Elenco degli allergeni

Gli allergeni più importanti sono rappresentati dagli alimenti, soprattutto nei primi mesi di vita.
La dermatite atopica, una patologia della cute, è più frequente nei primi mesi di vita ed il lattante tende a sviluppare delle risposte anomale immunologiche nei confronti degli alimenti. Purtroppo l’anamnesi è raramente indicativa nel senso che tra l’ingestione dell’alimento incriminato o quello che l’alimento contiene e la manifestazione allergica può passare molto tempo (se si tratta di lattanti che ingeriscono solo latte, ma la dieta della mamma influenza la composizione del latte, cioè ci sono allergeni che possono passare nel latte, ed è per questo che si mette a dieta la mamma nei primi mesi di vita se il bambino ha la dermatite atopica).

Non è facile fare diagnosi di allergie alimentari: ci sono alcune reazioni basate sulla produzione di IgE specifiche, che possono essere messe in evidenza o attraverso il cosiddetto prick test (che consiste nell’applicare sulla cute del soggetto un estratto contenente gli allergeni che si vogliono testare e pungere la cute, poi si valuta se si suscita una reazione a livello della cute esposta), o il RAST (che è un esame che si fa sul siero per vedere se ci sono anticorpi IgE diretti contro allergeni in vitro). Questi metodi diagnostici non sono particolarmente efficaci nel bambino piccolo perché hanno una sensibilità piuttosto bassa. Però gli alimenti che più frequentemente causano allergia sono:

  • latte e uovo, prevalentemente nel primo anno di vita
  • il grano, nei confronti del quale l’allergia si sviluppa più tardi, dopo il primo anno di vita
  • le arachidi
  • alcuni legumi come fagioli o la soia
  • il pesce
  • alcuni tipi di frutta come la mela
  • alcuni tipi di verdura come il pomodoro, il sedano e la carota

In questa lista sono elencati secondo l’ordine di frequenza gli alimenti che possono suscitare reazioni allergiche.
Proprio perché i test non sono del tutto efficaci, spesso è una dieta diagnostica oligoallergenica che permette di capire se, eliminati certi alimenti sospetti, il soggetto migliora oppure no.

Le sostanze inalanti sono rappresentate soprattutto dagli acari della polvere (Dermatophagoides Farinae e Dermatophagoides Pteronyssinus). Esattamente come per l’asma o la rinite allergica, i soggetti possono presentare un’aumentata produzione di IgE specifiche contro queste sostanze. Sono soprattutto le particelle fecali degli acari che contengono il maggior numero di allergeni e hanno un diametro simile a quello dei granuli pollinici. L’esposizione agli acari della polvere è per tutti inevitabile, prolungata, intensa e mediata dalla cute, perché questi acari vivono nel letto, tra le lenzuola, nei terricci in generale, negli ambienti domestici e di notte siamo spesso a contatto con gli acari, anche se la casa è pulita non si riesce ad eliminarli.
Questo non nuoce alla maggior parte delle persone, mentre fa male ai soggetti allergici che sviluppano IgE specifiche contro questi antigeni: gli antigeni maggiori sono il Der P 1 e il Der P 2 (per il Dermatophagoides Pteronyssinus) e Der F 1 e il Der F 2 (per il Dermatophagoides Farinae). I soggetti con la dermatite atopica tendono a peggiorare quando toccano o inalano la polvere e se si mette una certa quantità di acari a contatto con la pelle si vede se questi soggetti sviluppano una vera e propria reazione eczematosa. I prick test si trovano spesso positivi nei confronti degli acari: è più facile fare una diagnosi di allergia inalatoria rispetto a una diagnosi di allergia alimentare perché i test sono più sensibili. In seguito al contatto con l’allergene, il soggetto sviluppa dei ponfi, delle reazioni caratterizzate da un arrossamento e dal gonfiore della pelle: sono reazioni immediate che si sviluppano in pochissimo tempo.

Poi compaiono lesioni ritardate che assumono la forma di vescicole e reazioni eczematose. In questo caso il test che viene effettuato è chiamato patch test (test epicutanei per aeroallergeni) che consiste nell’applicazione di un cerotto sulla schiena contenente estratti allergenici per 72 ore, la reazione è in questo caso ritardata.

 

Quali sono gli allergeni più frequenti nella sensibilizzazione per contatto?

  • il nichel è sicuramente la sostanza sensibilizzante più frequente nella donna e, dato che la donna è più frequentemente colpita da una sensibilizzazione per contatto, è in assoluto l’allergene più frequente. Il nichel è ovunque, tutto quello che si vede di metallico contiene del nichel. Proprio per questo esiste una regolamentazione a livello europeo che previene l’eliminazione del nichel dagli oggetti metallici: il nichel è economico, si lavora facilmente e si è previsto di eliminarlo solo negli oggetti a stretto contatto con la pelle. Il nichel ha la caratteristica di dare una reazione immediata, dà luogo ad una eruzione primaria nella sede di contatto e si manifesta come chiazza nummulare. In seguito si manifestano anche eruzioni secondarie, come in tutti i fenomeni di dermatite da contatto. Nel caso del nichel, l’eruzione secondaria si localizza più tipicamente alla superficie flessoria degli arti superiori.
    Il rischio di sensibilizzarsi al nichel è direttamente proporzionale all’uso di nichel a stretto contatto con la cute: si è infatti visto che la prevalenza della sensibilizzazione di ragazze che hanno i lobi forati in quanto portano gli orecchini è pari al 13 %, rispetto alle ragazze sensibilizzate senza lobi forati che sono l’1 % dei casi, e poi le quote di sensibilizzazione salgono fino ad arrivare al 20 % delle donne in età adulta. Una donna allergica al nichel prima o poi svilupperà una dermatite delle mani. La direttiva europea in atto dal 2001 limita la concentrazione di nichel in alcuni prodotti di consumo: purtroppo questo si applica solo agli oggetti metallici utilizzati nella fase di riepitelizzazione dopo il piercing, dove la concentrazione non deve superare lo 0,05 %, e negli oggetti metallici a contatto diretto e prolungato con la cute, ovvero bigiotteria, cerniere e fibbie di orologi, in cui il rilascio deve essere al di sotto di 0,5 µg per cm2 per settimana per almeno 2 anni di normale utilizzo.

Il nichel può essere contenuto anche in molti prodotti topici, cosmetici e detergenti.

  • Il secondo allergene è il cromo, contenuto nel cuoio e nel cemento. Si possono trovare delle dermatiti professionali (come nei muratori), oppure di tipo extraprofessionale dove i soggetti si sensibilizzano per qualche ragione alle scarpe di cuoio, cinture di cuoio, ecc… . Prevalentemente è l’uomo che si sensibilizza al cromo. Quando il muratore si sensibilizza al cromo, segue una lunga fase di irritazione, in cui si verifica una dermatite da contatto e poi una vera e propria sensibilizzazione. Inoltre il cromo è un allergene importante nel bambino perché è contenuto nel cuoio e quindi può causare delle dermatiti plantari.
  • I farmaci ad uso topico possono essere sensibilizzanti. Alcuni farmaci sono tollerati per via sistemica ma creano una sensibilizzazione per via cutanea, come i farmaci antistaminici, ad esempio alcune pomate che vengono consigliate nel periodo estivo contro le punture di insetti (soprattutto dopo l’esposizione al sole): le molecole sono fotosensibilizzanti e danno luogo a dermatiti estese. L’utilizzo improprio e prolungato di queste sostanze comporta un aumentato rischio di sensibilizzazione: ad esempio per una mancata diluizione del prodotto poichè maggiore è la concentrazione dell’allergene, maggiore è anche la probabilità che il soggetto si sensibilizzi.

Gli antinfiammatori non steroidei causano estese dermatiti soprattutto in soggetti che si espongono poi al sole.

La neomicina è un altro allergene importante, è contenuto in molti prodotti topici ed è importante in quanto cross-reattiva con la gentamicina, che è un antibiotico topico che si utilizza per molte cose, non è contenuto nelle serie standard, mentre è presente la neomicina con cui è cross-reattiva. La neomicina è contenuta non solo in preparazioni per uso topico, ma anche nei vaccini: antipolio, antimorbillo, antivaricella e altri vaccini obbligatori.

  • La propoli fa parte dei top ten della sensibilizzazione e della propoli è stato anche identificato un allergene maggiore. È ampiamente utilizzata in medicina popolare e cosmetica perché ha ottime proprietà antisettiche, antimicrobiche, batteriostatiche, astringenti, ecc… ed è spesso utilizzata nel mal di gola.
  • I prodotti cosmetici sono fonte di sensibilizzazione perché nella loro composizione rientrano numerose materie prime che non è possibile testare nella totalità. Non c’è una etichettatura dettagliata, nel senso che vengono dichiarate solo quelle che hanno una concentrazione al di sopra dell’1 %, mentre quelle al di sotto dell’1 %, che pure possono avere una concentrazione sensibilizzante, non vengono elencate. La lanolina ad esempio è un prodotto che viene usato molto spesso nei cosmetici perché è un ottimo eccipiente. I conservanti vengono aggiunti ai cosmetici con una componente acquosa per impedire la proliferazione dei microrganismi che possono causare la degradazione dei prodotti: più un cosmetico è liquido, più conservanti conterrà. I farmaci che si assorbono facilmente contengono una fase acquosa importante e quindi una quantità di conservanti maggiori, mentre le sostanze più unte contengono meno conservanti e meno acqua. Le emulsioni olio acque sono i prodotti più amati perché si assorbono velocemente, non restano sulla pelle e sono di conseguenza i prodotti più conservati (tra i conservanti più frequenti ricordiamo il katon, fenossietanolo e benzotiazinone). Le salviettine detergenti usate per i lattanti possono sensibilizzare anch’esse perché contengono conservanti in quanto acquose.
  • I profumi sono altamente sensibilizzanti. Esiste un mix di profumi che viene testato nelle serie standard. I profumi sono contenuti in tutti i prodotti cosmetici e nei detergenti.
  • Un’altra categoria di sostanze sensibilizzanti sono i coloranti dispersi: sono i coloranti delle fibre sintetiche, soprattutto poliestere, contenute nei capi d’abbigliamento di scarsa qualità ma anche nei tessuti misti, come tessuti di lana di ottima qualità che contengono anche piccole quantità di poliestere e quindi contengono anche coloranti dispersi. La sensibilizzazione da coloranti dispersi si aggira attorno al 7 % dei nostri soggetti testati, una percentuale molto alta. Le manifestazioni cliniche dell’allergia ai coloranti dispersi può essere a volte una semplice dermatite oppure a volte compaiono quadri clinici particolari: possono assumere le forma di placchette centrate, lesioni cosiddette a coccarda, in cui sulla placca eritematosa vi è una zona centrale come se fosse un bersaglio. Quindi ci sono manifestazioni cliniche molto varie, a volte simil orticarioidi con una componente di edema molto importante oppure lesioni a coccarda.
  • L’allergia alla gomma contiene delle sostanze come il diamminodifenilmetano.