Cause dell’obesità infantile e conseguenze

Quali sono le cause dell’obesità infantile e le conseguenze?
L’obesità è una complessa patologia cronica multifattoriale, caratterizzata da un eccessivo peso corporeo per un accumulo di massa grassa in misura tale da influire negativamente sullo stato di salute.
Epidemiologicamente interessa la maggior parte dei paesi al mondo. In USA sono oltre 40 milioni i soggetti definibili obesi con un BMI 30, l’obesità è la causa principale di morte per almeno 300.000 morti all’anno ed è seconda causa di morte prevedibile.


L’incidenza di questa patologia sta aumentando moltissimo e non esiste un rimedio perché è indotta proprio dalla società odierna. In Italia al Nord e al Centro, l’incidenza in maschi e femmine è molto simile, attorno al 20 %. Il disastro è al Sud e nelle isole, dove le donne superano il 30 % di obesità ed i maschi il 20 %. Le statistiche dicono che paradossalmente le regioni in cui prevale la dieta mediterranea (quelle del sud) hanno un’alta percentuale di obesità, in particolare femminile, una cosa assolutamente inaspettata. L’intervento contro l’obesità è fondamentale che avvenga già nel bambino (l’obesità nel bambino è in aumento), perché è più facilmente plasmabile e convincibile al cambiamento di abitudini rispetto all’adulto, che farà molta più fatica a modificare il proprio stile di vita. Non bisogna dimenticare il ruolo dello stress, infatti il cibo è il migliore ansiolitico che ci sia a disposizione, perché fa aumentare la serotonina endogena, la quale dà una sensazione di benessere e serenità, non a caso i farmaci antidepressivi di terza generazione bloccano la ricaptazione della serotonina, con un aumento di questa in circolo. Bisogna però prestare attenzione agli alimenti che si consumano: le merendine in commercio sono assolutamente dannose per la salute, contengono infatti prevalentemente zuccheri che sbilanciano completamente la dieta.

Cause di obesità

Si possono distinguere due tipi di obesità:

  • l’obesità essenziale, senza dubbio la più frequente (95 %)
  • l’obesità secondaria a forme genetiche od a malattie endocrine (l’ipotiroidismo dà prevalentemente un sovrappeso, raramente un’obesità, anche perché in genere viene diagnosticata e trattata precocemente), all’assunzione di farmaci, a disturbi mentali od a malattie neurologiche

 

L’obesità essenziale

Essa vede il binomio di:

  • assetto genetico (ad esempio l’avere i genitori obesi)
  • fattori ambientali (alimentazione e stile di vita)

Quando un bambino obeso ha i genitori obesi, per forza di cose questo influenzerà anche l’aspetto ambientale, perché siamo di fronte ad un’intera famiglia con l’abitudine ad un’alimentazione grassa ed ipercalorica. Bisognerà quindi mettere il bambino contro i genitori, renderlo autonomo, in modo che sia lui a decidere cosa mangiare. Come si può immaginare, non è un’operazione facile. Questa bilancia rappresenta il bilancio energetico positivo presente in un paziente obeso. L’apporto energetico calorico supera la spesa energetica, con un accumulo di massa grassa. In passato l’obesità era una condizione protettiva nei confronti di varie situazioni, come le carestie, l’epidemie, le malattie carenziali e le malattie intercorrenti, perché il grasso accumulato era una riserva da sfruttare nei periodi in cui non c’era la possibilità di alimentarsi. Oggi la situazione è cambiata, l’obesità non è più protettiva, ma favorente varie patologie, come quelle cardiovascolari, metaboliche, osteoarticolari, … . Per chiarire meglio, si può portare come ad esempio il gatto, che in inverno aumenta di peso con lo scopo di avere una riserva energetica in primavera, quando non si alimenterà perché è completamente rivolto verso l’accoppiamento. In questo caso l’obesità invernale è protettiva. Spesso gli obesi negano di avere una dieta abbondante e questo è un problema, perché il medico non può contraddire il paziente per non offenderlo ed al tempo stesso si trova in difficoltà nel dare delle indicazioni utili. Spesso gli obesi non si alimentano al mattino. Il cibo assunto al mattino viene consumato più velocemente rispetto al pranzo, a sua volta bruciato più rapidamente della cena. Quindi il cibo assunto nei vari momenti della giornata ha un metabolismo completamente diverso. Gli obesi non mangiano al mattino, ma eccedono negli altri pasti della giornata.

La dieta ottimale contempla:

  • 50 % di carboidrati (zuccheri semplici e complessi)
  • 30 % di grassi
  • 20 % di proteine

Le persone che frequentano assiduamente le palestre e si nutrono di beveroni proteici per aumentare la massa muscolare non sono soggetti a molti rischi. I rischi maggiori si hanno se a questi concentrati di aminoacidi sono aggiunti dei farmaci come gli anabolizzanti, che provocano una sterilità e gli stati depressivi acuti alla sospensione per una rimozione acuta di steroidi. Da ricordare è che in ogni caso la sottrazione improvvisa di steroidi causa alterazioni depressive anche marcate: ad esempio la donna nel periodo post-partum passa da livelli estrogenici altissimi a livelli bassi e va facilmente incontro ad una depressione. La dieta ottimale per un individuo non si è scostata di molto dai parametri di 50 anni fa e dovrebbe essere composta dal 50 % di carboidrati, dal 30 % di grassi ed il 20 % di proteine. Il nostro appetito, la nostra fame dipende dall’ipotalamo, in cui medialmente si trova il centro della sazietà, mentre lateralmente quello della fame.

La definizione di sovrappeso / obesità richiede due tappe fondamentali:

  • Valutazione del paziente: per poter determinare il grado di obesità, l’esame obiettivo diventa fondamentale, perciò i dati da considerare sono:
  • Peso e altezza
  • BMI (Kg/m2), dove in base al valore ottenuto possiamo parlare di sovrappeso, obesità di classe I, II o III, teniamo comunque presente che anche un BMI al di sotto di 18 risulta essere patologico. Secondo i nuovi criteri del servizio sanitario, adesso solo i pazienti con un’obesità di classe 3, e quindi grave, possono accedere all’ambulatorio specialistico (in provincia di Modena si tratta di 20-30 mila persone). Degli obesi di classe 1 e 2 dovrebbe occuparsi invece il medico di base
  • Circonferenza in vita: è un indice del rischio relativo che l’obesità procura per un diabete mellito di tipo 2, ipertensione ed incidenti cardiovascolari
  • TAC (è un dato in più, ma che spesso non si ha a causa dei costi elevati)

Esistono due tipi di obesità: l’obesità di tipo mela, di tipo addominale, più frequente nei maschi, che è una situazione più a rischio per le complicazione viste sopra, e l’obesità di tipo pera, a livello soprattutto dei glutei e delle cosce, più frequente nelle donne, che comporta meno disturbi metabolici e meno complicazioni

  • gestione e trattamento del paziente

La TAC è un esame costoso, tuttavia risulta essere il Gold standard per la determinazione del grasso viscerale, il responsabile della sindrome metabolica. La TAC viene effettuata mediante una scansione a livello lombare, poiché l’area del grasso intra-addominale misurata a questo livello ha dimostrato di essere fortemente rappresentativa sia negli uomini che nelle donne.

In particolare, è stato osservato che il grasso viscerale è strettamente correlato a patologie e complicanze specifiche:

  • Diabete di tipo II ed insulino-resistenza, che deriverebbe da una alterazione metabolica intracellulare, identificata nel Ciclo di Randle o Ciclo glucosio-acidi grassi. Randle ha ipotizzato che in alcune condizioni fisiopatologiche, si verifica un aumento delle concentrazioni plasmatiche del glicerolo e degli FFA, che da una parte stimolano la secrezione insulinica e dall’altra, mediante un meccanismo definito di “competizione del substrato”, inibiscono ulteriormente l’utilizzazione del glucosio e stimolano la gluconeogenesi, aumentando ulteriormente i substrati disponibili, ma non utilizzabili a causa dell’insulinoresistenza. Si crea così un circolo vizioso in grado di peggiorare l’insulinoresistenza, detto ciclo di Randle, per cui i tessuti utilizzano gli FFA ossidati, piuttosto che il glucosio, che non viene ossidato.
  • Dislipidemie con un aumento di LDL, un aumento dei trigliceridi ed una diminuzione delle HDL
  • Iperuricemia
  • Ipertensione arteriosa
  • Cardiopatia ischemica
  • Insufficienza cardiaca
  • Patologia dell’apparato respiratorio
  • Sindrome da ipoventilazione dell’obeso
  • Sindrome delle apnee notturne e russamento
  • Colecistopatia
  • Steatosi epatica
  • Insufficienza venosa periferica
  • Danni osteoarticolari (soprattutto a carico della colonna e delle articolazioni degli arti inferiori)

Tutte queste sono complicanze che si ripercuoteranno anche sulla vita sociale dell’individuo e sul costo per la società per la cura delle sue patologie. Sarà un individuo che necessiterà di cure specialistiche, ricoveri prolungati e che quindi in termini di costo per il servizio sanitario inciderà notevolmente. C’è quindi da chiedersi come futuri medici se non sia meglio, dal punto di vista della salute dell’individuo e dal punto di vista del costo per la comunità, investire in particolare sulla prevenzione dell’obesità, a partire dall’azione dei medici di base.

Per quanto riguarda il trattamento del paziente obeso si deve far leva su tre punti fondamentali:

  • Modificazione dello stile di vita: restrizione calorica ed aumento dell’attività fisica
  • Supporto farmacologico: i farmaci vanno considerati come un trattamento aggiuntivo e sono particolarmente indicati in pazienti con un BMI > 27 Kg/m2 e con due fattori di rischio associati, oppure in pazienti con un BMI > 30 Kg/m2 associata ad una dietoterapia, oppure se non hanno avuto risposta a quest’ultima nell’arco di 6 mesi.

Da un punto di vista farmacologico però purtroppo esiste poco o nulla. Molti farmaci sono stati ritirati dal commercio e l’unico che è rimasto, con un po’ di efficacia, è l’Orlistat, che inibisce la lipasi intestinale e che fa eliminare quasi il 30 % dei grassi ingeriti con le feci, riducendo sia l’assorbimento dei lipidi che l’introduzione calorica

  • Approccio chirurgico: essa va riservata a pazienti con un BMI > 35Kg/m2 e due o più fattori di rischio, oppure a pazienti con un BMI pari ad almeno 40 Kg/m2 che hanno tentato senza successo di perdere peso per 6 mesi. Si tratta di un intervento di restrizione gastrica riservato ad una popolazione strettamente selezionata, poiché è necessario un profilo psicologico idoneo.

 

Conseguenze dell’obesità

  • ictus
  • aumento del rischio cardiovascolare e patologie cardiache
  • diabete
  • osteoartrite
  • malattie respiratorie
  • disfunzioni ormonali
  • iperuricemia e gotta
  • colecistopatie

Oltre alle conseguenze sopra riportate, ricordiamo che nella donna obesa aumenta l’incidenza di tumore dell’utero rispetto alla popolazione generale. Questo perché il grasso si comporta come un “organo endocrino”, e trasforma l’androstenedione in estrone, che è un estrogeno debole, ma pur sempre un estrogeno. La donna obesa quindi ha un quantità di ormoni estrogeni aumentata.