Rimedi di omeopatia

L’omeopatia è stata inventata da un medico tedesco, Hahnemann, vissuto tra il 700-800, in un’epoca complessa per il nostro continente.
Quest’uomo ha compiuto un atto profondamente rivoluzionario, innovativo, un atto perfettamente già presente nel pensiero ippocratico. Il giuramento di Ippocrate è il giuramento ai concetti basilari dell’arte medica. Il pensiero ippocratico si divide in due filoni:

  • Similaria similibus curentur (principio di similitudine)
  • Contraria contrario curantur (cura con il contrario)


È riconducibile a una serie di aforismi, in due tipologie dell’arte del guarire: l’arte del guarire attraverso il contrario, l’antitetico, l’anti-infiammatorio, l’antipiretico e l’antibiotico, poi a ciò si contrappone il vocativo: cerca di curare attraverso il simile. Hahnemann si trovava in un’epoca in cui la medicina era in profonda crisi, non aveva niente attraverso cui interpretare e quindi curare la gente che si rivolgeva a lui. Il suo pensiero si sviluppò in seguito alla lettura di un testo sulle erbe, leggendo gli effetti della China utilizzata per la cura della malaria. Egli ingerì alcune ‘dramme di China di buona qualità’ e osservò su se stesso lo sviluppo di sintomi del tutto simili a quelli patiti dai malati di malaria. Tali sintomi regredirono spontaneamente sospendendo l’assunzione della China. Questa esperienza indusse Hahnemann a considerare che una sostanza potesse curare sintomi identici a quelli che poteva produrre. Questo concetto, che rappresenta il principio fondante dell’omeopatia, si chiama ‘principio di similitudine’. Hahnemann aggiunse a questo principio due elementi ulteriori. Una volta preparata una soluzione del medicinale omeopatico, egli ipotizzò che la sua efficacia aumentasse attraverso la dinamizzazione della soluzione. Tale dinamizzazione era ottenuta applicando a ogni diluizione successiva del medicinale un numero prestabilito di succussioni (agitazioni longitudinali). Altra fondamentale svolta di Hahnemann fu di considerare il malato in una visione globale e non soltanto dai sintomi della sua malattia. Hahnemann sta traducendo un libro scritto da un inglese, conservato al museo dell’omeopatia di Lione. Il medico inglese fa una considerazione: perché in Europa la popolazione muore di malaria e in America ciò non accade? La popolazione americana non si ammalava perchè masticava le foglie di China: esso è il donatore primario del principio attivo, che poi si chiamerà chinino, da cui si ottengono gli antimalarici (l’unico presidio per le febbri malariche). Cooler fa una descrizione in termini di modello ‘medico del lavoro’. Scrive nel suo libro che i lavoratori che maneggiano la polvere di china alla fine della settimana presentavano dei sintomi di intossicazione sovrapponibili alle febbri malariche che la polvere di china vuole andare a curare, Cooler descrivendo l’analogia che esiste tra il potere tossicologico di produrre febbri ingravescenti ad andamento caratteristicamente a sega, con una caduta degli eccessi febbrili per crisi (con sudorazione), fotofobia, ecc…, e i sintomi che la polvere di china crea per un eccesso di assunzione, inventa l’omeopatia: che cos’è l’omeopatia? È un metodo che utilizza la legge di similitudine, si produce questo metodo attraverso l’utilizzo di sostanze diluite e dinamizzate.

La prima considerazione che fa Hahnemann è che:

  • non esiste una malattia senza un malato
  • non esiste un malato che non dia alla malattia una sua forma

Se prendiamo una popolazione di 100 persone e la sottoponiamo ad un’infezione di epatite B, il 3 % è destinato a morire entro la terza settimana per una necrosi epatica, l’85 % guarirà in 3 settimane – 3 mesi (ci vuole la negativizzazione dei fattori di replicazione virale) ed una piccola percentuale cronicizzerà, di cui una certa % evolverà in cirrosi ed una % di queste evolverà in cancro. Le 100 persone hanno interpretato (fatto evolvere) la malattia in tendenzialmente 100 modi diversi. Pasteur, il padre della batteriologia diceva che il batterio è importante, perché senza il batterio non ho la malattia, ma il terreno è tutto. Se la carica virale e la tipologia del virus è uguale per tutte le 100 persone, le evoluzioni possibili saranno 100 diverse, perché l’attore fondamentale è il malato. Etimologicamente il termine omeopatia deriva dal greco “Omoios” (simile) e “pathos” (sofferenza), è un metodo clinico e terapeutico che consiste nel curare i pazienti basandosi sull’applicazione del principio di similitudine e utilizzando medicinali a dosi estremamente diluite o infinitesimali. Si prende in considerazione la correlazione tra la malattia e le caratteristiche tossicologiche del medicinale.

 

Metodi di lettura

  • Metodo di lettura del malato e della sua malattia: è l’individuo che gioca il ruolo determinante nell’evoluzione delle malattie
  • L’utilizzo della legge di analogia di similitudine, si può chiamare ormesi. L’ormesi è la medicina del futuro, è quella scienza molto recente sviluppata negli ultimi 30 anni nelle università del Massachusetts, che sancisce l’inversione dell’azione di una sostanza (tossica) in base al fatto che venga somministrata in quantitativi misurabili o in quantitativi particolarmente bassi, tendenzialmente non misurabili, in modo che inverta la direzione di azione.

L’omeopatia deve essere considerata come un’opportunità per ridurre i costi della sanità e migliorare la salute del nostro ecosistema umano. La prima causa di ricovero in ospedale sono le interazioni tra i farmaci (164’000 persone), con un costo elevatissimo per la sanità. Facciamo un esempio: prendo un’ape, la pongo a macerare in alcool, la sottopongo a diversi passaggi ed ottengo il medicinale “apis mellifica”. L’ape quando punge inocula le sue tossine, che producono in loco e a distanza la reazione alla puntura dell’ape, che potrà oscillare da un semplice pomfo, a più pomfi, all’asma, fino allo shock anafilattico. Se prendo questo medicinale (rappresenta la tintura madre) e la inoculo in qualunque persona, si produrrà da un pomfo a più ponfi, fino allo shock anafilattico: si può indurre lo stesso risultato che si può produrre attraverso la puntura di un insetto. Se prendo una persona sottoposta ad un’eruzione di pomfi, ad un’orticaria od ad un’allergia alimentare, l’inalazione di qualsiasi allergene potrà dare gli stessi sintomi indotti dall’apis. Utilizzando l’analogia tra il potere tossicologico di queste sostanze, potrò, utilizzando il veleno di ape diluito e dinamizzato, per correggere tutte le situazioni in cui la pelle o altro si trovano in uno stato clinicamente sovrapponibile a quello dato ad esempio da una puntura di insetto. Non tutti alla puntura d’ape reagiscono allo stesso modo. Se mi trovo di fronte ad un’angina eritematosa (iperemia faringo-tonsillare) con un edema dell’ugola ed un dolore pungente migliorato dal freddo e peggiorato dal caldo, che rappresentano le caratteristiche reazioni otorinolaringoiatriche della somministrazione del veleno d’ape in forma ponderale (in maniera pesata), potrò trattarli con del veleno d’ape diluito e dinamizzato.

Ad esempio, l’Atropa belladonna funziona in ragione dei suoi componenti: l’atropina (che domina il quadro), gli alcaloidi (iosciamina e scopolamina), ecc… . I sintomi di un avvelenamento da Atropa belladonna sono:

  • mucose secche (azione muscarinica) e difficoltà nella deglutizione
  • pupille midriatiche (aperte e senza riflesso), con una paralisi di accomodazione ed un’ipersensibilità del soggetto alla luce
  • pelle secca ed arrossata
  • febbre e tachicardia
  • atonia intestinale
  • irrequietudine, confusione, eventualmente le allucinazioni e gli spasmi
  • più tardi compaiono una sonnolenza, un coma ed un arresto respiratorio

Se sono di fronte ad un’angina eritematosa, rossa viva, con un dolore riferito come uno spasmo, peggiorato dal movimento, che migliora applicando del caldo, userò la belladonna. L’azione flogosante della belladonna corrisponde alla tetrade di Celso: gonfiore, arrossamento, dolore, calore e functio lesa. Fondamentale è l’interpretazione dei disturbi. La belladonna è un rimedio per una tonsillite con una febbre molto alta, a grossa componente flogistica, nel caso di un’agitazione psicofisica, di convulsioni, di un’edema importante, ovvero con dei sintomi che, ad alte dosi, provoca l’Atropa belladonna.

Cirrosi: è un eccesso riparativo, non c’è più il ‘binario’ e la replicazione è tanta e disordinata. Generalmente il soggetto cirrotico possiede la tendenza a scivolare nell’eccesso disorganizzato, producendo dei cheloidi. La tendenza a produrre i cheloidi fa parte del modo di essere della persona.

La ricerca scientifica in omeopatia nasce da lontano, incontrando numerose difficoltà nella sua realizzazione, ma ha prodotto delle ricerche fondamentali, mai di fatto contestate. Se prendiamo una popolazione di basofili sottratti al sangue di persone allergiche e li poniamo in contatto con l’allergene della persona a cui sono stati estratti, i basofili degranulano, si comportano come reagenti ad una qualsiasi allergia, liberano istamina nel terreno circostante. Se in questo terreno mettiamo gli allergeni, l’istamina o l’apis in diluizione omeopatica, interferiremo nel processo di degranulazione con la facoltà di aumentarlo o di bloccarlo. A seconda della quantità di sostanza cambia il destino di azione della sostanza stessa. I disturbi con maggiore richiesta di farmaci omeopatici sono le infezioni respiratorie, l’ansia, l’insonnia, i disturbi gastro-intestinali, ecc… . L’omeopatia tiene conto delle modificazioni dei metabolismi che possono essere letti in chiave clinica e quindi richiede approcci terapeutici specifici. Un medicinale omeopatico è elaborato seguendo una farmacopea omeopatica in vigore in Italia dal 2006, che rappresenta in verità il ricevimento da parte del governo italiano delle disposizioni europee: “per medicinale omeopatico s’intende ogni medicinale ottenuto da prodotti, sostanze o composti, denominati ‘materiali da partenza omeopatici’, secondo un processo di fabbricazione omeopatico descritto dalla farmacopea Europea o, in assenza di tale descrizione, dalle Farmacopee utilizzate ufficialmente negli stati membri della UE”.

Sulla ricetta omeopatica si trovano i seguenti dati:

Hypericum perforatum in 9 CH (esprime le diluizioni in potenze centesimali) granuli (agisce a livello del sistema nervoso intervenendo, ad esempio, nei processi riparativi dei nervi, è anche un potente antidepressivo).

Il nome è generalmente in latino, descrive la sostanza di partenza, viene indicato inoltre il grado e il tipo di diluizione e la forma farmaceutica.

 

Metodo di preparazione

Prendo una unità di tintura madre e viene sciolta in 99 parti (in un diluente in un determinato rapporto).

Ecco il metodo di diluizione hahnemanniano: per ogni diluizione, una unità di tintura madre viene sciolta in 9 (per le diluizioni decimali DH), o 99 (per le diluizioni centesimali CH) parti di alcool a 70°, ovvero sottopongo la sostanza a dei livelli di demoltiplicazione, a volte tanto elevati, che si accusa il medicinale omeopatico, di non contenere nulla. La diluizione della vitamina B, ad esempio, è 5 CH. La diluizione omeopatica dei feromoni si utilizza in agricoltura per le coltivazioni biologiche. Si circonda il campo di esche biologiche, ovvero di esche caricate con i feromoni che emette la femmina, per attirare il maschio. I medicinali omeopatici sono presenti, codificati ed utilizzati nel 90 % degli stati europei.

 

La clinica in omeopatia

Queste sono le caratteristiche della visita medica omeopatica: la visita medica è volta ad indagare non solo la natura della malattia, ma anche la sua “causalità” e le sue “modalità” e il modo del malato di “vivere” la propria malattia. Con il termine “causalità” s’intendono le circostanze ambientali, fisiche e psicologiche che possono aver influenzato la comparsa della malattia. Con il termine “modalità” s’intendono i modi di reagire individuali ai sintomi della malattia. Un altro degli assi portanti della medicina omeopatica è che i sintomi debbano essere anche interpretati come il tentativo dell’organismo di riparare la propria malattia: una febbre rappresenta la risposta immune all’infezione, la tosse aiuta l’organismo a liberarsi del muco. I medicinali omeopatici potrebbero stimolare la reazione di autoguarigione dell’organismo ammalato. Bisogna cercare sempre di avere una visione globale del malato e dei sintomi della sua malattia, ben distinti dai sintomi della sua soggettiva interpretazione della malattia, se si vuole affrontare una febbre si usa quasi sempre la tachipirina. Se la si vuole curare omeopaticamente, si darà della belladonna nel bambino con una febbre improvvisa, sudato e in uno stato di agitazione, oppure si darà dell’Aconitum in un bambino con una febbre altissima insorta a metà della notte, con l’assenza di traspirazione, in uno stato di paura. Si userà la Brionia se la febbre è insorta invece con una progressione, impiegando 3-4 giorni per raggiungere il plateau febbrile, con un risentimento sinoviale (articolare, polmonare, ecc…).

Devo prendere in considerazione:

  • Causalità: la coincidenza tra un evento e l’inizio di un problema, a volte la causalità corrisponde all’etiologia, a volte no. L’evoluzione di un’epatite virale in un soggetto normale sarà diversa da un’epatite insorta in un tossicodipendente, cambia la lettura generale della persona, ma è importante chiedere quali sono gli altri sintomi per scegliere la terapia più adeguata (chiediamo perciò se ha problemi digestivi o negli ormoni sessuali).
  • Modalità: rappresenta la maniera di leggere la soggettività dell’individuo, ovvero ciò che fa stare meglio / peggio il paziente, ad esempio il mal di gola migliora con il caldo / freddo, oppure anche un dolore articolare può migliorare con il caldo/freddo ed un riposo/movimento.
  • Costituzioni: rappresenta la maniera di interpretare l’individuo attraverso la sua esteriorità, ad esempio esistono delle persone mediamente più corte, o mediamente più lunghe, e ad esempio la TBC avrà uno sviluppo in un certo senso nei longitipi, con uno sviluppo diverso nei brachitipi. Le caverne si producono essenzialmente nei brachitipi, mentre l’andamento miliare si produce essenzialmente nei longitipi.
  • Studio del tipo sensibile: corrisponde agli effetti collaterali legati alla medicina, ad esempio l’aspirina può dare emorragie, è un’idiosincrasia del soggetto (una reazione di cui non ho conoscenza e giustificazione)
  • Studio del terreno

La visita omeopatica è sovrapponibile alla visita medica, la differenza sta nel risultato che voglio ottenere, scegliendo la terapia più adatta. Se in 10 tipologie di febbri diverse utilizzo sempre la tachipirina, prescindendo dalle caratteristiche della piressia, e dall’interpretazione dell’individuo della sua piressia, l’omeopata è costretto ad analizzare tutte le caratteristiche della febbre e in base a queste, scegliere una terapia adeguata. Esiste il Rhus toxicodendron che produce nelle persone che ne sono intossicate, una rigidità che peggiora con i primi movimenti, invece vb5migliora con i movimenti successivi, quindi il rhus toxicodendron è il rimedio per buona parte delle manifestazioni artrosiche. L’omeopatia non riesce a far scendere la febbre al di sotto dei 38 gradi, perché non ha una sufficiente azione farmacologica diretta, ma ha un’azione stimolante il sistema umano che riequilibra la propria febbre. Tutto il collaterale allo stato febbrile, tende a ridursi. L’ossido di fosforo se viene inalato produce quadri flogistici sovrapponibili a infiammazioni virali e batteriche. Su questo principio, in caso di una bronco-polmonite scelgo il fosforo, ma non si può dire che lo si utilizzi in un quadro bronco-polmonare, si hanno delle difficoltà ad effettuare uno studio perché in omeopatia si tende a soggettivizzare, ad ogni persona si daranno dei medicinali diversi, non si può standardizzare come si fa nella medicina tradizionale. I meccanismi secondo i quali i medicinali omeopatici agiscono non si conoscono, perché non esiste la cultura della microfarmacologia, esiste una letteratura importante che dimostra che nel 92 % dei casi le sostanze si comportavano secondo il criterio che al crescere di una sostanza cresce l’effetto, ma superato un certo quantitativo, quest’effetto tende a scemare.