Tumore esofageo

L’esofago è una zona di transito del cibo, nella quale vi è una peristalsi basale, che permette il passaggio a senso unico delle sostanze. Ci sono alcune patologie che alterano queste funzioni, creando grosse problematiche.
Tra le patologie più importanti che stanno emergendo, ricordiamo le contrazioni paradosse che spingono il materiale in senso retrogrado. Il rischio più importante, soprattutto negli anziani, è la polmonite ab ingestis, associata ad una forte morbilità. Il diabete, ad esempio, a lungo andare, determina una peristalsi paradossa, perché il sistema delle terminazioni nervose viene coinvolto dalla nefropatia diabetica, la peristalsi diventa incongruente, non più progressiva (si contrae dapprima in alto, poi in basso) e segue un enorme reflusso; inoltre lo stato debilitato della persona, favorisce la possibilità di una polmonite ab ingestis, per la quale non ci sono rimedi.

Le patologie dell’esofago si classificano in:

  • stenosi esofagee
    • funzionali
    • cicatriziali
    • neoplastiche
  • esofagite (infiammazioni)
  • diverticoli
  • varici

In anatomia patologica i casi più frequenti riguardano le stenosi neoplastiche e le infiammazioni.

Nel 90% dei casi i sintomi sono comuni tra le varie patologie esofagee, anche se con qualche sfumatura, i più frequenti sono:

  • disfagia
  • rigurgito
  • scialorrea
  • odinofagia (dolore alla deglutizione, causato sia da stenosi che da infiammazioni)
  • pirosi (bruciore)
  • dolore toracico (è necessario fare diagnosi differenziale)
  • calo ponderale (perché il soggetto mangia di meno, ma anche perché tutti i tumori dell’apparato digerente causano una cattiva digestione)

TUMORE DELL’ESOFAGO

I Paesi a basso rischio per questo tumore sono quelli Occidentali: la più alta incidenza si ha in Toscana ed Emilia-Romagna, come per quello allo stomaco, che ha la più alta incidenza a Forlì. Se prendete un cittadino di Catania e lo portate a Forlì, assume la stessa incidenza di uno di Forlì, mentre se prendete un Forlivese o un Cesenatico e lo portate a Catania, l’incidenza si abbassa drammaticamente: cioè significa che non si tratta di un tumore genetico, con una componente familiare, ma è un tumore ambientale, dovuto all’alimentazione. Nel 2007 l’OMS ha detto chiaramente che le carni rosse sono strettamente connesse al carcinoma del colon, perché quello che mangiamo sono animali da allevamento che mangiano prodotti da allevamento, che contengono antibiotici e conservanti. Noi infatti siamo pieni di antibiotici: tetraciclina, penicillina, cloramfenicolo, …, infatti coloro che muoiono in questo periodo, nel momento in cui vengono tolti dalle tombe per essere riposti negli ossari, sono praticamente delle mummie, proprio a causa di antibiotici e conservanti, tanto che è tornata in auge la tradizione laica della cremazione. I maschi sono più colpiti da questo tumore, la cui variante più diffusa fino a 30 anni fa era quella squamocellulare, che adesso è in diminuzione, in quanto sta aumentando quella ghiandolare (adenocarcinoma) per cambiamenti alimentari, di usi, abitudini e costumi. Il fattore di rischio principale è l’esofago di Barrett: la sede prediletta è nel terzo medio e nel terzo inferiore dell’esofago, mentre nel terzo superiore c’è una bassa incidenza (15 %).

Dal punto di vista macroscopico possiamo avere:

  • una forma vegetante, vale a dire polipoide, esofitica (nella maggior parte dei casi, poiché si manifestano prima i sintomi);
  • una forma ulcerata;
  • una forma infiltrante, che ovviamente è la peggiore.

Un altro problema fondamentale è che quella attuale è ormai una popolazione anziana: man mano che si invecchia si comincia a mangiare cibo sempre meno solido, o addirittura semi-liquido, che attraversa tranquillamente l’esofago anche se questo presenta lesioni che ne invadono il lume. Ciò provoca un grave ritardo diagnostico di questa malattia. Si tratta di un tumore che prende origine da una trasformazione ghiandolare, cominciando a formare nidi di ghiandole; ma esiste anche una forma a componente squamosa (la squamocellulare, appunto).

 

TUMORI BENIGNI

(0.5-2.5 %)

Mioma

Leiomioma

Leiomioblastoma

Papilloma Squamoso

Polipo fibroangiomatoso

Lipoma

 

TUMORI MALIGNI

(97.5-99.5 %)

Carcinoma

Squamoso

Adenocarcinoma

Carcinosarcoma

Adenoidocistico

A piccole cellule

Melanoma Maligno

 

I tumori benigni, quando si trovano, sono il mioma, il leiomioma, il lipoma, e così via. I tumori maligni invece sono lo squamoso, l’adenocarcinoma, il sarcoma, l’adenoido-cistico, a piccole cellule, e anche il melanoma. Quest’ultimo si può trovare dappertutto, addirittura nelle camere cardiache, nell’esofago, nell’occhio… perché i melanociti si trovano ovunque nel nostro organismo.

I sintomi sono la scialorrea (ovvero la salivazione aumentata), il rigurgito, la broncopolmonite ab ingestis (soprattutto nelle persone anziane), il dolore in sede epigastrica e retrosternale (il quale può avere origine oltre che dall’esofago, anche dallo stomaco, dal pancreas, dal cuore, …), emorragia e feto ex ore (ristagno degli alimenti con colliquazione del tumore, spesso vegetante, per cui si ha un odore sgradevole dalla bocca).

Le vie di diffusione di questo tumore sono:

  • la via linfatica, che è la più precoce, attraverso i linfonodi latero-cervicali, mediastinici, e la piccola curva gastrica;
  • la via ematica, al fegato, dato che è tributario del sistema venoso portale;
  • per continuità, atraverso mediastino e faringe.

Lo stadio, come si può facilmente intuire, è più grave quando è più avanzato, mentre la sopravvivenza è maggiore negli stadi più precoci, mentre la terapia è essenzialmente chirurgica.