Formula leucocitaria

A differenza di piastrine e globuli rossi, i globuli bianchi sono una popolazione molto eterogenea.
I globuli bianchi sono l’insieme di diverse popolazioni leucocitarie con diversa origine, maturazione e funzione. Grossomodo vengono divisi in 3 categorie:

  1. Granulociti: sono delle cellule che contengono granuli nel citoplasma. A seconda delle affinità tintoriali di questi granuli vengono classificati come eosinofili, se si colorano con esosina e coloranti acidi, acquisendo un colore giallo-arancio brillante. Si definiscono basofili se i granuli si colorano con coloranti basici, acquisendo una colorazione blu-scuro. Si definiscono neutrofili se i granuli non hanno affinità tintoriali né per i coloranti basici che per quelli acidi. I neutrofili rappresentano circa il 50-60 % dei globuli bianchi.
  2. Linfociti: sono cellule di piccole dimensioni, prive di granuli, con un nucleo tondeggiante. Hanno uno scarso citoplasma e da un punto di vista morfologico sono una popolazione unitaria. Al di là della descrizione morfologica questa popolazione presenta una importante eterogeneità funzionale: esistono infatti i linfociti B e i linfociti T, e questi a loro volta sono suddivisi in in linfociti T helper, citotossici, natural killer, suppressor, ecc… ovvero tutta una serie di popolazioni linfocitarie distinguibili solo con dei metodi molto specifici.
  3. Monociti: sono cellule più grandi, prive di granuli, con nucleo reniforme e citoplasma abbondante. In realtà non sono prive di granuli, presentano granuli molto piccoli visibili solo con microscopia elettronica e non visibili in microscopia ottica.

HEMATOPOIESIS, DRAWING

Nell’esame emocromo-citometrico bisogna riportare il conteggio dei GB (n° totale dei GB), ma ciò non è sufficente, in quanto può non descrivere correttamente le alterazioni che possono riguardare le singole popolazioni e sottopopolazioni leucocitarie. Bisogna quindi analizzare la cosiddetta formula leucocitaria, che ci informa sulla percentuale delle varie popolazioni all’interno del numero di totale dei leucociti.

  • Granulociti Neutrofili: 60 %
  • Eosinofili: 2 %
  • Basofili: 0,5-1 %
  • Linfociti: 30 %
  • Monociti: 8 %

Negli anni 70 l’esame emocromo-citometrico non veniva effettuato con dei metodi automatizzati, bensì con dei metodi manuali che vedevano come principali protagonisti della strumentazione utilizzata il microscopio ottico e gli strumenti che permettevano di contare le cellule, come le camere contaglobuli di Burker. Si tratta di vetrini particolari, con delle griglie disegnate che consentivano di contare le cellule. Si utilizzavano delle pipette per prelevare il sangue, con cui si aspirava addirittura usando la bocca. Oggi esistono degli standard internazionali e delle linee guida per quel che riguarda la refertazione dell’esame emocromo-citometrico, in modo molto simile al passato, ma rispetto ad allora abbiamo imparato che la formula leucocitaria non può più essere espressa solo in percentuale.

In passato tramite un esame al microscopio si poteva solo esprimere la percentuale dei globuli bianchi: si prendeva il vetrino, si contavano cento globuli bianchi annotandone la natura (neutrofilo, linfocito, mononucleato, neutrofilo, ecc…) ed arrivati a cento erano stati contati 60 neutrofili, 30 linfociti, ecc… . Si effettuava quindi una misurazione in percentuale. Oggi gli strumenti sono in grado di effettuare il conteggio delle singole popolazioni in numero assoluto (ad esempio 3522 neutrofili). Le linee guida della refertazione ematologica indicano che questa deve essere espressa in numero assoluto (non in percentuale) in quanto è questo che ci permette di individuare lealterazioni patologiche significative (come la neutropenia, la linfopenia, ecc…) ed in base al numero assoluto si prendono le decisioni diagnostiche e terapeutiche.

Nei globuli bianchi è quindi necessario individuare:

  • conteggio dei leucociti (n° / mm³)
  • formula leucocitaria
  • conteggio delle singole popolazioni espresse in numero assoluto