Arterite di Horton

Tipi di arterite

Arterite di Horton

L’arterite di Horton (o arterite a cellule giganti) è una malattia autoimmune caratterizzata dall’infiammazione della parete interna delle arterie, cioè i vasi sanguigni che trasportano il sangue ricco di ossigeno dal cuore agli altri organi.

Le arterie più colpite sono nella testa e nel collo, specialmente quelle temporali, per questo motivo l’arterite a cellule giganti è chiamata anche arterite temporale o arterite cranica.

Può essere monolaterale o bilaterale.

Generalmente colpisce gli anziani o gli adulti sopra i 50 anni, quindi si possono escludere i bambini.

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Poliarterite nodosa
La poliarterite nodosa (nota anche come malattia di Kussmaul, malattia di Kussmaul-Maier o poliarterite infantile nodosa) è una vasculite infiammatoria delle arterie di piccole e medie dimensioni che trasportano il sangue dal cuore agli organi e ai tessuti in periferia.
Nella maggior parte dei casi la causa è sconosciuta: compare di solito in età adulta tra i 30 e i 49 anni ed occasionalmente nei pazienti positivi all’epatite B.
I sintomi di questa patologia variano in base al numero e alla dimensione dei vasi sanguigni interessati. Come capita spesso con altre vasculiti, la poliarterite nodosa emerge con un “cluster” di sintomi influenzali, ad esempio i dolori muscolari e/o articolari, il mal di testa e la febbre, il paziente è stanco e perde l’appetito, inoltre appaiono eritemi cutanei e altre lesioni piuttosto eterogenee.
Quando la patologia colpisce il sistema nervoso centrale, il paziente sente dolori e bruciore, debolezza muscolare e un intorpidimento alle mani e ai piedi, mentre se sono interessati i vasi arteriosi renali compare l’insufficienza renale, con eventualmente la pressione alta e un edema generalizzato. Se sono infiammate le arterie coronariche si manifestano invece gli attacchi di cuore, un’insufficienza cardiaca o una pericardite  .
I segni ed i sintomi della poliarterite nodosa si trattano in maniera rapida ed efficace con i farmaci immunosoppressori, tuttavia c’è un alto rischio di recidiva della malattia.

Arterite di Takayasu
L’arterite di Takayasu, nota anche come sindrome dell’arco aortico o aorto-arterite aspecifica, è una vasculite idiopatica cronica che colpisce soprattutto l’aorta, i suoi rami principali e in misura minore le arterie polmonari.
Questa patologia provoca delle lesioni che ostruiscono completamente e distruggono le pareti dei vasi sanguigni interessati: inizialmente le pareti dell’aorta diventano più spesse, poi il progressivo restringimento dei rami superiori ed inferiori dell’aorta provoca un insufficiente apporto di sangue e di ossigeno al resto del corpo.
Tutti questi eventi in successione provocano una lesione completa dei principali rami dell’aorta colpiti dalla patologia.
Il ridotto flusso di sangue può provocare un’emorragia retinica, cecità, insufficienza aortica, insufficienza cardiaca congestizia e altri disturbi, inoltre il polso arterioso si sente poco o è completamente assente.
Nei pazienti con l’arterite di Takayasu si può verificare un aneurisma aortico notevole, con un elevato rischio di rottura: le giovani donne muoiono spesso in modo prematuro per questa complicanza.

La malattia di Buerger (o tromboangioite obliterante) è un tipo di vasculite infiammatoria occlusiva rara che si verifica soprattutto nei maschi giovani con forte tabagismo (che fumano molto).
Il morbo di Burger interessa le arterie medie e piccole del corpo e può provocare un restringimento importante.
I sintomi sono:

  1. Ulcera
  2. Dolore
  3. Perdita della sensibilità
  4. Fenomeno di Raynaud
  5. Gangrena
  6. Ischemia

Se non è curata, questa malattia può evolvere con un estensione dell’area necrotica (gangrena).
Nei casi più gravi il chirurgo può effettuare un amputazione dell’arto inferiore sotto al ginocchio per evitare la morte del paziente.

 

Cause dell’arterite di horton o gigantocellulare

Le arterie sono come dei tubi flessibili, con le pareti spesse ed elastiche.
Il sangue ossigenato esce dal cuore attraverso l’arteria principale del nostro corpo, l’aorta, che si suddivide poi in tante arterie più piccole: questi vasi sanguigni trasportano il sangue a tutta la periferia dell’organismo, compresi il cervello e gli organi interni.
Nell’arterite a cellule giganti, alcune di queste arterie si infiammano, il lume si restringe e diminuisce il flusso sanguigno. La causa di questo disturbo non è ancora nota.
Nonostante questa arterite possa interessare quasi tutte le arterie di grandi o medie dimensioni del nostro corpo, colpisce più frequentemente le arterie temporali: questi vasi sanguigni decorrono davanti ai padiglioni auricolari e risalgono fino al cuoio capelluto, si ingrossano facilmente quando si infiammano.
In alcuni casi, il gonfiore interessa solo una parte dell’arteria temporale, mentre il resto del vaso sanguigno è normale.

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Sintomi dell’arterite di Horton o temporale

I sintomi più frequenti di arterite a cellule giganti sono il mal di testa e le l’infiammazione che si verifica nelle regioni temporali. Alcuni pazienti, tuttavia, hanno dolore da un solo lato o nella parte anteriore della testa.

I sintomi più importanti dell’arterite temporale sono:

 

Complicanze dell’arterite temporale

Queste complicanze si manifestano per la patologia e come conseguenza della terapia con i cortisonici orali. Si verificano le seguenti complicanze quando non si tratta l’arterite temporale:

  1. Infiammazione e lesioni ad altri vasi sanguigni arteriosi
  2. Comparsa di aneurisma, soprattutto a livello aortico
  3. Perdita della vista e cecità (causata dalla lesione ischemica al nervo ottico)
  4. Debolezza dei muscoli oculari
  5. Ictus
  6. Morte

Il cortisone provoca diversi effetti collaterali: i pazienti che utilizzano i cortisonici hanno un alto rischio di sviluppare con il tempo determinate patologie, ad esempio l’osteoporosi, l’ipertensione arteriosa, il glaucoma e la cataratta. Gli altri potenziali effetti collaterali dei farmaci sono:

  • Aumento del peso corporeo
  • Iperglicemia e diabete
  • La cute si assottiglia e aumenta il numero e la dimensione dei lividi
  • Il sistema immunitario è meno efficiente e aumenta il rischio di infezione.

 

Diagnosi di arterite temporale

L’arterite a cellule giganti è difficile da diagnosticare e serve una terapia tempestiva per prevenire le complicanze, soprattutto la perdita della vista o la riduzione del campo visivo. I medici reumatologi sono degli esperti nelle malattie infiammatorie dei vasi sanguigni e sono specializzati nella diagnosi e trattamento di queste malattie rare.

Inizialmente il medico visita il paziente con un accurato esame obiettivo, esamina con particolare attenzione le arterie temporali e ricerca le aree edematose sulla superficie del cuoio capelluto. Inoltre, prescrive gli esami del sangue: gli esami di laboratorio sono molto utili per fare la diagnosi di arterite temporale.

  • Emoglobina: questo esame misura la quantità di emoglobina nel sangue
  • Ematocrito: misura la percentuale di sangue costituita dai globuli rossi
  • Esami della funzionalità epatica
  • VES: la velocità di eritrosedimentazione misura quanto velocemente i globuli rossi si depositano sul fondo di una provetta. Quando la VES è alta, è presente un’infiammazione significativa nel paziente
  • Proteina C reattiva: questo esame misura il livello di concentrazione di una proteina sintetizzata dal fegato: anche in questo caso un valore alto indica un’infiammazione
  • Il medico non si aspetta un alterazione degli autoanticorpi (anticorpi antinucleo e fattore reumatoide)

Questi esami sono piuttosto utili ma da soli non sono sufficienti diagnosticare l’arterite a cellule giganti. Di solito, per fare una diagnosi definitiva, il medico esegue una biopsia dell’arteria interessata dalla patologia.

La biopsia per l’esame istologico (del tessuto) si effettua in ambulatorio sotto anestesia locale. Gli altri esami che il medico utilizza per confermare e studiare meglio la vasculite sono la TAC e la risonanza magnetica.

Criteri diagnostici (ACR 1990) per la diagnosi differenziale di Arterite di Horton
Quando si rispettano 3 criteri su 5, nel 91% dei casi il paziente soffre di Arterite temporale:

  1. Mal di testa localizzato che non era presente prima
  2. VES superiore a 50
  3. Biopsia positiva
  4. Età, il paziente debe avere almeno 50 anni
  5. Gonfiore o diminuzione della pulsazione nell’arteria temporale

 

Terapia dell’arterite temporale

Non esistono delle cure definitive per la polimialgia reumatica e l’arterite temporale, ma queste malattie possono essere gestite con i farmaci cortisonici (che contengono cortisone). I cortisonici possono alleviare rapidamente i sintomi di entrambe le patologie.
Nell’arterite temporale si utilizzano dosi piuttosto elevate di Prednisone per evitare le complicanze gravi come la cecità, mentre nella polimialgia reumatica sono sufficienti dosi più basse di corticosteroidi.
Il paziente dovrebbe rispondere rapidamente e in maniera uniforme alla terapia, la mancanza di un miglioramento clinico entro pochi giorni deve far dubitare della diagnosi di arterite temporale o di polimialgia reumatica.

Il medico valuta attentamente la prescrizione dei farmaci corticosteroidei: prende in considerazione l’età, la presenza di altre patologie e gli eventuali farmaci che assume il paziente.
Il medico esamina soprattutto la funzionalità cardiaca, la funzionalità polmonare e la glicemia, che può aumentare a causa del cortisone.

La terapia cronica con i farmaci corticosteroidei può causare l’osteoporosi. Si consiglia l”assunzione di integratori di calcio e di vitamina D.

 

Dieta vegana,ragazzaRimedi naturali per l’arterite di Horton

Tra le cure naturali, un alimentazione corretta è sicuramente la più efficace, infatti una dieta vegana o crudista ha un forte potere antinfiammatorio e in certi casi è possibile evitare i farmaci (che non eliminano la causa, ma riducono solo i sintomi).

 

Prognosi e decorso dell’arterite temporale

Il medico consiglia a questi pazienti di fare le visite di follow up (controllo) una volta alla settimana oppure ogni 15 giorni per i primi due o tre mesi di terapia, poi ogni tre mesi nel periodo successivo.

Se ricompaiono i sintomi nel periodo in cui il paziente assume regolarmente i farmaci bisogna consultare il proprio medico di famiglia, può essere necessario modificare il dosaggio dei medicinali.

La maggior parte dei pazienti vive regolarmente e ha una normale aspettativa di vita.
Se il nervo ottico è atrofico e la lesione è importante, non è possibile il recupero della vista.