Frattura dell’acetabolo

Le patologie articolari dell’anca vengono divise in due grandi gruppi:

Congenite:

  1. lussazione congenita dell’anca
  2. displasia congenita dell’anca
  3. epifisiolisi
  4. malattia di Calvè Perthes

Frattura dell'acetabolo,lussazioneAcquisite (è il gruppo di patologie che tratteremo in questa lezione):

  1. patologie traumatiche*,
  2. patologie microtraumatiche e
  3. patologie degenerative.

 

*PATOLOGIE TRAUMATICE

  1. FRATTURE
  2. DELL’ACETABOLO
  3. DEL COLLO DEL FEMORE
  4. LUSSAZIONI
  5. FORME MISTE: FRATTURE + LUSSAZONI

 

FRATTURA DELL’ACETABOLO

Le fratture dell’acetabolo spesso accadono nei traumi ad alta energia, come per esempio incidenti stradali e incidenti in moto. Vengono definiti classicamente “traumi da cruscotto” poiché l’energia si trasmette indirettamente all’acetabolo per cui la testa del femore va a sfondare la cavità acetabolare.

CLASSIFICAZIONE

Si distinguono in

  • Fratture semplici: vengono coinvolti solo la parete anteriore o sola la parete posteriore, il tetto o il fondo acetabolare.
  • Fratture complesse: dalla cavità aceta bolare verso l’ala iliaca. Possono estendersi alla colonna anteriore o posteriore dell’orso iliaco. Spesso presentano almeno 2 o 3 frammenti di frattura.
  • Fratture-lussazioni. La frattura dell’acetabolo è spesso associata alla cessazione della testa del femore.

QUADRO CLINICO.

È importante fare un’attenta anamnesi, in cui chiedere la dinamica del trauma

Dal punto di vista clinico, la frattura dell’acetabolo comporta:

  • dolore vivo alla mobilizzazione sia attiva (il paziente non riesce a muover l’anca) che passiva,
  • completa impotenza funzionale.

Dunque è altamente invalidante.

DIAGNOSI STRUMENTALE

  1. Rx del bacino e delle anche,
  2. TC seriata o TC 3D. É fondamentale perché permette di individuare le strutture anatomiche coinvolte che non sempre sono visibili con altri accertamenti. Questo perché sono fratture complesse che possono arrivare anche lontano dall’acetabolo. Permette di vedere l’estensione delle rime di frattura, in modo da poterle classificare e seguire un adeguato trattamento.

TRATTAMENTO

  • Fratture composte: trattamento conservativo.

Nelle fratture composte si consiglia riposo a letto per almeno un mese. Dopo questi primi trenta giorni è possibile eseguire passaggi dal letto alla carrozzina e poi deambulare senza appoggio sull’arto fratturato per almeno altri due mesi. Essendo una struttura ad alto carico si potrebbe avere una scomposizione della frattura se l’articolazione fosse sottoposta al normale lavoro.

  • Fratture moderatamente scomposte: trazione trans-scheletrica.

Nelle fratture moderatamente scomposte il trattamento prevede la trazione trans-condiloidea sui condili laterali del femore per 30-40 giorni (in questo caso si può avere una certa riduzione della frattura). Successivamente l’arto va tenuto in scarico per circa 3 mesi.

  • Fratture complesse

Se la scomposizione supera un valore limite che solitamente è di 1 cm, si preferisce un trattamento chirurgico, così come avviene nelle fratture più complesse. Si verifica una sintesi della frattura con delle placche.

COMPLICANZE

Si dividono in immediate e tardive.

  • Complicanze immediate
  • Spesso le fratture dell’acetabolo si verificano in caso di traumi ad alata energia. Spesso queste fratture non sono isolate ma si accompagnano a traumi addominali o toracici. Occorre valutare il paziente fratturato anche in maniera più complessa. Molto spesso il paziente può andare incontro anche a shock ipovolemico a causa delle elevate perdite ematiche, sia per il sangue proveniente dall’osso che per lesioni vascolari delle arterie otturatorie e delle femoraili.
  • Rottura della vescica in caso di vescica piena.
  • Data la vicinanza delle strutture con il plesso sciatico, si può avere paralisi isolata dello sciatico popliteo esterno o in casi più gravi lesioni dello sciatico in toto.
  • Complicanze tardive
  • Il danno non è mai solo osseo, infatti il carico che si forma tra testa del femore e cotile nei casi di “danno da cruscotto” è di centinaia di kg\cm2 , dunque la cartilagine spesso viene alterata e nel tempo si arriva ad artrosi. Questo avviene anche se la ricostruzione e la sintesi è buona. Il danno cartilagineo,poi, può avvenire anche molto tardivamente. In alcune fratture è impossibile ricostruire anatomicamente le superfici articolari, quindi se c’è anche una piccola incongruenza articolare. L’artrosi post-traumatica dell’anca può arrivare fino a un 40% nei casi di grave compromissione con scomposizione della frattura.
  • Necrosi della testa femorale, dovuto ad interruzione della rapporto vascolare.