La lesione sovraspinoso

Quali sono i sintomi della lesione o rottura del tendine del sovraspinoso?

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In questa risonanza si vede il sovraspinato lesionato con un edema (macchia nera) vicino all’inserzione del tendine.

Il sintomo principale è il dolore nell’area interessata dalla lesione, ma anche anteriormente al braccio perché spesso la lesione del sovraspinato si accompagna all’infiammazione del tendine del capo lungo del .
Il paziente lamenta fitte notturne tali da non riuscire a dormire la notte.
I movimenti più dolorosi sono l’abduzione laterale del braccio, allacciarsi il reggiseno, prendere il portafoglio, pettinarsi, mettersi l’elastico per i capelli ecc.
Il dolore si può irradiare dalla spalla al braccio e verso il collo per le cattive posture e l’utilizzo scorretto. Le fitte alla spalla provocano una perdita di forza e limitazione nei movimenti.
È possibile che in concomitanza con la lesione del tendine del sovraspinoso il paziente abbia una tendinite al capo lungo del bicipite o una acromion omerale.

 

Come si diagnostica la lesione o rottura del tendine del sovraspinoso?

L’ortopedico è il medico specialista più adatto per valutare un eventuale lesione della spalla perché è l’unico in grado di operarla.
Gli esami strumentali più indicati sono l’ecografia comparata con l’altra spalla e la Risonanza magnetica perché visualizzano i tessuti molli: muscoli, tendini e legamenti, mentre la radiografia mostra solo le ossa.
L’ortopedico procederà con l’ispezione e la palpazione della zona dolente.
L’articolazione della spalla è quella più mobile del corpo umano perché riesce a fare i movimenti di: estensione, flessione, abduzione, adduzione, rotazione interna ed esterna.
Lo specialista prima proverà a muovere il braccio in tutte le direzioni per valutare eventauli limitazioni soprattutto nel sollevamento e nella rotazione.
Nella seconda parte della visita proverà i test muscolari specifici per i muscoli: Il test di Neer che si esegue sollevando la spalla e nel frattempo abducendola di circa 30° e ruotandola internamente, se l’effetto è un forte dolore allora il test è positivo.

Il primo test di Jobe consiste nel sollevare le braccia a 90° di flessione e 60° di abduzione in massima rotazione interna, il medico farà resistenza spingendo verso il basso, se c’è una lesione del sovraspinoso il paziente non riuscirà a sollevare il braccio.
Il test di Hawkins è passivo, il medico solleva il braccio del paziente a 90° di flessione anteriore, da qui imprime una rotazione interna e valuta il fastidio che il paziente riferisce.

 

Il test di Yocum consiste nel far appoggiare la mano del braccio dolorante sull’altra spalla e sollevare il gomito contro la resistenza del medico che valuterà la risposta dolorosa.
Il palm up test si fa con il paziente che ha il braccio sollevato con una flessione di 90° e il palmo verso l’alto, il test è positivo se spingendo l’avambraccio verso il basso si esacerba il dolore nella parte anteriore della spalla e indica una tendinite del capo lungo del bicipite.
Altri test meno utilizzati.

 

Qual’è la terapia per la lesione o rottura del tendine del sovraspinoso?

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Immagine di una RMN che mostra la lesione completa del sovraspinoso

Dopo aver valutato attentamente le condizioni del paziente, l’ortopedico deciderà se c’è l’indicazione per l’intervento chirurgico in base all’età del paziente e alle attività quotidiane che vorrebbe svolgere.
La ricostruzione della cuffia si esegue su un paziente giovane che può sopportare la riabilitazione, mentre si cerca di evitare l’intervento sugli anziani.
Se il medico ritiene che l’opzione chirurgica non sia opportuna, indirizzerà il paziente verso la fisioterapia e riabilitazione.
Durante l’intervento chirurgico, l’ortopedico controlla e valuta il danno reale perché la risonanza non rispecchia esattamente la situazione interna.
Dopo aver visto l’entità del danno il chirurgo pulirà l’articolazione rimuovendo il tessuto danneggiato o necrotico, tirerà il tendine e lo fisserà all’osso con delle ancorette metalliche e fili non riassorbibili.
In base alla condizione della spalla è possibile che l’ortopedico debba fare anche uno shawing cartilagineo (pulizia) o reinserimento del cercine glenoideo.
In base al dannosi il chirurgo opterà per un intervento in artroscopia o con un incisione lunga, il vantaggio dell’artroscopia è che non causa una cicatrice e quindi delle aderenze nel tessuto connettivo.

 

Che riabilitazione bisogna fare dopo l’intervento di ricostruzione della cuffia dei rotatori?

Nel post-intervento il paziente dovrà tenere un tutore per un periodo variabile dai 20 ai 40 giorni in base al tipo di intervento, alla dimensione della lesione e al protocollo utilizzato dal chirurgo.

Appena viene rimosso il tutore bisogna iniziare una riabilitazione incentrata principalmente sulla ripresa del movimento senza dolore, sul recupero del range articolare e della forza muscolare.
La prima fase della rieducazione consiste nello scollamento della scapola posteriormente e nel movimento passivo dell’articolazione gleno-omerale per ridare l’elasticità ai tessuti.
Appena l’ortopedico che ha operato la spalla dà il permesso, bisogna iniziare con il movimento attivo e attivo contro resistenza elastica per rinforzare i muscoli medio-toracici, gli stabilizzatori e i rotatori (sovraspinoso, sottospinato, sottoscapolare e piccolo rotondo).

Se il paziente continua a soffrire molto a causa dell’intervento è consigliabile eseguire un ciclo di terapia fisica (ad esempio la Tecarterapia®) per ridurre l’infiammazione e il dolore.

 

Dr. Massimo Defilippo Fisioterapista Tel 0522/260654 Defilippo.massimo@gmail.com
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