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La frattura della clavicola

 

 

Anatomia della clavicola.

La clavicola è un osso lungo e stretto con una forma di “S” che collega lo sterno alla scapola, precisamente all’acromion.

L’articolazione della spalla è la più mobile del corpo umano perché il braccio è collegato al tronco attraverso due ossa molto flessibili e libere di ruotare, alzarsi e scendere: la scapola e la clavicola.

Questa mobilità però comporta una minor resistenza ai traumi rispetto ad anca e bacino che sono molto più rigide ma non si fratturano facilmente.

La clavicola ha anche la funzione di proteggere i nervi del plesso brachiale che innervano la spalla e tutto il braccio oltre ai vasi sanguigni che decorrono dal cuore al braccio.

Anatomia della clavicola con una radiografia che mostra le ossa.

 

Cosa vuol dire fratturarsi la clavicola?

E’ la rottura dell’osso della clavicola, cioè quello che si trova esattamente sopra il petto.

La frattura è spesso scomposta, cioè i due monconi non rimangono a contatto lungo la rima di frattura, ma l'incidente causa la rotazione o lo spostamento di un frammento rispetto all'altro.

In caso di frattura scomposta si vedrà a occhio nudo uno scalino nel punto di rottura. 

 

 

Chi sono i soggetti colpiti?

La frequenza di fratture della clavicola è relativamente elevata rispetto alle altre ossa, soprattutto colpisce i giovani sportivi che praticano sport in cui è possibile cadere a terra; si vedono spesso ciclisti, sciatori, motociclisti, motocrossisti, rugbysti ecc.

Il meccanismo traumatico che rompe l'osso è la caduta indiretta sulle mani, raramente la causa è un trauma diretto perché bisognerebbe atterrare tra la spalla, il petto e il mento.

 

Nei neonati può capitare durante il parto la frattura claveare se la nascita è difficile a causa delle dimensioni del nascituro.

I bambini piccoli subiscono le fratture a legno verde, ovvero lesioni dell'osso che non coinvolgono il periostio: il rivestimento osseo.

 

 

Quali sono i sintomi?

I soggetti colpiti avvertono dolore insopportabile, gonfiore, rossore e calore, tipici di un infiammazione.

Il movimento del braccio è quasi impossibile, ruotare, sollevare o portare indietro la spalla è molto doloroso, inoltre i movimenti del collo possono dare fastidio perché avvengono grazie alla contrazione dello sternocleidomastoideo che si inserisce proprio sulla clavicola.

 

In caso di frattura scomposta si noterà una sporgenza ossea, soprattutto quando l'edema infiammatorio si riduce di volume.

Se i frammenti di clavicola ledono i nervi del plesso brachiale che originano dal midollo spinale cervicale e permettono il movimento del braccio si può causare una paresi del braccio fino alle dita della mano, oltre alla perdita di sensibilità lungo l'arto superiore.

I monconi ossei della frattura claveare possono lesionare un arteria o una vena, in particolare la succlavia che decorre posteriormente alla clavicola.

In rarissimi casi un frammento di clavicola penetra nel polmone causando uno pneumo-torace.

 

 

Come si arriva alla diagnosi?

La prima cosa da fare è una corretta anamnesi per capire il meccanismo di lesione, l'intensità e la sede esatta del dolore, l'impossibilità di muoversi, i segni dell'infiammazione.

La diagnosi si fa con la radiografia che mostra un infrazione oppure una rottura con due o più frammenti di osso.

Clinicamente per i primi 3 giorni il dolore è costante e molto forte, successivamente si sente solo tentando di muoversi e con la pressione.

In pronto soccorso valuteranno lo stato di nervi, vasi sanguigni e polmone con gli esami strumentali indicati.

Frattura scomposta della clavicola nel terzo medio.

 

 

Cosa fare? Qual è la terapia?

Nella prima fase è necessario un bendaggio alla Desault del braccio contro il torace se la frattura è composta, invece se si tratta di rottura scomposta verrà prescritto un tutore a "8" che spinge posteriormente e in basso la clavicola per tentare di avvicinare i due monconi.

Indossare questo tutore è necessario per una corretta riparazione della clavicola, ma può causare perdite di sensibilità e formicolio nella regione ascellare e alle dita della mano.

Questi sintomi neurologici generalmente regrediscono progressivamente in 1-2 mesi quando si smette di utilizzare il tutore.

 

La Magneto Terapia a bassa frequenza aiuta la formazione del callo osseo perché stimola gli osteoblasti a depositare il calcio nell'osso e a fissarlo.

 

Quando la frattura si consolida e la calcificazione è visibile dalla radiografia si deve iniziare prima possibile la fisiokinesiterapia per ridare alla spalla il movimento fisiologico, la forza muscolare presente prima del trauma e soprattutto per far passare il dolore.

Gli esercizi devono essere eseguiti in tutti i piani di movimento: frontale, longitudinale e orizzontale per ridare alla spalla la mobilità nei movimenti di sollevamento, depressione, rotazione, abduzione e adduzione.

 

L'intervento chirurgico è necessario in caso di frattura esposta, cioè con l'osso che perfora la pelle ed esce a contatto con l'esterno oppure in certi casi di frattura scomposta.

Se la frattura è scomposta nella maggior parte dei casi non si opera perché la guarigione clinica avviene anche le ossa non si rimarginano correttamente.

 

 

Quali sono i tempi per la completa ossificazione e per ritornare all’attività quotidiana?

Generalmente un maschio giovane con frattura incompleta impiega 2 mesi per guarire, con la magneto terapia i tempi possono anche dimezzarsi.

Gli adulti migliorano più lentamente e per gli anziani che hanno una frattura scomposta possono essere necessari anche 4 mesi.

 

Se rimane dolore residuo è consigliabile eseguire un ciclo di terapie fisiche che aumentano la vascolarizzazione e riducono i sintomi.

 

 

 

 

 

 

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Ambulatorio Privato di Fisioterapia

Dr. Massimo Defilippo Fisioterapista

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Aut. Sanit. n° 3138 del 16/02/2009    Dir. San Dr. Defilippo Giovanni Medico Chirurgo   

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