Parto pre-termine

Ogni giorno nascono dai 10 a 15 bambini a termini e sono definiti sani o fisiologici se nascono a termine, tra 39 e 41 settimane, ha un peso adeguato per l’età, la gravidanza è stata fisiologica, la rottura delle membrane è durata meno di 24 ore e ha un indice di APGAR a 5 minuti sopra il livello 7.
Una volta nato rimane 2-3 giorni in ospedale in quanto è stata sposata l’idea della dimissione precoce e sicura, prima della dimissione al bambino vengono fatti vari controlli, perché la nascita non è un cambiamento totale, è un adattamento alla vita extrauterina, quali:

  1. stabilità cardiorespiratoria
  2. buona idratazione
  3. bilirubina inferiore ai 12 mg


Questo perché il bambino alla nascita ha un ittero fisiologico se la bilirubina non sale sopra i 12 mg, ma se è superiore, o se sale precocemente nelle prime 12/24 ore, va smaltita in quanto è neurotossica e se va a depositarsi a livello dei nuclei della base determina il cosiddetto ittero nucleare, che può dare una paralisi cerebrale distonica, col bambino intelligente, ma con un’incoordinazione del movimento in quanto ostacola lo sviluppo motorio.

  1. Deve riuscire ad alimentarsi (preferibilmente al seno)

Cioè deve attaccarsi, saper succhiare e deglutire. Non è una cosa così scontata e banale ed esistono varie problematiche, in quanto il bambino può avere difficoltà ad attaccarsi al seno o il capezzolo può essere troppo grande per la bocca del bimbo, possono esserci ragadi e la madre sente dolore alla suzione del bambino, etc… . E’ il problema principale dei primi 15 giorni di vita del bambino, per cui le neo-mamme si rivolgono al pediatra e/o al medico di base. Personale ostetrico preparato anche all’interno del reparto può consigliare e aiutare la mamma in modo che la suzione stimoli l’ossitocina e la montata lattea. Non è così facile, ma se se si riesce ad instaurare l’allattamento al seno si cerca di mantenerlo il più a lungo possibile, 6, 8, 10 mesi. Alcuni bambini continuano fino anche al 2^, 3^ anno di vita, più per una funzione affettiva, relazionale che ne alimentare.

  1. Deve riuscire ad urinare

Il bambino entro le prime 24 ore deve avere la prima diuresi, che bagni il pannolino. I pannolini vengono pesati (anche all’interno del nido) per assicurarsi che il volume di urina prodotta sia sufficiente.

  1. L’alvo deve essere aperto

Non devono esserci difficoltà ad espellere il meconio perché potrebbe essere sintomo di una patologia malformativa, come una stenosi o un diaframma.

  1. Glicemia > 40 mg/dl

L’ipoglicemia è una delle situazioni più pericolose per il cervello, in quanto il suo substrato energetico principale è dato dagli zuccheri. In caso di problema metabolico o un ostacolo alla presenza dello zucchero nel sangue ci sono danni cerebrali gravissimi. Al minimo cenno di qualcosa che non va anche in caso di alimentazione presente, va fatto uno stick glicemico.

  1. Non deve perdere più del 10% del peso corporeo dopo la nascita

Il bambino può perdere un po’ di peso, ma non può essere maggiore del 10-15 %.

  1. Screening neonatale


Su tutto l’ambito nazionale sono obbligatorie per le malattie metaboliche congenite come la fenilchetonuria e l’ipotiroidismo. Le singole regioni sono poi libere su altre malattie metaboliche come la mucoviscidosi, l’omocisteinuria e la galattosemia. Sono effettuati tramite analisi sul sangue preso dal tallone del bambino che va poi al laboratorio centralizzato di riferimento (Bologna per l’Emilia-Romagna) dove vengono valutati questi difetti congeniti. Nelle regioni con apparecchiature moderne che possono svolgere su uno stesso campione indagini su più metaboliti, si riesce a fare una diagnosi precoce (a 72 ore dalla nascita) di queste malattie congenite (anche se singolarmente sono rare, assieme non sono trascurabili come incidenza). Nella realtà di Modena si fanno screening anche per l’udito, con la reattometria acustica. In prossimità delle orecchie del bimbo viene posto lo stimolo e si valuta la reazione, identificando così buona parte delle ipoacusie congenite. Viene anche valutata l’acuità visiva, a bambino sveglio e con gli occhi aperti, valutando la possibilità di fissare o inseguire uno stimolo ben contrastato. Si può anche valutare la lussazione congenita dell’anca (anche se non è obbligatorio), perché non è mai stato dimostrato che queste manovre di semeiotica siano così sensibili e specifiche per individuare i portatori della lussazione congenita. Il test è semplice, stendendo le gambe si cerca un’asimmetria tra le pieghe o una distanza maggiore tra la cresta iliaca e il tallone, o si può fare una flesso estensione dell’anca, sentendo lo scatto (nel bambino non si sente molto). Se c’è una famigliarità all’anamnesi dei famigliari stretti si valuta anche radiologicamente. Entro il terzo mese tutti i bambini fanno una ecografia delle anche per vedere se la testa del femore è normalmente posizionata nell’acetabolo.
Cefaloematoma: in un parto naturale, durante il passaggio nel canale del parto può verificarsi uno scollamento dei piani cutaneo e sottocutaneo della teca cranica e quindi un accumulo o una sorta di ematoma a quel livello. Non è raro, soprattutto se il parto è stato un po’ distocico, ma va differenziato da un tumore da parto, che è morbido e poco delimitato, a differenza del cefalo ematoma che è duro e ben definito (il sangue esercita una pressione). Se non si interviene il cefaloematoma si organizza e si può avere una calcificazione della raccolta con la formazione subito di una calotta e se dentro non si riassorbe bene si può avere una bozza che esteticamente può essere disturbante. Quindi va monitorata ed eventualmente evacuata, sennò da origine ad asimmetrie craniche un tempo più frequenti.

 

 

Parto naturale,plesso brachialeIL BAMBINO PRETERMINE

Un bambino pretermine è un bambino nato prima della 37 settimana. Esiste un’età gestazionale minima per considerare un neonato capace di sopravvivere (cambia tra gli stati, in Italia è 23 settimane, con un peso minimo di 500 g). Negli ultimi anni la sopravvivenza dei pretermine è molto aumentata: si riesce a mantenere in vita neonati di 24-25 settimane. Il problema è che questi bambini probabilmente avranno gravi handicap neuro-psico-sensoriali e inoltre richiederanno costi molto elevati per essere mantenuti in vita. Non si è ancora riusciti ad identificare con sicurezza le cause della prematurità, ma si pensa che sia una situazione multifattoriale, su cui influiscono:

  • abitudini di vita: tra gli immigrati l’incidenza di nascite premature è molto maggiore rispetto alle popolazioni autoctone, e si pensa che ciò derivi dallo stress dovuto all’adattamento al nuovo ambiente. Un ulteriore fattore incidente è lo spostamento in avanti dell’età in cui si fanno figli, generalmente dopo i 35 anni, mentre l’età ideale affinché la gravidanza sia ottima sarebbe dai 20 ai 30 anni
  • Cause genetiche
  • Cause ambientali

Un neonato è sottopeso quando pesa meno di 2,5 Kg. Tra essi si distinguono i pre-termine se nascono prima delle 37 settimane, mentre sono piccoli per l’età gestazionale se nascono a termine, ma il loro percentile è minore del 5 o del 10 a seconda delle scale usate.

 

 

Caratteristiche del bambino pretermine

  • Lanugine al tronco e al volto, scarso pannicolo adiposo
  • Cute liscia, trasparente, di colorito roseo scuro, lucida alle estremità
  • Pianta del piede senza solchi
  • Edemi alle estremità e alla radice delle cosce
  • Capelli lanosi sottili, senza stempiamento
  • Cranio relativamente voluminoso rispetto al tronco, porzione encefalica > facciale, ossa craniche di consistenza minore e fontanella ampia, con ossa facilmente spostabili
  • Genitali e ghiandole mammarie: sviluppo incompleto
  • Assente o scarso sviluppo delle cartilagini auricolari
  • Ipotonia assiale e scarse competenze antigravitarie
  • Aumento della FR e FC (>160 battiti/min) e dispnea

I bambini pretermine in genere hanno una pelle molto rosa, coperta da lanugine, con i padiglioni auricolari poco elastici perché prevedono poca cartilagine e la ghiandola mammari è molto ridotta. Il bambino ha di solito un impegno respiratorio notevole per mantenere un adeguata ossigenazione. Le pieghe della pianta dei piedi sono assenti, mentre la cute è molto liscia e sottile, per cui è facile avere delle soluzioni di continuo, delle fessurazioni e infezioni. La semplice esposizione all’aria fa poi sì che vi sia una marezzatura della cute, che assume il cosiddetto aspetto di cute a mortadella, espressione della difficoltà al controllo vascolare del microcircolo.

 

Problematiche dei nati pretermine


1) MALATTIE RESPIRATORIE

Malattia con membrane ialine o distress respiratorio idiopatico (RDS): è la causa più frequente di patologia respiratoria tra i nati pretermine, con mortalità fino al 15 %. È determinata da carenza di surfactante, accompagnata da un’immaturità della parete toracica, centri respiratori depressi da ipossia, circolo fetale ed alveoli immaturi. Tutto ciò altera il rapporto tra ventilazione e perfusione, con ipossia, ipercapnia e acidosi, dapprima respiratoria, poi mista. L’acidosi riduce ulteriormente la produzione di surfactante.

Alla nascita di un bambino pretermine viene effettuata subito un RX toracico per valutare la quantità di aria presente nel polmone e in seguito per valutare l’opacità e quindi la formazione delle membrane ialine, che impediranno lo scambio gassoso alveolare. In genere alla nascita di un pretermine il polmone subito è opaco (di tipo epatizzato) perciò non si riconosce l’ombra cardiaca. Dopo somministrazione di surfactante solitamente si distribuisce in maniera diversa tra i due polmoni, in quanto si concentra di più a destra per motivi anatomici. Per questa ragione va fatta successivamente alla somministrazione una lastra di controllo. L’RX viene effettuata a tutti i bambini con problemi respiratori, dispnea, ecc… . Viene fatta anche per una questione prognostica: infatti un bambino può respirare bene per le prime ore dopo la nascita, ma se il reperto radiografico mostra delle opacità, si può prevedere lo sviluppo di un quadro di distress e predisporre già le future manovre.
I segni clinici sono quelli tipici di un distress respiratorio accompagnati ad altri più specifici:

  • Segni di distress: dispnea prevalentemente inspiratoria e tachipnea, alitamento delle pinne nasali, rientramenti al giugulo, intercostali e sottocostali, bilancia toraco-addominale, cianosi, gemito espiratorio, emogas alterata, tachicardia seguita tardivamente da bradicardia e ipotonia.
  • Segni più specifici: tipico soffio sistodiastolico irradiato anche posteriormente (per permanenza dell’apertura del dotto di Botallo), all’RX opacità polmonari e aree di enfisema compensatorio interstiziale, con un possibile successivo pneumotorace.

Terapia: si richiede una ventilazione assistita con CPAP (ventilazione continua a pressione positiva) o, se i parametri peggiorano (peggioramento clinico o PaO2 <40, PCO2 > 65 e Ph < 7.20) si richiede una ventilazione meccanica (SIMV: synchronus intermittent mandatory ventilation o HFO: high frequency ventilation), che possono mantenere il respiro spontaneo del neonato o sostituirlo completamente.

Prevenzione: per le gravidanze a rischio di parto pretermine, si fa una terapia di induzione della sintesi di surfactante con il cortisone (alla madre).

Polmonite: nelle prime ore di vita bisognerà distinguere un distress dovuto alla RDS da quello dovuto ad una polmonite, che spesso viene determinata dalla presenza di germi nel liquido amniotico, derivanti a loro volta da una corionamnionite materna.

Pneumotorace: è una delle conseguenze più frequenti del distress respiratorio, in quanto questi tessuti sono rigidi e facilmente possono rompersi facilmente. Quindi la rottura delle pleure avviene sia per un’immaturità delle strutture sia per la maggiore o minore invasività delle manovre usate; le ventilazioni possono usare delle pressioni leggermente aumentate rispetto a quelle spontanee, per cui possono essere causati dei barotraumi. In caso di pneumotorace si potranno osservare: dispnea marcata (è il segno che fa scattare l’allerta), torace asimmetrico, turgore delle giugulari, edema a mantellina, mancanza di rumori respiratori (difficile da avvertire, perché pur essendo i fonendoscopi molto piccoli, su un neonato di 600-700 g coprono comunque una superficie troppo ampia per dare dei reperti accurati). Il reperto di maggiore importanza è la dispnea ingravescente, che insorge in maniera improvvisa. Se si tratta di uno pneumotorace iperteso si osserverà uno spostamento del mediastino. Il problema è che la situazione è urgente e non si può aspettare di effettuare una radiografia per avere la conferma della diagnosi: se bisogna decidere in fretta se drenare o meno, per essere sicuri che sia uno pneumotorace si può ricorrere alla TRANSILLUMINAZIONE (sorgente di luce fredda, che illumina in maniera completamente diversa l’aria dai parenchimi), attraverso la quale si nota una completa asimmetria dei due emitoraci perché quello con l’aria si illumina di più. Una volta confermata la diagnosi con una lastra si può procedere a drenare lo spazio pleurico con un butterfly (si punge e si aspira, riportando la pleura a parete di solito) collegato ad una siringa con cui si aspira l’aria, in attesa di disporre un drenaggio ad aspirazione continua se il bambino non si riprende spontaneamente in un tempo breve. (il drenaggio può essere messo sia dal chirurgo che dal neonatologo). E’ importante prima di inserire l’ago valutare con una trasversale la forma del PNX e la posizione: lo si delimita. Quando si entra con l’ago bisogna puntare verso l’aria. Va punto tra la linea ascellare anteriore e mammillare. Se si ha a che fare con una bambina non va danneggiata la ghiandola mammaria. E’ una delle poche manovre salvavita del neonato, anche perché un PNX può determinare un rallentamento o un arresto cardiaco.

Ipoplasia polmonare: può essere abbinata o meno alla prematurità ed è dovuta ad una scarsa ingestione di liquido amniotico, che è responsabile, tramite la sua continua ingestione/inalazione, dello sviluppo del polmone. Il diaframma si trova al 5-6° spazio intercostale invece che al nono e si fa diagnosi con l’RX. Ci sono delle condizioni che favoriscono l’ipoplasia polmonare, come l’ernia diaframmatica, in cui una parte dei visceri addominali ernia nel torace, o sindromi come quella di Potter (ipoplasia polmonare e oligoidramnios): il polmone piccolo è anche immaturo e poco adatto agli scambi respiratori, quindi quando si effettua la lastra bisognerà guardare, oltre alla trasparenza polmonare, anche dove arriva il diaframma e se si notano anse nel torace. Vista l’immaturità polmonare bisognerà ricorrere alla ventilazione meccanica ad alta frequenza oscillatoria (la CPAP non è sufficiente), per superare il sintomo che ci fa fare diagnosi, cioé l’ipossia refrattaria, che di solito accompagna questa ipoplasia, e l’insufficienza respiratoria, che si manifesta con un aumento dei valori dell’anidride carbonica (che va costantemente monitorata, si parla di ipossia se la PO2 è > 35-40 mmHg). Una volta stabilizzata la situazione si potrà ricorrere ad un eventuale intervento chirurgico correttivo, per esempio dell’erniazione di visceri nel torace.

Si sospetta un’ipoplasia polmonare in:

  • Oligoidramnios documentato
  • Rottura delle membrane imprecisata
  • Patologie renali
  • Ernia diaframmatica

2) TERMOGENESI

I prematuri hanno un grosso deficit termogenetico per l’ampia superficie corporea rispetto alla massa, lo scarso grasso bruno e l’incapacità di produrre brividi o sudore. Basta lasciare aperta l’incubatrice anche per pochi minuti perché si abbassi la temperatura corporea e l’ipotermia nel pretermine è pericolosissima ( a differenza del nato a termine ), che peggiora tutte le altre situazioni. Subito dopo la nascita il bambino va messo in un sacchetto di plastica che lascia fuori solo la testa, perché non basta il pannello riscaldante, si deve poi avvolgere il neonato in teli caldi, o disporlo in incubatrici a doppia parete o tunnel in plexiglas; si deve mantenere un’alta umidità (60-80 %) all’interno dell’incubatrice; eventuale somministrazione precoce di glucosio. Importante contrastare la perpsiratio insensibilis con teli di plastica, perché facilmente questi bambini si disidratano e bisogna approntare il prima possibile delle vie di infusione di liquidi.

3) ENTEROCOLITE NECROTIZZANTE

Diventa importante perché la cinesi, ovvero l’attività peristaltica dell’intestino, è molto limitata e il meconio è eliminato con difficoltà. C’è anche un’ipotonia dei muscoli addominali, per cui il bambino fatica ad evacuare. E’ una situazione di semiparesi intestinale. Il rischio infettivo è notevole quindi, anche perché le difese del bambino sono limitate e la cute non è quella barriera che sarebbe in un bambino a termine, e i germi sono sempre presenti nell’ambiente, quindi il bambino è sempre a rischio di infezione.

4) RISCHIO INFETTIVO

Le infezioni nei neonati prematuri sono un rischio costante, ma quelle che sono realmente pericolose sono quelle nosocomiali, non quelle verticali dalla madre quindi, ma quelle orizzontali. Questo perché hanno anche molteplici vie d’ingresso per una possibile infezione, tra le cannule nasali ed i cateteri periferici. Oltre a queste vi sono anche dei cateteri percutanei, i PIC, per l’alimentazione parenterale, quindi ulteriori soluzioni di continuo possibili porte d’ingresso. I neonati prematuri sono maggiormente esposti, sia alle infezioni precoci trasmesse dalla madre (Streptococcus emolitico di gruppo B, Pseudomonas, Escherichia coli, Serratia, Lysteria, Staphilococcus ed Enterococchi) sia e soprattutto alle infezioni nosocomiali da Streptococcus epidermis, Staphylococcus aureus, Pseudomonas, Escherichia coli, Klebsiella e Candida. La presenza di cateteri centrali, aspirazioni endotracheali, prelievi dalle vie centrali e le tante manovre invasive (ad esempio il drenaggio di uno pneumotorace) sono fattori di rischio infettivo.

5) COMPLICANZE PER IL SISTEMA NERVOSO CENTRALE

Le neurolesioni si evidenziano con le ecografie cerebrali, fatte almeno 2 volte alla settimana nei pretermine (si usa la finestra acustica data dalla fontanella anteriore) e si può valutare lo stato dei ventricoli. Si può avere ad esempio un‘emorragia intraventricolare col sangue che viene dalla matrice germinativa e si espande all’interno dei ventricoli. Quando i ventricoli sanguinano si forma come un orletto, una ependimite o si può avere una vera e propria ostruzione delle vie liquorali e quindi un idrocefalo, con la distensione dei ventricoli laterali. Si possono poi avere emorragie intraparenchimali. Le emorragie si hanno facilmente nei prematuri perché vi è la matrice germinativa periventricolare, che è una sostanza temporanea gestazionale fragilissima e piena di cellule, ed è composta da piccolissimi vasellini (non sono nè arteriole nè venule) che si possono rompere al minimo insulto o sbalzo pressorio, al minimo cambiamento delle condizioni di base, come anche un colpo di tosse. Questo avviene perché non c’è un sistema di autoregolazione del flusso cerebrale. Quindi uno sbalzo pressorio può rompere questi vasi e determinare un’emorragia che, se resta confinata alla matrice germinativa, rimane incistato nella parete, mentre se si rompe nei ventricoli dà un emorragia ventricolare (con una conseguente irritazione). Se si rompe invece verso il parenchima allora parte sì dai ventricoli, ma si infiltra nella sostanza bianca e dà un vero e proprio infarto venoso (emorragia parenchimale). Nelle immagini ecografiche appare prima come un’area bianca che piano piano si buca e restano poi delle cisti simili a quelle della leucomalacia periventricolare, che possono essere sia confluenti che isolate che danno una necrosi, uno sfrangiamento della sostanza bianca. La zona in cui si formano è però quella in cui decorrono le fibre del fascio corticospinale, la zona in cui il fascio dal primo motoneurone scende nella capsula interna. Se con un’emorragia gli esiti non sono mai drammatici, nel caso della leucomalacia si va invece verso una paralisi cerebrale. Il danno cerebrale si quantifica però con la risonanza magnetica, molto più sensibile dell’ecografia. Con la leucomalacia si ha come esito una distensione atrofica dei ventricoli laterali che erodono gran parte della sostanza bianca. Con l’ecografia si vedono quindi nella leucomalacia inizialmente i segni di alterazione con iperecogenicità periventricolare, che in poche settimane si trasformano in cisti che erodono poi la sostanza bianca. Questo fenomeno è però in diminuzione nel corso degli anni. Nell’ecografia si possono anche riscontrare nel SNC infarti ischemici e sono importanti per le microlesioni o le macrolesioni nel sistema nervoso centrale del prematuro.

Queste lesioni sono però la punta dell’iceberg, perché sono quelle evidenziabili, ma ve ne sono molte altre misconosciute, almeno fino a che non si fa una RM a termine e si possono evidenziare degli spazi extracerebrali aumentati e i ventricoli dilatati. Se l’aumento degli spazi e la dilatazione non è eccessiva, se è limitata, la prognosi è buona, mentre se è marcato questo aumento, si riducono lo spessore della sostanza bianca e anche la girazione corticale (le circonvoluzioni sono minori) con una conseguente maggiore atrofia cerebrale. Queste alterazioni sono il motivo principale per cui i pretermine, a distanza anche di anni dalla nascita, hanno difficoltà scolastiche e comportamentali, perché è venuto a mancare loro lo sviluppo degli SPN, dei neuroni del sottopiatto, che rappresentano il punto di partenza dei neuroni che vanno a formare la corteccia, determinandone lo sviluppo e la complessità, nonché le connessioni tra la corteccia e i nuclei sottostanti. Questo fenomeno, detto l’encefalopatia dei neonati pretermine, è l’iceberg dei problemi nel SNC di questi bambini. Le conseguenze dell’encefalopatia sono quindi una sostanza bianca meno sviluppata, una corteccia con meno circonvoluzioni, un cervelletto più piccolo, un tronco più atrofizzato che si manifestano come problemi nei primi anni di vita, con maggiore lentezza o goffaggine, oppure possono evidenziarsi nel periodo scolare con difficoltà e fragilità maggiori.

I bambini pre-termine sono quindi seguiti nel follow-up per capire se sono normali o no. Si vedono quindi a 13 settimane dal termine previsto, a 3 mesi dalla nascita prevista, 5 da quella reale. Si valuta se il movimento del bambino è appropriato o se è monotono, ripetitivo, e si esegue poi l’esame neurologico, mettendo il bambino seduto, valutando qui se il lattante presenta rigidità posturali o del capo (segno della distonia del pretermine), o se dondola avanti e indietro fisiologicamente. Quindi la qualità del movimento e il tipo di raddrizzamento a 3 mesi possono essere indici di un problema importante e non transitorio. A 2 anni dalla nascita il bambino prematuro seppur con uno sviluppo e un’intelligenza normale, può, in caso di presenza di queste alterazioni, avere difficoltà motorie, una diplegia spastica, la tipica malattia dei pretermine che ha subito un danno al SNC come la leucomalachia periventricolare. Questa patologia ha diversi gradi, al grado 1, il meno grave, seppure con difficoltà motorie il bambino è autonomo, con un discreto equilibrio, ma ha un impaccio motorio e non potrà mai correre o fare tennis e con ausili appositi potrà poi essere facilitato nel movimento, ma non sarà a livello motorio pari agli altri coetanei, anche se la sua vita di relazione non sarà compromessa.

6) IMMATURITÀ EPATICA: per insufficienti depositi di glicogeno, ipoproteinemia, ipoprotrombinemia e deficit di attività enzimatiche

  • se sono presenti ipoalbuminemia, e/o edemi, emorragie: somministrare albumina o plasma fresco (proteine e fattori della coagulazione)
  • monitoraggio della glicemia e somministrazione soluzione glucosata al 5-10 %
  • gestione bilirubina: valori di bilirubinemia superiori a 14-15 mg/dl richiedono fototerapia, valori di bilirubina superiori a 18-20 mg/dl richiedono exanguinotrasfusione, sopratutto in caso di ipossia, acidosi, sepsi, ipoglicemia, ovvero fattori che possono favorire una maggiore permeabilità della barriera emato-encefalica

7) DIFFICOLTÀ RENALI: edemi, disidratazione, acidosi od alcalosi per ridotta filtrazione glomerulare, diminuita capacità a risparmiare acqua, insufficiente regolazione acido-base, alterazioni della clearance dei sali minerali ed aumento di tossicità dei farmaci da escrezione incompleta.

8) DIFFICOLTÀ DI ALIMENTAZIONE: perdita di peso, alterato catabolismo proteico, rigurgiti, aspirazione nelle vie aeree, distensione addominale e ritardo di crescita (malnutrizione post-natale). Questo avviene per un’immaturità degli enzimi digestivi, la scarsa capacità gastrica, il ritardo o un assente svuotamento gastrico, l’acalasia del cardias, l’immaturità dei centri della suzione e della deglutizione, il riflesso della tosse assente, la muscolatura addominale poco sviluppata e la diminuita capacità di assorbimento dei grassi.

 

9) ANEMIA: da prelievi ematici, da lenta risposta eritroproietica o da esagerato calo post-natale Hb

10) RITARDI O DIFETTI DI OSSIFICAZIONE: osteomalacia del prematuro

11) COMPLICANZE A MEDIO E LUNGO TERMINE

  • Retinopatia del pretermine
  • Broncodisplasia
  • Difetti dell’udito (da antibiotici ototossici e dal rumore delle incubatrici)
  • Handicap minori (problemi del comportamento) o maggiori (paralisi cerebrali, ritardo mentale o cecità) in relazione al grado di prematurità e alla gravità delle lesioni cerebrali