Diagnosi microbiologica diretta e indiretta

Fare una diagnosi microbiologica significa arrivare attraverso un percorso, a volte rapido, altre volte più complicato, a definire la presenza di una specie microbica in un determinato campione biologico, viene quindi fatta dal laboratorista, dal microbiologo clinico sulla base di un sospetto in base a cui il medico ha prescritto un certo tipo di indagine.
È possibile cercare il microbo vero e proprio o i suoi prodotti (DNA, antigeni, metaboliti peculiari, …) o comunque qualcosa che consenta di dimostrare in modo inequivocabile che in quel soggetto è presente o è stato presente un certo microrganismo.

La ricerca di un microrganismo, di suoi prodotti o di “tracce” della sua presenza viene fatta:

  • in un soggetto sano, quando il medico ha il sospetto di un contagio o comunque vuole escludere che ci sia stato un contagio (ad esempio in persone che vanno all’estero dove sono endemiche certe malattie infettive), oppure per identificare i portatori di malattie croniche asintomatiche
  • in un soggetto malato, come conferma eziologica di un sospetto clinico, che può essere vago o molto ben indirizzato da una sintomatologia piuttosto specifica o da un evento recente di piccola epidemia
  • in un soggetto convalescente, per valutare l’efficacia di un trattamento terapeutico e per definire la scomparsa completa del microrganismo (oltre alla guarigione clinica stabilita dal medico si può così stabilire anche la guarigione microbiologica)

I percorsi diagnostici più seguiti, spesso parallelamente, sono due:

  1. Diagnosi diretta: si può effettuare su vari campioni biologici (tampone faringeo, sangue, feci, urina, liquor, ecc…) ma non si utilizzano sempre tutti, di solito si scelgono quelli più rappresentativi: si fa il tampone faringeo se si sospetta una patologia faringea, si utilizza il liquor se si sospetta una meningite mentre si sceglie l’urina in caso di microrganismi che vengono escreti con le urine o che colonizzano la vescica e le vie urinarie.

Per “diagnosi diretta” si intende proprio la ricerca dell’agente infettante o di sue tracce, quindi per ricercare l’agente vero e proprio si procede con:

  • esame microscopico
  • esame colturale

Invece per ricercare le tracce del germe si procede con:

  • ricerca di antigeni specifici
  • ricerca di attività enzimatiche
  • ricerca di sequenze genomiche
  1. Diagnosi indiretta o sierologica: si effettua utilizzando esclusivamente il siero, quindi la parte non corpuscolata del sangue, in quanto consiste nella ricerca di anticorpi. Si parla di determinazione del titolo anticorpale, che significa dare un numero che è il reciproco della diluizione massima alla quale quel siero ancora dimostrerà l’attività biologica. Il titolo anticorpale è un numero relativo che fornisce un’idea della quantità di anticorpi presenti in un campione biologico.

In sintesi, si possono individuare quattro step diagnostici:

  1. Indagine microscopica (in alcuni casi l’esame al microscopio è inutile, anche se in molti casi è fondamentale)
  2. Indagine colturale: coltivazione in condizioni chimico-fisiche favorevoli, è importantissima per identificare la specie microbica
  • isolamento della specie d’interesse da altre presenti
  • identificazione attraverso i caratteri distintivi
  • test di sensibilità ai farmaci (antibiogramma)
  1. Indagine molecolare
  • rivelazione di materiale genetico
  • rivelazione di proteine
  1. Indagine sierologica: identificazione e quantificazione di antigeni e/o anticorpi specifici