Sintomi della mononucleosi infettiva

La mononucleosi infettiva è una malattia causata dal virus di Epstein-Barr (EBV).
Il virus di Epstein-Barr è dotato di un notevole potere oncogeno, inoltre ha un genoma intermedio tra gli herpes simplex ed il CMV, di circa 150-180 paia di kilobasi.
Si replica esclusivamente nei linfociti B che vengono trasformati dal virus, i linfociti B sono anche la sede di latenza del virus. Il virus è però in grado di infettare anche le cellule epiteliali, soprattutto a livello dell’orofaringe: il virus entra a livello dell’epitelio respiratorio e delle cellule linfatiche dell’orofaringe, e da qui va poi ad infettare i linfociti B. La modalità di trasmissione è soprattutto aerea.


L’infezione è estremamente diffusa come quella di tutti gli altri herpes virus , l’80-90 % della popolazione ha il virus in forma latente, se si verifica nella prima infanzia l’infezione è asintomatica od associata a forme febbrili similinfluenzali, se invece è contratta in età adolescenziale o post-adolescenziale è associata ad una mononucleosi infettiva, che è una faringolaringite con la formazione di placche bianche, un infiltrato infiammatorio purulento, un ingrossamento dei linfonodi cervicali e la comparsa nel sangue di linfociti atipici molto più grandi del normale, con un aspetto particolare del nucleo, che sono appunto patognomonici dell’infezione e da cui deriva il nome della patologia. Questa situazione si può complicare con un’epatosplenomegalia, che può arrivare ad un’epatite, un’altra caratteristica è la prostrazione fisica marcata, protratta anche per mesi. Anche il EBV è neurotropo, quindi può dare delle encefaliti, delle meningoencefaliti e soprattutto la sindrome di Guillen-Barrè, che è una neurite che può interessare vari distretti, è estremamente dolorosa e può rendere il paziente incapace di deambulare, solitamente però è transitoria.

Il virus durante la latenza non è completamente inattivo, i linfociti B infettati latentemente infatti esprimono varie proteine, ad esempio alcune proteine di membrana o nucleari, come gli antigeni chiamati EBNA (EB nuclear antigen), che sono antigeni che si trovano appunto nel nucleo dei linfociti infettati latentemente. Quando invece il virus si riattiva produce una serie di proteine di antigeni che vengono espressi in tempi diversi, quindi la loro espressione e soprattutto la ricerca degli anticorpi contro i diversi antigeni è estremamente importante dal punto di vista diagnostico, quindi inizialmente abbiamo la produzione di EA, cioè EB antigen, dopo di che le cellule esprimono gli antigeni capsidici, ed infine si ha l’espressione delle proteine dell’envelope.

Per distinguere la mononucleosi infettiva da EB rispetto ad una sindrome similmononucleosica è estremamente importante la ricerca di anticorpi eterofili con la reazione di Paul-Bunnel-Davidson: i linfociti B producono altissimi livelli di anticorpi aspecifici, definiti appunto eterofili perché non sono specificamente diretti contro il virus.

Il virus EBV è anche associato ad una patologia tumorale, abbiamo visto in alcune aree geografiche un’associazione con alcuni tipi di tumore:

  • il linfoma di Burkitt in Africa
  • il carcinoma nasofaringeo in estremo oriente
  • nelle nostre aree sono soprattutto linfomi non Hodgkin ed i linfomi cerebrali nei pazienti immunodepressi (è una complicanza piuttosto comune in corso di AIDS).

 

La mononucleosi infettiva da EBV rimane comunque la principale causa di linfadenopatia (uno dei suoi nomi è anche “febbre linfoghiandolare”) in età pediatrica: in particolare, nei Paesi occidentali colpisce per lo più l’età adolescenziale, mentre nei Paesi in via di sviluppo è riscontrabile ad un’età mediamente più bassa, 5 anni circa. Il virus ha un tropismo spiccato per i linfociti B e per le cellule dell’orofaringe, un frequente sito d’entrata, attraverso il quale il virus si propaga nelle altre stazioni linfonodali. Sintomi e segni aspecifici quali febbre, astenia, malessere e cefalea sono presenti in circa il 90 % dei casi ed insorgono dai 30-60 giorni dopo l’esposizione nei giovani-adulti e in 10-15 giorni nei bambini. A questa si associa una faringotonsillite di vario grado, talora modesta e caratterizzata da un solo eritema, talora grave, con un quadro essudativo o pseudomembranoso, è inoltre presente una disfagia ed un’odinofagia. In questo contesto, dopo circa una settimana, possono presentarsi (30 % dei casi) piccole lesioni petecchiali a livello della giunzione tra il palato molle e il palato duro, un reperto tipico di mononucleosi infettiva.

La linfoadenopatia, quasi sempre presente, è riscontrabile tipicamente a livello cervicale laterale, sia nelle catene anteriori che in quelle posteriori. I linfonodi affetti, delle dimensioni di una nocciola o poco più grandi, hanno una consistenza duro-elastica, sono mobili nei piani profondi e superficiali, non si associano ad alterazioni della cute sovrastante e sono intensamente dolenti alla palpazione. Benché le zone cervicali siano le più colpite, la linfoadenopatia può essere apprezzabile a livello di tutte le stazioni linfonodali superficiali, come i siti epitrocleari, ascellari, inguinali e poplitei. Anche le stazioni profonde, qualora indagate, possono mostrarsi ingrossate.

La splenomegalia, dimostrabile in più del 50 % dei casi, può associarsi variabilmente ad una modesta epatomegalia, in circa il 9 % dei casi può inoltre presentarsi un ittero. Un esantema, o più correttamente un rash aspecifico, talora rubelliforme, altre volte scarlattiniforme, morbilliforme o urticarioide, si presenta nel 10 % dei casi ed è spesso associato ad una terapia empirica della faringite con penicilline semi-sintetiche, come l’ampicillina. Possono essere presenti iperemolisi e una piastrinopenia, senza fenomeni emorragici, meno spesso ci sono diarrea e dolori addominali.

Sintomi

La mononucleosi si può manifestare in tantissime maniere, ma la più tipica è una tonsillite con zaffi e tumefazioni ghiandolari, con una linfoadenomegalia, una milza ingrossata e febbre alta che può aumentare o calare e durare anche per 15-20 giorni.

Terapia

La cura non è certamente antibiotica, in queste situazioni converrebbe prendere un campione per essere certi che l’agente eziologico non sia uno SBEA. Si può provare a non dare subito un antibiotico, anche perché dando l’amoxicillina si può avere anche un rash cutaneo rosa salmone. Contro la mononucleosi non vi sono cure specifiche, anche gli antivirali di ultima generazione hanno un’efficacia ancora in discussione. Il trattamento antibiotico, invece, può avere addirittura effetti nocivi (reazioni simil-allergiche), è indicato solo nel 10-20 % dei casi in cui si associa una faringite streptococcica. La terapia è il riposo a letto fino alla scomparsa della febbre, l’evitare attività fisica pesante per 1-2 mesi ed in caso di faringite grave con problemi di respirazione, o una piastrinopenia o la soppressione midollare, insomma con rare complicanze, sono indicati i corticosteroidi. Nella maggioranza dei casi, comunque, la malattia decorre in non più di 4 mesi senza ripercussioni di alcun tipo.