Raschiamento uterino

Il raschiamento è una procedura in cui si dilata la cervice dell’utero per rimuovere la mucosa uterina (endometrio) con uno strumento a forma di cucchiaio chiamato curette.

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http://en.wikipedia.org/wiki/Dilation_and_curettage


La procedura si fa per diversi motivi.

Perché si fa il raschiamento?
Il raschiamento potrebbe essere necessario per diversi motivi:

  • Il raschiamento terapeutico serve per rimuovere una parte di tessuto dell’utero durante o dopo un aborto spontaneo, farmacologico, chirurgico o incompleto oppure per rimuovere piccoli pezzi di placenta dopo il parto.
    Così si prevengono le infezioni o i forti sanguinamenti.
    In caso di gravidanza extra-uterina, se l’ovulo rimane nelle tube per almeno 5/6 settimane serve un intervento in laparoscopia per rimuovere l’embrione ed evitare alcune gravi complicanze.
  • Il raschiamento bioptico serve per diagnosticare o trattare un sanguinamento uterino anormale.
    Il raschiamento può aiutare a diagnosticare o trattare delle masse come fibromi, polipi, endometriosi, squilibri ormonali o il cancro dell’utero. Dopo si studia un campione di tessuto uterino al microscopio per controllare le cellule anomale.
    In questo caso si può effettuare anche sulle donne in menopausa.

Il raschiamento si utilizza raramente per trattare alcuni disturbi come i pesanti sanguinamenti mestruali perché ci sono tecniche più recenti disponibili che sono più efficaci o meno invasive.

 

Qual è la preparazione?

Il raschiamento si effettua in un ospedale, in clinica o nell’ambulatorio del medico, è considerato una procedura ambulatoriale (day hospital).
Probabilmente si devono trascorrere poche ore  nella struttura sanitaria dopo il raschiamento.
Non mangiare o bere prima dell’intervento, così si riduce il rischio di vomito o rigurgito di cibo durante l’intervento.
Qualcuno deve aiutare il paziente a tornare casa perché gli effetti residui dell’anestesia possono dare sonnolenza. Entro un giorno o due, si possono riprendere le normali attività.
In alcuni casi, il medico può decidere di iniziare a dilatare il collo dell’utero un paio d’ore o anche un giorno prima del raschiamento per garantire che il collo dell’utero si apra gradualmente.
Questo procedimento si effettua di solito quando la cervice deve essere dilatata, come ad esempio durante le interruzioni di gravidanza o con determinati tipi di isteroscopia.
In questi casi, il medico può dilatare il collo dell’utero con una candeletta di laminaria. La laminaria gradualmente si espande assorbendo il fluido nel collo dell’utero, così provoca la dilatazione del collo dell’utero.

 

Come si esegue il raschiamento?

Il tipo di anestesia dipende dalla procedura che si deve eseguire. Alcune volte il raschiamento si può effettuare in anestesia generale, in altri casi si esegue in anestesia spinale o epidurale.

Nella maggior parte dei casi, la dilatazione e il raschiamento si effettuano in anestesia generale, il che significa che il paziente dorme e non sente alcun dolore o fastidio. Tuttavia, se il paziente preferisce si può eseguire l’intervento utilizzando un anestetico locale, dove l’area è completamente insensibile ma si rimane svegli.
Se si utilizza l’anestesia spinale epidurale, si perde temporaneamente la sensibilità dalla vita in giù.
L’anestesista deve monitorare continuamente la frequenza cardiaca, la pressione arteriosa, la respirazione e il livello di ossigeno nel sangue durante l’intervento chirurgico.

Prima dell’intervento il paziente deve svuotare la vescica e poi il personale sanitario inserisce un catetere urinario.
Il medico inserisce un dilatatore nella vagina per separare le pareti della vagina ed esporre la cervice.

Quanto dura il raschiamento?
Di solito l’intervento dura circa 10/15 minuti.

Come si fa il raschiamento?
L’operazione si esegue attraverso la vagina e non lascia una cicatrice.
La cervice uterina (o collo dell’utero) è dilatata utilizzando dei dilatatori e un piccolo strumento da raschiatura chiamato “curette” che entra nell’utero per raschiare delicatamente il rivestimento esterno (endometrio).
Se la procedura è effettuata per scopi diagnostici, il campione di tessuto rimosso si invia ad un laboratorio per essere testato (biopsia).

Il collo dell’utero può essere pulito con una soluzione antisettica.
Con un tipo di pinze specifico per il raschiamento, il ginecologo tiene dilatato il collo dell’utero durante la procedura.
All’interno del canale cervicale si può raschiare con una piccola curette (strumento a forma di cucchiaio) per esaminare il tessuto cervicale.

La cervice viene dilatata inserendo una serie di dilatatori sottili. Ogni dilatatore ha un diametro più grande del precedente.
Questo processo allarga gradualmente l’apertura della cervice per inserire la curette.

La curette si inserisce attraverso l’apertura cervicale nell’utero e i bordi taglienti a forma di cucchiaio si utilizzano per raschiare il rivestimento esterno.
In alcuni casi, si può effettuare l’aspirazione per rimuovere i tessuti. In caso di l’anestesia locale, si possono verificare dei crampi addominali.

Alla fine si rimuovono gli strumenti.
I tessuti raccolti con il raschiamento possono essere inviati al laboratorio per l’esame.
I tessuti rimasti dopo la gravidanza si possono mandare al laboratorio per effettuare una cultura o un test per alterazioni genetiche o cromosomiche.

 

Dopo il raschiamento uterino

Ragazza alla moda al mare,dopo raschiamento

© Yuri Arcurs – Fotolia.com

Dopo la procedura di dilatazione e raschiamento sarebbe meglio rimanere con qualcuno per 24 ore, dato che si può rimanere disorientati per l’anestesia totale.

Non guidare o azionare macchinari pesanti per 24 ore dopo la procedura.
Il tempo di convalescenza necessario prima di tornare al lavoro e alle normali attività è di due o tre giorni.

Il primo ciclo mestruale dopo il raschiamento post-aborto può avvenire normalmente oppure in ritardo, ma non c’è una regola precisa.
Generalmente le prime mestruazioni dopo un raschiamento sono abbondanti.

Raschiamento e nuova gravidanza
Dopo un aborto bisogna aspettare che l’ormone BETA HCG (gonadotropina corionica umana) torni a “0” per ritentare.
Questo ormone si produce da 7/8 giorni dopo la fecondazione e provoca delle modificazioni dell’utero per accogliere l’embrione.

 

Effetti indesiderati

Crampi
Immediatamente dopo il raschiamento, la maggior parte delle donne sente dei crampi simili a quelli mestruali. Tuttavia, dovrebbero smettere circa 24 ore dopo il raschiamento.
Gli antidolorifici come il paracetamolo o l’ibuprofene possono aiutare ad per alleviare il fastidio.

Nausea
Si può avere una sensazione di malessere e nausea dopo il raschiamento. Tuttavia, questo effetto dovrebbe durare solo poche ore.

Perdite
Dopo la procedura, è normale vedere delle lievi perdite vaginali o lochiazioni (perdite di materiale fetale fisiologiche).
All’inizio appare rosso brillante, successivamente si vede una macchia marrone.
Utilizzare gli assorbenti anziché i tamponi per fermare l’emorragia ed evitare l’uso di tamponi fino alle mestruazioni successive per ridurre il rischio di infezioni.
Le perdite di sangue dovrebbero interrompersi entro 5-10 giorni dall’intervento.
Durante questo periodo, per evitare lo sviluppo di un’infezione, non utilizzare prodotti da bagno profumati, non andare a nuotare e non fare il bagno al mare o in piscina.

Quando si possono riprendere i rapporti sessuali?
Dopo il raschiamento si dovrebbero evitare i rapporti sessuali per diverse settimane. Il tempo necessario per riprendere a fare sesso dipende dalla situazione individuale e dal motivo per cui è stato fatto l’intervento.
Il medico è in grado di dare ulteriori consigli, ma in media bisogna aspettare circa 10-14 giorni.

Risultati
Se si effettua il raschiamento bioptico (per aiutare a diagnosticare una malattia), i risultati dei test di laboratorio (esame istologico) dovrebbero essere disponibili entro 2 settimane.
La conferma scritta dei risultati è inviata al paziente oppure si fissa un appuntamento con il ginecologo per parlare dei risultati.

Quali sono i tempi di recupero?
Il tempo di recupero di solito è di 24/48 ore, dopo questo periodo di riposo si possono riprendere le normali attività quotidiane.
Non ci sono conseguenze per quanto riguarda la fertilità.

 

Quali sono le possibili complicanze di un raschiamento?

Il raschiamento comporta pochi rischii o pericoli.
È normale un lieve sanguinamento vaginale o pelvico e i crampi per un paio di giorni.
Se il raschiamento va male, la complicazione più frequente è la perforazione dell’utero con i dilatatori o la curette.
Quando questo accade, se gli organi interni (intestino, vescica o retto) o i grandi vasi sanguigni sono intatti, la ferita guarisce senza effettuare un intervento chirurgico.

Il rischio per il raschiamento aumenta nei pazienti con un’apertura ristretta del collo dell’utero (stenosi cervicale) o quelli con alterazioni anatomiche.
Il rischio è maggiore anche se l’utero è infetto o se ha subito interventi chirurgici precedentemente come per esempio un taglio cesareo o una mioectomia (asportazione di fibromi uterini).

Le lesioni al collo dell’utero sono un’altra possibile complicanza. Eventuali strappi o ferite della cervice uterina possono essere trattate con l’applicazione di pressione e di farmaci locali per fermare l’emorragia.
In rari casi, si devono mettere i punti di sutura nella cervice.

Altre complicazioni sono quelle che si possono verificare in qualsiasi intervento chirurgico, per esempio sanguinamento e infezione. La maggior parte delle emorragie è mite e si risolve da sola. L’infezione è rara e normalmente può essere gestita con antibiotici per via orale, ma la maggior parte dei raschiamenti non prevede l’assunzione di antibiotici.
Se il paziente ha dei disturbi cardiaci, il chirurgo può prescrivere gli antibiotici prima e dopo il raschiamento per evitare che i batteri dalla vagina infettano le valvole cardiache.

 

Altre forme di trattamento

Le alternative al raschiamento dipendono dalla malattia. L’interruzione della gravidanza nei primi tre mesi in genere prevede l’aspirazione con il raschiamento.

Per la menorragia (eccessiva perdita di sangue nella fase mestruale) le altre techiche per la diagnosi e il trattamento sono:

  • Il prelievo di tessuto endometriale con un catetere per scopi diagnostici,
  • Un isteroscopia si consiglia per prelevare campioni di tessuto da donne anziane.
  • Un altro test diagnostico è l’ecografia trans-vaginale. Questo prevede l’introduzione di un dispositivo sottile nella vagina per visualizzare l’utero.

Ablazione endometriale
Questo intervento si effettua con una piccola sonda che si inserisce attraverso la cervice nell’utero.
Con il laser o le microonde si rimuove una parte del rivestimento dell’utero.
Tuttavia, l’ablazione endometriale non è adatta per tutte le donne, non si può fare a quelle che hanno una forma irregolare dell’utero e quelle che hanno già subito un intervento chirurgico all’utero. In tali casi, può essere raccomandato il raschiamento.