Sintomi della polimialgia reumatica

Si tratta di una patologia molto frequente, ed è molto importante riconoscerla: è infatti possibile curarla ed ottenere la remissione, per questo motivo dà molta soddisfazione al paziente.
La cura è abbastanza semplice, se non curata è una patologia importante che colpisce prevalentemente gli anziani. A differenza della fibromialgia, è una malattia infiammatoria su base autoimmune catalogata tra le vasculiti (ed è dunque molto importante), mentre la fibromialgia è una patologia psicogena: non si verifica infatti un coinvolgimento evidente del sistema immunitario, non c’è un evidente processo degenerativo, interessa giovani donne ed è molto diffusa nei Paesi industrializzati.

La polimialgia è inoltre connessa con una patologia di tipo vasculitico definita arterite di Horton o arterite a cellule giganti: per essere più precisi l’arterite di Horton può insorgere a seguito della polimialgia, che è di per sé una patologia piuttosto benigna se trattata correttamente. L’arterite di Horton colpisce i vasi cerebrali, che comprendono l’arteria retinica ed i vasi encefalici: un processo autoimmune nei confronti di questi vasi, ovviamente, può avere conseguenze anche molto gravi.

La polimialgia reumatica è un reumatismo riguardante i muscoli: il sintomo principale è il dolore muscolare, e questo la accomuna alla polimiosite. Quest’ultima è una patologia di natura flogistica che presenta peraltro caratteristiche cliniche e distretti interessati simili: la differenza importante consiste nel fatto che la polimiosite è una patologia tipica dell’età giovane/adulta, mentre i pazienti affetti da polimialgia sono per lo più anziani (quasi sempre sopra i 60 anni). Nella polimiosite inoltre si evidenzia nel siero la presenza di CPK, un enzima muscolare tipico che si libera in seguito alla necrosi della cellula muscolare e che risulta invece assente nella polimialgia, la quale non determina alterazioni istologiche a livello muscolare.

Un’altra conseguenza della polimialgia può essere anche l’artrite reumatoide, in quanto le due malattie fanno parte della stessa famiglia: l’artrite che può svilupparsi in seguito alla polimialgia è però tendenzialmente meno grave dell’artrite reumatoide classica.

 

QUADRO CLINICO

Nella polimialgia reumatica abbiamo dunque la manifestazione iniziale di dolore muscolare: l’indagine istologica, però, non rivela aspetti rilevanti né un infiltrato infiammatorio. Colpisce soprattutto i muscoli dei cingoli scapolare e pelvico: spalle, collo, trapezio e radice delle cosce. Il dolore è costante, notte e giorno, a questo poi si accompagnano sintomi generali come malessere, febbricola ed astenia. Spesso si accompagna a tutto questo una condizione di artralgia, che può far pensare alla presenza di artrite e di sinovite: questi soggetti possono presentare i polsi gonfi, le ginocchia gonfie, anche se di solito l’interessamento articolare non è molto importante. Inoltre il paziente può sviluppare un’arterite di Horton, con i sintomi elencati precedentemente.

Il prototipo del paziente polimialgico è quindi un paziente anziano, che si presenta dal medico in seguito al manifestarsi di dolori importanti insorti nel giro di poco tempo (talvolta pochi giorni), che impediscono di svolgere anche le più semplici attività quotidiane: la diagnosi di polimialgia si può fare in maniera rapida eseguendo esami per il dosaggio della VES, della PCR e del fibrinogeno, e in seguito a questa si può impostare la terapia. La VES può raggiungere valori di 80/100, che allarmano il medico perché sono generalmente caratteristici delle malattie neoplastiche; le alterazioni istologiche insorgono soltanto nel caso in cui sia presente anche l’arterite.

L’eziopatogenesi della malattia è multifattoriale e presenta componenti genetiche e ambientali (area di provenienza, sesso, fattori ormonali ed età), un ruolo importante è svolto anche dagli agenti infettivi che possono essere il fattore scatenante della malattia, la quale infatti si sviluppa molto più frequentemente d’inverno.

La diagnosi di fatto è piuttosto semplice e rapida: sono importanti gli elementi clinici, gli indici aspecifici di flogosi, e la successiva risposta ai cortisonici. Si tratta infatti di una malattia la cui regressione in seguito alla somministrazione di questi farmaci è caratteristica, estremamente spiccata. Bisogna inoltre effettuare la diagnosi differenziale con la polimiosite, l’artrite reumatoide, le infezioni e le neoplasie: in tutte queste situazioni i sintomi ed i segni generali sono comuni, e sono tutte patologie che interessano prevalentemente gli anziani. La prognosi è benigna se la patologia è diagnosticata e trattata precocemente: bisogna tenere conto della possibilità che il paziente sviluppi un’arterite, interrogandolo sulla presenza di eventuali sintomi neurologici (alterazioni della vista, perdita di memoria, disturbi del sonno o della masticazione e tumefazione dolorosa dell’arteria temporale, che è superficiale).

 

Arteria temporale,occipitale,carotide

 

TERAPIA

L’approccio farmacologico è in questo caso molto semplice:

  • farmaci steroidei (cortisone)  Generalmente la somministrazione di cortisonici è di 1 mg/kg, in questi malati anche bassi dosaggi (16/20 mg complessivi) consentono in poco tempo una remissione quasi completa della malattia: per questo motivo la rapida ed elevata risposta al cortisone la si può utilizzare per fare diagnosi differenziale con altre patologie frequenti dell’età senile, quali le neoplasie.

Importante è sensibilizzare questi malati ad evitare la sospensione brusca del cortisone vista la risposta immediata: va infatti ridotto in modo graduale nel giro di un anno, per evitare una recidiva della patologia ancora più grave della manifestazione iniziale (effetto rebound).

 

  • immunosoppressori nei casi resistenti ai cortisonici
  • farmaci per eventuali comorbidità del paziente o per contrastare l’osteoporosi che può conseguire il trattamento con cortisonici

 Per seguire la risposta del paziente ai farmaci si effettua un attento monitoraggio dei parametri flogistici: VES e PCR. Si tratta di uno dei rari casi di patologia infiammatoria che risponde in maniera rapida e completa al trattamento: è una malattia frequente che va saputa riconoscere perché la somministrazione precoce della terapia è, dunque, fondamentale.