Trasmissione della malaria

La malaria è la forma di parassitosi più diffusa al mondo, è un gravissimo problema sanitario per l’Africa sub-sahariana, dove causa circa 2’500’000 decessi all’anno, mentre nel nostro paese è causata dalle importazioni dovute al turismo, al lavoro ed all’immigrazione. Nella figura sottostante si vedono le aree di diffusione della malaria.

Inizialmente la malaria veniva trattata efficacemente con un farmaco, la clorochina, oggi però nei 3/4 del mondo i casi di malaria non sono più trattabili con la clorochina perché sono insorti dei ceppi di plasmodio resistenti a questo medicinale, si è perso quindi uno strumento molto importante per il contenimento della malattia. Le zone colorate in blu indicano i paesi in cui è ancora possibile utilizzare la clorochina, mentre in viola sono rappresentati i paesi dove è stata sviluppata una resistenza al farmaco da parte degli agenti eziologici della malaria. Purtroppo non esiste ancora un vaccino per la malaria, anche se ci si sta lavorando sopra, questo perché dal punto di vista antigenico si tratta di un microrganismo molto complesso, che peraltro alterna delle fasi ematiche a delle fasi intra-eritrocitarie, è possibile però intervenire distruggendo i vettori della malattia, tramite le bonifiche o tramite l’immissione nell’ecosistema di zanzare transgeniche, che non sono colonizzabili dal plasmodio.

Gli agenti eziologici della malaria sono quattro specie del genere Plasmodium, tra cui citiamo il falciparum, il vivax, l’ovale ed il malariae (anche se recentemente pare che sia stata scoperta una quinta specie di plasmodio detto knowlesi). 

Il ciclo della malaria: essa viene trasmessa da un artropode vettore, la zanzara Anopheles, infatti solo all’interno della zanzara femmina si realizza il primo ciclo sessuato, per quanto riguarda la riproduzione di questo protozoo. Il plasmodio viene poi trasmesso dall’insetto ematofago (ovvero che si nutre di sangue, anche in questo caso questa è una caratteristica peculiare della femmina) all’uomo, ed all’interno dell’organismo umano si realizza la seconda parte del complesso ciclo di replicazione di questo protozoo, ovvero il ciclo asessuato. Un primo ciclo di replicazione di questi parassiti si ha a livello del fegato (si parla infatti di un ciclo epatico), dopodiché i parassiti che si sono replicati nel fegato sfuggono al controllo delle cellule epatiche, vengono riversati nel torrente circolatorio ed inizia il cosiddetto ciclo eritrocitario, ovvero all’interno dei globuli rossi, dove avverranno una serie di riproduzioni asessuate. I plasmodi della malaria sono gli unici parassiti che colonizzano i globuli rossi, ovvero quegli elementi cellulari incompleti, che evidentemente però sono per questi protozoi una nicchia biologica sufficiente per la loro riproduzione. Nel sangue, fra i tanti elementi asessuati, si sviluppano dei gametociti maschio e femmina, che non sanno accoppiarsi se non nell’apparato gastroenterico della zanzara. A questo punto una seconda zanzara vettore può pungere il soggetto infetto e risucchiare queste forme sessuate, così da trasmettere la malattia successivamente ad un nuovo ospite.

Un altro modo di vedere il ciclo di replicazione del plasmodio è il seguente:

in particolare il ciclo sessuato che si verifica nella zanzara origina dai gametociti che la zanzara ha risucchiato da un sangue infetto, e questi con un ciclo di meiosi si trasformano e originano delle forme allungate a semiluna, filamentose, chiamate sporozoiti. Gli sporozoiti, inoculati con la puntura di zanzara infetta nel nuovo soggetto, colpiscono le cellule epatiche con un tropismo d’organo del 100 %, dove svolgono un ciclo di riproduzione asessuata, detto appunto ciclo epatico. All’interno degli epatociti, gli sporozoiti danno luogo a delle replicazioni per scissione binaria, formando decine di cellule, che costituiscono un grossa struttura all’interno dell’epatocita, lo schizonte. Gli schizonti, attraverso una divisione multipla, danno origine a diverse decine di merozoiti, ovvero cellule piccole e rotondeggianti che, in seguito alla lisi dell’epatocita (causata proprio dal ciclo riproduttivo del parassita), si liberano nel sangue e vanno a colonizzare i globuli rossi. Nel globulo rosso il merozoita inizia il suo ciclo intra-eritrocitario, dove si divide per scissione binaria, riuscendo a produrre nell’arco di 2-3 giorni diverse decine di trofozoiti, quindi nuovi plasmodi che vengono rilasciati in circolo per la lisi del globulo rosso che ha ospitato il ciclo riproduttivo asessuato. Una volta rilasciati nel sangue, i trofozoiti possono andare a infettare altri eritrociti, continuando e mantenendo questo ciclo asessuato nel torrente circolatorio, oppure possono differenziarsi nei gametociti che possono poi permettere la trasmissione della patologia, attraverso uno specifico vettore, ad un altro organismo. Questo spiega la sintomatologia tipica della malaria, caratterizzata da una febbre intermittente con dei picchi ogni 48-72 ore, a seconda delle caratteristiche della specie del plasmodio infettante.

Il plasmodio più importante è il Plasmodium falciparum, che è responsabile anche della malaria cerebrale, la forma più grave e irreversibile della malattia, infatti le specie vivax e ovale sono meno patogene rispetto alla specie falciparum.

La diagnosi di malaria:

  • la presenza o meno di una febbre intermittente con caratteristici picchi ogni 2-3-4 giorni
  • l’anamnesi del paziente per capire dove è stato ultimamente
  • un’analisi microscopica per la ricerca nel sangue di plasmodi sottoforma di trofozoiti o di merozoiti, ed osservando le particolari forme degli eritrociti che inducono questi agenti eziologici