Arbovirus

E’ un acronimo che sta per ARtropode BOrne Virus
Non appartengono alla stessa famiglia, sono un raggruppamento di virus provenienti da famiglie diverse, accomunati dalla stessa modalità di trasmissione. Stanno acquisendo una grande importanza solo negli ultimi anni, proprio in Emilia Romagna abbiamo avuto delle recenti epidemie.

L’espansione è dovuta a:

  • modificazioni climatiche, con ridistribuzione di questi insetti (ad esempio l’Aedes Albopictus arrivata nel 1991 in Italia)
  • flussi migratori di persone, viaggi commerciali o turistici
  • movimenti di merci ed animali nei container
  • migrazione di uccelli

Per artropodi ematofagi si intende zanzare, pappataci (flebotomi) e zecche. Sono virus trasmessi obbligatoriamente dal vettore, l’artropode appunto, dopo un pasto di sangue da animale contagiato il virus si replica nell’appartato digerente dell’insetto, e lo trasmette ad un altro animale nel pasto di sangue successivo. Per eliminare la malattia, il virus, devo quindi disinfestare l’ambiente da questi artropodi.

La prima causa di malessere e di problemi gastroenterici dopo viaggi in determinate aree è la malaria, il secondo è la Dengue (che ultimamente precede la malaria in zone come il Brasile ed il Sudest Asiatico).

Il ciclo è solitamente piuttosto complesso e si compone di:

  • SERBATOIO, un vertebrato nel quale il virus si replica attivamente, nel quale si sviluppa un’alta viremia. Sono spesso uccelli migratori, in pochi casi abbiamo l’uomo come serbatoio esclusivo, l’unico esempio è la Dengue
  • VETTORE/I, artropodi che si infettano e trasmetto il virus ad altri ospiti vertebrati (bisogna ricordare che ogni virus può avere più artropodi differenti come vettori)
  • OSPITI OCCASIONALI, ACCIDENTALI a vicolo cieco (dead end), nei quali i valori di viremia non raggiungono livelli abbastanza elevati da poter infettare l’insetto, il vettore. L’uomo spesso è proprio un ospite accidentale, non riesce a mantenere la catena epidemiologica infettando altri vettori, ma questi individui infetti possono passare l’infezione tramite trasfusioni o trapianto d’organo. E’ importante quindi lo screening delle sacche di sangue e degli organi trapiantati, con aumento dei costi per ricerca biomolecolare di questi virus

Molti fattori influenzano la facilità di diffusione: la concentrazione di vertebrati-serbatoi che diminuirà in casi di carestia, la siccità, l’aumento di predatori che contribuisce a contenere l’infezione e l’aumento degli ospiti ne favorisce la diffusione. Anche i fattori ambientali sono fondamentali.

In molti casi si ha una TRASMISSIONE VERTICALE TRANSOVARICA, cioè nelle uova degli artropodi è già presente il virus. Questo fattore è molto importante nelle zone a clima temperato, nelle quali si ha la scomparsa di molti insetti nella stagione fredda. Alla successiva stagione mite, quando si schiudono le larve, si hanno già vettori infetti che mantengono la catena epidemiologica. Sono oltre 500 virus e fanno parte di quattro famiglie principali di virus:

  • Flaviviridae
  • Bunyaviridae
  • Togaviridae
  • Reoviridae (in minor misura)

 

I VIRUS

Fino a pochi anni fa in Italia erano presenti pochi virus autoctoni, che erano responsabili principalmente delle febbri da pappataci o da flebotomi. Questi sono:

  1. Virus Toscana
  2. Virus Sicilia
  3. Virus Napoli

Il virus Toscana è il più diffuso, possiamo trovarlo in altre regioni come l’Emilia, e si è diffuso anche in altre aree del Mediterraneo. E’ una malattia solitamente benigna, con episodi febbrili ed un coinvolgimento meningeo, che raramente evolve ad una meningoencefalite. L’unico vertebrato infettato è l’uomo. I Flebotomi sono simili a piccole mosche solo che sono ematofagi, detti anche pappataci. Amano i climi umidi e si trovano soprattutto nelle aree costiere del centro-sud Italia, fino a 500-600 metri.

Ancora più raro è il riscontro del Virus Tahnya, si ritrova nelle zone del nord-est Italiano e l’Europa centrale. Il serbatoio sono animali, soprattutto conigli, lepri e roditori, l’uomo rappresenta un ospite accidentale. E’ trasmesso da diversi tipi artropodi, zanzare del genere Aedes e Culex, e provoca una sintomatologia blanda, che raramente si complica con meningiti. Molto più importante è il West Nile Virus, che solo recentemente interessa l’Italia, appartiene alla famiglia Flaviviridae, come la Dengue ed il virus dell’encefalite giapponese. La patologia associata è una patologia febbrile o asintomatica in soggetti sani, negli anziani si può complicare in un’encefalite, con una mortalità del 5-10 %. Il picco di infezioni è fine estate-tardo autunno (agosto, settembre ed ottobre).
E’ un virus molto plastico, si adatta bene ad ambienti diversi, favorendone la diffusione. Ammette come vettore oltre 60 tipi di zanzare diverse, soprattutto del genere Aedes, come l’Aedes Albopictus (comunemente detta zanzara tigre), i Culex, più comuni da noi, e le Anopheles. Come serbatoio abbiamo oltre 200 specie di volatili, passeracei e corvidi, uccelli migratori, il che aumenta notevolmente la capacità di diffusione dell’infezione. L’uomo è il cavallo sono ospiti secondari, dead end, non in grado di infettare la zanzara.

Nel ‘98 c’è stato un caso isolato in Italia, successivamente due casi nel 2008 di infezione neuroinvasiva, tra Ferrara e Bologna, e casi confermati nello stesso anno in cavalli e uccelli in questa area. Tra il 2008-2009 vi è stata una diffusione in altre province limitrofe della bassa Padana. C’è quindi una epidemia autoctona di West Nile mantenuta dagli uccelli. Per questo motivo gli espianti d’organo e le trasfusioni tra luglio e novembre in queste aree devono essere screenate per il virus.

 

Un altro virus di notevole interesse è il Chikungunya, della famiglia Togaviridae e di genere α-virus. Il vettore più competente è la zanzara Aedes Aegypti (che trasmette anche la Dengue), ma anche l’Aedes Albopictus, pur essendo meno competente. Fino a pochi anni fa si trovava solo in alcune isole del pacifico, Réunion, Mauritius, Comore ed in India, dove dava importanti epidemie, molto estese e con un’infettività del 70-80 % della popolazione. In Europa si avevano solo casi d’importazione. A differenza del West Nile, presenta come ospite naturale e serbatoio solo l’uomo.
Si sviluppa una patologia febbrile, il sintomo più marcato e distintivo è la poliartralgia, dolori molto forti alle articolazioni, che costringono il paziente ad assumere strane posizioni antalgiche per ridurre il dolore. Da questo particolare sintomo il nome “ciò che curva, che piega”. I dolori possono continuare anche molti mesi dopo l’infezione. E’ accompagnata da malessere generalizzato, una cefalea, un rush cutaneo ed a volte con un interessamento gastroenterico. La mortalità è bassa e interessa i soggetti immunodepressi o con comorbidità.
Nell’estate del 2007 vi è stata una epidemia in Romagna, originatasi da un cittadino indiano in visita presso dei parenti. Ci sono stati 205 casi confermati e un solo morto.

 

L’Usutu Virus ha causato nel 2009 due casi gravi di encefalite (Modena e Bologna). Questi sono due casi autoctoni, avvenuti tramite il morso della zanzara tigre. Con studi retrospettivi sono stati individuati due pazienti trapiantati che presentavano l’infezione.
E’ un “cugino primo” del West Nile, in quanto appartiene alla stessa famiglia, Flaviviridae, ammette più vettori, ma principalmente l’Aedes Albopictus. Il serbatoio sono passeracei e corvidi, ma non si sa se ve ne siano altri, l’uomo è un ospite accidentale come forse il cavallo. E’ un virus al momento poco conosciuto, è arrivato a Vienna nel 2001 con un viaggio aereo, tramite le zanzare, che hanno infettato gli uccelli limitrofi all’aeroporto permettendo al virus di diffondersi. E’ arrivato anche in Italia tra il 2007 e 2008.

 

Il virus della Dengue per ora vede solo casi di importazione in Italia, uno dei quali avvenuto nel 2009 presentava la forma più grave, quella emorragica. Sono stati confermati 18 casi nel 2010 sempre in Italia. E’ uno dei virus più pericolosi per il futuro, dato che la sua prevalenza sta aumentando in maniera esponenziale. E’ diffuso in endemicamente per ora solo in aree tropicali e subtropicali, in particolar modo in Brasile dove ci sono 200 casi nuovi ogni anno ogni 100’000 abitanti. In tutto il mondo ci sono circa 50-100 milioni di nuovi casi ogni anno. Un’altra zona molto colpita è il sud est asiatico (Thailandia), aree molto turistiche.
Provoca una patologia da immunocomplessi e ne esistono quattro sierotipi differenti. L’infezione con un sierotipo determina una immunità neutralizzante, protettiva solo nei confronti di quello specifico sierotipo, ma si ha cross reattività con gli altri tre sierotipi e anzi queste immunoglobuline favoriscono la replicazione virale nel macrofago, provocando la forma più grave di Dengue, quella emorragica. Se infettati con un singolo sierotipo causa una forma simil-influenzale, con fortissimi dolori muscolari-ossei, ma con un andamento benigno. La forma emorragica si ha alla seconda infezione con un altro sierotipo, ed è molto più pericolosa. Evolve in modo più drammatico con una debolezza generalizzata, cianosi, il polso che si affievolisce ed emorragie che cominciano a livello di naso e gengive, cutanee e successivamente di tutte le mucose, con un interessamento epatico, spesso neurologico ed un conseguente shock ipovolemico. Si ha una mortalità fino al 40-50 %.

E’ veicolato da tutti gli Aedes, in particolare l’Albopictus, è per questo monitorata seriamente, potrebbe causare epidemie anche in Europa. L’uomo, essendo l’unico serbatoio, permette il controllo dell’infezione.