Puntura di vespa e ape – cosa fare?

La puntura di vespa o ape dev’essere trattata rapidamente per evitare delle gravi complicanze.La prima cosa da fare è la rimozione del pungiglione entro 20 secondi per ridurre la quantità di veleno che penetra nella pelle.

INDICE

Differenza tra vespa e ape

Ape Vespa
  1. Pelosa,
  2. Non aggressiva, raramente punge.
    L’ape muore dopo aver punto
  3. Mentre vola, le zampe sono nascoste..
  1. Senza peli o con peli piccolissimi.
  2. Aggressiva e pronta per pungere, è un predatore.
  3. Mentre vola si vedono le zampe.

 

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Cosa fare in caso di puntura di vespa o ape?

Dopo alcuni secondi o pochi minuti si può verificare uno shock anafilattico, cioè una reazione grave che può causare anche la morte.
In caso di shock anafilattico bisogna:

  • Chiamare il 118,
  • Sdraiare la persona (supina) sulla schiena e tenere le gambe sollevate per favorire la circolazione del sangue.
  • Quando il paziente sente una mancanza di respiro, è necessario mettere alcuni cuscini sotto le spalle per alzare il petto e la testa.

Il farmaco che si utilizza in questo caso è l’adrenalina che in meno di 15 minuti risolve lo shock.
Le donne in gravidanza, i bambini e i neonati possono prendere l’adrenalina.

 


Rimuovere il pungiglione della vespa o dell’ape

La prima cosa da fare è cercare il pungiglione della vespa o dell’ape.
Se è presente, si vede un punto nero sulla zona dolente.
Dev’essere rimosso appena possibile poichè contiene del veleno.
Ci sono dei kit per la rimozione del pungiglione con delle siringhe o piccole pompe aspira veleno che sono disponibili in farmacia.
Usando la pompa, si può rimuovere il pungiglione facilmente.
Altrimenti, è possibile utilizzare un oggetto rigido e sottile come:

  • Un coltello da burro,
  • Una carta di credito.

Bisogna raschiare contro la pelle nella direzione opposta a quella in cui è entrato il pungiglione.
Bisogna evitare di utilizzare delle pinzette o di stringere il pungiglione, perché:

  • Questo provoca il rilascio di più veleno all’interno del corpo.
  • Si potrebbe anche spezzare il pungiglione e se rimane nella pelle potrebbe causare un’infezione.

Terapia locale per la puntura di vespa

Dopo aver estratto il pungiglione:

  • Lavare la pelle, bisogna lavare e pulire la zona interessata. Utilizzare dell’acqua fredda e un sapone antibatterico per pulire l’area accuratamente.
  • Non  grattare la zona.
  • Ghiaccio, un rimedio buono è l’applicazione di ghiaccio sopra la puntura ogni ora per alleviare il dolore.
  • È possibile applicare delle lozioni alla calamina per avere sollievo contro il prurito.

Il medico può prescrivere :

  • una crema antistaminica, un gel (come la difenidramina cloridrato) o una pomata con il cortisone sull’area punta (per esempio sul braccio o sul dito gonfio).
  • Degli analgesici orali come l’ibuprofene o qualsiasi antidolorifico lieve (se dopo poche ore il dolore non è sparito).
  • In caso di reazione allergica importante, il medico può consigliare dei cortisonici come il bentelan (betametasone).

 

Terapia per la puntura di vespa o ape in fase acuta

In caso di reazione locale

  • Crema o gel composto da cortisonici e un impacco freddo (per circa 20 minuti, da ripetere ogni 2 ore circa).
  • Antagonista dei recettori H1 per via orale.
  • Per le reazioni locali estese il dosaggio è: 0,5-1 mg di prednisolone per kg di peso corporeo per via orale, riduzione rapida della dose fino ad interrompere completamente in 3 – 5 giorni.
  • Per grandi reazioni locali nell’area della testa e del collo: trattamento sintomatico in caso di ostruzione delle vie aeree.


Per la reazione anafilattica

  • Trattamento immediato secondo le linee guida scritte sotto.

In caso di reazione insolita

  • Trattamento di base: Generalmente cortisonici a livello sistemico,
  • Terapia sintomatica.

Se la persona ha un’intossicazione sistemica (con tante punture)

  • Trattamento dei sintomi

 

Allergie da veleno di vespa o di ape – cosa bisogna sempre avere con sé

In caso di puntura, il paziente deve andare subito dal medico (tranne se è già stata fatta una specifica immunoterapia con successo documentato).

In caso di reazioni locali di grandi dimensioni Il paziente deve sempre trasportare un kit di emergenza con i farmaci necessari per:

  • Trattamento topico: crema con il cortisone
  • Per via orale: Antagonista dei recettori H1

L’immunoterapia specifica è indicata solo in casi particolari.

In caso di precedente reazione sistemica di tipo immediato
  1. Non assumere ACE-inibitori o beta-bloccanti (nemmeno il collirio) se non è assolutamente necessario. L’anafilassi può essere più grave nei pazienti che assumono questi farmaci.
  2. Il paziente deve sempre trasportare un kit di emergenza con i farmaci necessari:
    • Antagonista dei recettori H1 ad azione rapida per via orale (fino a 4 volte la dose giornaliera normale)
    • Cortisonici (100 mg di prednisolone)
    • Epinefrina in un autoiniettore per l’iniezione intramuscolare (0,3 mg per peso corporeo sopra i 30 kg)
    • Per pazienti che soffrono di asma o di ostruzione bronchiale che hanno avuto uno shock in passato: l’inalazione di farmaci simpaticomimetici ad azione diretta.
  3. Immunoterapia specifica.
In caso di precedenti reazioni “insolite” Il paziente deve portare sempre con sé un kit di emergenza con i farmaci per i sintomi che si sono verificati negli episodi precedenti.

Primo soccorso per lo shock anafilattico causato da vespa o ape


Nonostante i tentativi di evitare o prevenire queste reazioni, generalmente lo shock non è prevedibile. La gravità della reazione è legata alla velocità in cui si presentano i sintomi.
La causa più frequente di anafilassi grave  è la somministrazione per via endovenosa dell’antigene.
La maggior parte delle reazioni a farmaci iniettati in vena si verifica entro 3 minuti.
In almeno il 50% delle persone che muoiono da shock anafilattico, la morte si verifica entro la prima ora.
Nel 75% dei casi la causa principale di morte è l’asfissia causata da:

  • Le vie aeree superiori gonfie che ostruiscono il passaggio dell’aria,
  • L’ipossia (carenza di ossigeno nel sangue) da broncospasmo grave, cioè la contrazione dei muscoli bronchiali.

Nel 25% dei casi di morte, la causa è un blocco della circolazione sanguigna con ipotensione (pressione arteriosa molto bassa).

Primo soccorso: ossigenzione
La gestione iniziale dello shock anafilattico consiste in una rapida valutazione:

  • Della gravità della reazione,
  • Della possibilità di anafilassi,
  • Controllo dei parametri vitali con ECG e ossimetria digitale per sapere la saturazione di ossigeno nel sangue.

Potrebbe essere necessaria l’intubazione e la ventilazione assistita in caso di laringe gonfia.
Raramente serve un intervento chirurgico per creare un apertura nelle vie aeree.
Il paziente in stato di shock dovrebbe essere posizionato in posizione Trendelenburg rapidamente per favorire la circolazione del sangue.
Il trattamento consiste in:

  1. Adrenalina,
  2. Ossigeno,
  3. Reintegrazione di fluidi.

Adrenalina
L’adrenalina dev’essere somministrata a tutti i pazienti con:

L’adrenalina ha un effetto contrario all’anafilassi, cioè:

  1. Aumenta la vascolarizzazione delle arterie coronarie perché aumenta la pressione cardiaca,
  2. Riduce la vasodilatazione a livello dei tessuti,
  3. Diminuisce l’angioedema e l’orticaria,
  4. Stimola la dilatazione bronchiale,
  5. Aumenta la produzione di AMP ciclico intracellulare che inibisce l’attività dei mastociti (cellule del sistema immunitario che hanno un ruolo fondamentale nelle reazioni allergiche.)

Dosaggio dell’adrenalina
La dose raccomandata negli USA è di 0,3-0,5 mg di adrenalina intramuscolo.
Tuttavia ci sono diverse linee guida in altri paesi.
Secondo molti autori l’adrenalina endovenosa è troppo pericolosa perché può causare:

Antistaminici
Gli antistaminici ed i cortisonici non devono essere l’unica terapia di primo soccorso.
A livello della puntura, dopo che i mastociti hanno rilasciato i granuli (che contengono eparina e istamina), la concentrazione di istamina è troppo alta e gli antistaminici non possono essere efficaci rapidamente.


Cortisone
Anche l’uso dei cortisonici è incerto perché non ci sono prove sui benefici in caso di shock anafilattico.
Anche se somministrato endovena, possono essere necessarie 4-6 ore per avere il massimo effetto.
Gli effetti benefici teorici sono:

  1. Aumento della risposta dei tessuti agli Agonisti selettivi dei recettori Beta adrenergici (farmaci contro l’asma e il broncospasmo),
  2. Prevenzione dell’aggregazione dei neutrofili e delle piastrine,
  3. Inibizione della sintesi delle sostanze che favoriscono l’infiammazione.

La dose consigliata è di 125mg di Metilprednisolone (per esempio il Depo-medrol) per via endovenosa.

Altre terapie
L’ultimo trattamento (se la terapia con adrenalina non ha avuto successo) consiste in:

  • Noradrenalina,
  • Dopamina,
  • Metaraminolo.

Il glucagone è indicato nei pazienti che stanno assumento betabloccanti e hanno episodi di anafilassi frequente e grave.
Questo ormone aumenta l’AMP ciclico intracellulare, ma non agisce sui recettori beta-adrenergici che causano dei sintomi a livello cardiaco.
La dose consigliata è 1 mg ogni 5 minuti per via endovenosa.
Gli effetti collaterali di questo farmaco sono:

  • Vomito,
  • Vertigini,
  • Ipokaliemia (carenza di potassio nel sangue),
  • Glicemia bassa (riduzione degli zuccheri nel sangue).

 

Bibliografia

(1) Fisher M.M. (1992) Treating anaphylaxis with sympathomimetic drugs. British Medical Journal 305, 1107-1108.