Frattura della tibia – terapia

INDICE


 

Valutazione iniziale e terapia per la frattura della tibia

La cosa più importante nella valutazione di una frattura diafisaria è capire com’è avvenuto il trauma, soprattutto per scoprire il meccanismo e le forze che hanno causato la frattura.

La forza generata nei traumi con i veicoli a motore è circa cento volte maggiore di quella che ha generato una semplice caduta.


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La tibia è l’osso più largo della gamba
© Jane Doe – Fotolia.com

Anche se le radiografie possono sembrare simili, le lesioni dei tessuti molli associate sono molto diverse.
La maggioranza delle fratture scomposte sono riconosciute con la sola osservazione.

La palpazione è utilizzata solo per valutare il dolore alle ossa se non c’è una frattura evidente.
La parte più importante dell’esame clinico è la ricerca di eventuali danni ai nervi e ai vasi sanguigni.

Alcune fratture, tra cui quelle scomposte prossimali della tibia (vicino al ginocchio), dovrebbero far sospettare delle lesioni arteriose.
Una lesione arteriosa è un urgenza ortopedica e necessita di un immediata ricostruzione con adeguata stabilizzazione della frattura.
La sindrome compartimentale comporta un intervento urgente.
Questa sindrome si può verificare in qualsiasi momento nei primi giorni dopo il trauma. È più frequente nelle fratture molto scomposte, ma può verificarsi nelle fratture semplici ed esposte, anche dopo l’inchiodamento endomidollare.


 

Valutazione radiografica per la frattura della tibia

Frattura della tibia - terapia
Frattura della tibia – terapia

La radiografia è il cardine della diagnosi.
La proiezione anteroposteriore e laterale servono nella maggior parte dei casi, mentre quelle oblique possono essere utili per le metafisi.
La TAC e la risonanza magnetica non si usano nella valutazione delle lesioni acute diafisarie, anche se possono essere utili nella pianificazione della chirurgia ricostruttiva in caso di fratture non consolidate complesse.


 

Terapia medica per la frattura della tibia

Generalmente, le 2 modalità di gestione per una frattura di Tibia sono:

1. Non operativa

Gesso esterno inizialmente, seguito da un tutore.

Rinforzo funzionale.

2. Operativa

L’intervento prevede l’inserimento di una placca, l’inchiodamento endomidollare o la fissazione esterna.


 

Il gesso per la frattura della tibia

L’uso di calchi in gesso è stato a lungo il più popolare metodo di trattamento per le fratture diafisarie della tibia. Questo metodo è stato utilizzato a prescindere dai danni dei tessuti molli, dalla frantumazione e dalla stabilità della frattura.
I primi giorni di gestione conservativa delle fratture della diafisi comportano un periodo preliminare di trazione, seguita dall’applicazione di un gesso per immobilizzare la gamba.
Il gesso deve comprendere l’articolazione prossimale (ginocchio) e distale (caviglia) per immoblizzare correttamente la tibia.
Il gesso non dovrebbe essere tenuto per un periodo superiore alle 8-12 settimane per evitare grave rigidità della caviglia, dopo la rimozinoe dev’essere sostituito da un tutore.
Le radiografie devono essere ripetute a 15 giorni, 1 mese e 2 mesi permettono un controllo della posizione delle ossa nella frattura.
Dopo 4-8 settimane o appena si vede il segno del consolidamento, si toglie il gesso lungo che arriva sopra al ginocchio e si sostituisce con un tutore.



 

Risultati

I fattori che influenzano i risultati e i tempi di recupero sono lo spostamento iniziale dei frammenti, il grado di frantumazione e le condizioni del perone.


 

Complicanze del gesso per la frattura della tibia

La rigidità articolare, soprattutto dell’articolazione della caviglia, è chiaramente il problema principale del trattamento con gesso nelle fratture tibiali. Questa disabilità è causata dalle fratture che sono immobilizzate nel gesso lungo per l’intero periodo di trattamento.

È raccomdandata la mobilizzazione passiva fatta da un fisioterapista esperto per recuperare al normale ampiezza di movimento nel minor tempo possibile.

Quando il dolore lo consente, bisogna fare esercizi attivi per il recupero della funzionalità e della forza.


 

Terapia chirurgica per la frattura della tibia

Gli interventi chirurgici per il trattamento delle fratture della diafisi tibiale sono la fissazione esterna, l’inchiodamento intramidollare e la placcatura.

Frattura della tibia,fissatore esterno

La fissazione esterna e la placcatura delle fratture mediante viti e piastre convenzionali potrebbe non funzionare nell’osso fragile.
I fissatori interni bloccati danno una migliore tenuta nell’osso osteoporotico.

 

Frattura di tibia e perone,intervento chirurgico

 

Nell’arto inferiore, l’inserimento di chiodi endomidollari consente un precoce appoggio del peso ed è preferibile alla fissazione con piastre e viti perché si rischia l’insuccesso se la guarigione è lunga.
Le fratture metafisarie o intraarticolari non sono adatte generalmente per l’inchiodamento endomidollare e necessitano di una riduzione diretta e di assoluta stabilità per mantenere le relazioni anatomiche delle ossa nell’articolazione.

La qualità dell’osso è molto importante.
Una grave osteoporosi diminuisce la tenuta delle viti e dei perni.


Il trattamento delle fratture patologiche può richiedere anche considerazioni speciali.
In un paziente con una limitata aspettativa di vita può essere più sensato puntare sulla mobilità e sollievo dal dolore, piuttosto che sulla riduzione perfetta.
L’uso di una tecnica coadiuvante, per esempio, l’uso del cemento osseo dovrebbe essere perso in considerazione, anche se può ritardare la guarigione ossea.

 

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