tempo in cui i microrganismi devono persistere in questo stesso ambiente. È quindi chiaro che i virus che danno delle infezioni gastro-enteriche sono sempre dei virus nudi, perché quelli con l’envelope non sarebbero né in grado di resistere in questo ambiente, né di superare le barriere dell’apparato digerente che, essendo più facilmente esposto a questo tipo d’infezioni, ha elaborato una serie di meccanismi di difesa in grado d’inattivare la maggior parte dei microrganismi che introduciamo con gli alimenti (ad esempio attraverso l’acidità gastrica, la bile o il pH basico del duodeno), i virus rivestiti quindi vengono trasmessi per contatto diretto (un rapporto sessuale, uno scambio di sangue o di secrezioni o il morso di animali) o per via aerea diretta.

LA CLASSIFICAZIONE DEI VIRUS

La suddivisione dei virus avviene in base a diverse caratteristiche:

  • Tipo di acido nucleico
  • Desossiribovirus (a DNA)
  • Ribovirus (a RNA)
  • Morfologia dell’acido nucleico
  • A singolo filamento (monocatenario) / a doppio filamento (bicatenario)
  • Lineare / circolare
  • Segmentato / non segmentato
  • Dimensioni dell’acido nucleico (numero di nucleotidi)
  • Morfologia del virus
  • Nudo / rivestito
  • Diametro
  • Tipo di simmetria del capside
  • Elicoidale
  • Icosaedrica
  • Complessa

In base a queste caratteristiche suddividiamo i virus in famiglie che prendono il suffisso di –viridae, all’interno di queste famiglie possiamo avere dei generi che prendono il suffisso di –virinae, mentre all’interno di un genere abbiamo poi diverse specie che hanno come suffisso –virus. Ad esempio nella famiglia dei retroviridae abbiamo i generi delle oncovirinae, dell’entivirinae e delle spumavirinae, mentre tra le specie possiamo citare il HIV, il SIV e il FIV.