Reticolociti nell’anemia

Sono i globuli rossi giovani, subito dopo l’espulsione del nucleo ed hanno ancora un certo contenuto di RNA e possono sintetizzare Hb.

  • In passato si utilizzava una colorazione sopravitale con il blu brillante di metile (o di cresile, metodo di Ferrata). A differenza del May-Grunwald-Giemsa, che ha un contenuto alcolico e quindi fissa le cellule ma scioglie alcune sostanze, questo metodo non scioglie il RNA ma lo addensa e forma questi reticoli.

Appaiono come emazie un po’ più grandi e un po’ più grigie perché l’alcool metilico scioglie il RNA e mescola un po’ il colore.

  • Oggi invece si riccorre alla citometria a flusso, cioè una sorgente di luce ad Argon scatterata in due angolazioni rispettivamente: per volume e per intensità di fluorescenza in base al contenuto di RNA. In questo modo si riesce a svelare la quantità di RNA (con i reticolociti presenti), ma anche a suddividere le cellule in base al contenuto di RNA (a stabilire cioè i reticolociti più giovani, quelli medi e quelli vecchi = FORMULA RETICOLOCITARIA)

 

I reticolociti a bassa fluorescenza sono i più vecchi, quelli ad alta fluorescenza sono i più giovani. Sono proprio questi ultimi ad essere interessanti perché quando c’è un quadro di anemia con un input rigenerativo importante, essi aumentano. Sono importanti anche quando c’è un’aplasia midollare e la si stà sottoponendo ad un trattamento, anche se i reticolociti totali non sono tanti, ma aumenta la quota ad alta fluorescenza, ed è un buon indice di ripresa.

Il segnale della salute del midollo è proprio la reticolocitemia: se c’è una grave anemia ma i reticolociti sono elevati, non è una patologia midollare, ma dovuta ad altre cause (emolisi periferica, sanguinamento, ecc…). Invece ci dobbiamo preoccupare quando i reticolociti sono bassi, perché c’è qualcosa che non va nel midollo.

Quindi la reticolocitemia rientra nella CLASSIFICAZIONE FISIOLOGICA DELLE ANEMIE

  • anemia iporigenerativa (con una reticolocitemia bassa)
  • anemia iperigenerativa (con una reticolocitemia elevata)

 


La forma principale di anemia normocitica con reticolociti elevati è senza dubbio l’anemia di tipo emolitico, ovvero anemie in cui la riduzione dei livelli ematici di emoglobina (Hb) e la relativa riduzione dei reticolociti, è legata alla distruzione periferica delle emazie. Esistono degli opportuni indici di emolisi che, considerati nel loro complesso, permettono di rilevare l’emolisi nel contesto di una anemia, essi sono: l’aumento di LDH (acido lattico deidrogenasi), il consumo di aptoglobina, l’aumento dei reticolociti (le anemie emolitiche sono iper – rigenerative) e l’aumento della bilirubina indiretta. Ogniqualvolta si sospetta un quadro emolitico, questi esami vanno considerati insieme, perché ciascuno fornisce informazioni limitate e che possono riferirsi anche ad altri casi clinici: ad esempio, le LDH aumentano in corso di necrosi tissutale, distruzione di globuli rossi, infarto polmonare, nella seconda fase dell’infarto del miocardio o in caso di necrosi epatocitaria. Il consumo di aptoglobina e l’aumento delle LDH possono contestualmente assieme avere una valenza diagnostica, soprattutto se associati all’aumento dei reticolociti e della bilirubina indiretta (questo parametro in genere aumenta poco con l’emolisi, specie nei soggetti con fegato particolarmente efficiente).

  • LDH

È un enzima ubiquitario, presente in tutti i tessuti, deputato alla conversione del piruvato in lattato. Se ne conoscono cinque forme diverse (isoenzimi), quelle 1 e 2 sono caratteristiche di miocardio ed emazie, quelle 2 e 3 di leucemie, tumori e pancreatiti, quelle 4 e 5 di polmone e fegato. In passato si misuravano gli isoenzimi separatamente per valutare la necrosi di un tessuto piuttosto che un altro, al giorno d’oggi no, si ritiene più utile considerare queste isoforme nella loro totalità in associazione ad altri parametri.

  • Aptoglogina

L’aptoglobina migra come le α2 – golbuline (quindi come le proteine di fase acuta) in una corsia elettroforetica e lega irreversibilmente l’emoglobina libera in circolo formando un complesso che non supera la membrana di filtrazione renale protegge quest’organo dal danno provocatogli dall’eccessiva filtrazione dell’emoglobina in conseguenza di un’emolisi. Il complesso aptoglobina – Hb viene captato dai macrofagi del sistema reticolo – endoteliale. In caso di emolisi l’aptoglobina si consuma completamente diventando quasi indosabile, mentre in condizioni normali la sua concentrazione è compresa 29 e 139 mg / dl, lievemente più rappresentata nel sesso maschile. Quello relativo all’aptoglobina è un dato che nella primissima infanzia – circa per i primi 3 mesi – non è valutabile perché questa sostanza non è presente o molto bassa. Essendo sintetizzata dal fegato, l’aptoglobina si riduce anche in corso di patologie epatiche; rientra nelle proteine di fase acuta, quindi aumenta durante un’infiammazione cronica e in presenza di neoplasie e nefrosi, in realtà il consumo di aptoglobina è molto più utile per diagnosticare anemie emolitiche e nelle anemie macromegaloblastiche carenziali in cui si verifica emolisi intramidollare, sebbene i reticolociti circolanti siano ridotti.