Fumo e tabagismo

L’abitudine al fumo interessa tanto largamente la popolazione, probabilmente, perché il fumatore ottiene dal tabagismo degli effetti gratificanti, di ordine fisico e psichico, che rendono più piacevoli i suoi momenti di distensione, e meno pesanti le sue incombenze.
Il fumatore resta vincolato ad un’abitudine che lo rende maleodorante sempre e ridicolo a vedersi nel momento in cui emette fumo dalla bocca, perché l’abitudine al fumo genera uno stato di dipendenza (chiamato tabagismo) dovuto all’assorbimento cronico di nicotina, che si manifesta con una sindrome da astinenza caratterizzata da sintomi psichici (ad esempio l’irritabilità) e fisici (ad esempio le turbe del sonno e la fiacchezza).

Il fumatore non diventa dipendente dalla sigaretta, ma dalla nicotina.

 

Diffusione dell’abitudine al fumo

Nel 2011 nella popolazione italiana di 15 anni ed oltre erano fumatori abituali il 28,5 % circa degli uomini e il 16,5 % circa delle donne secondo i dati Istat.

 

Prevalenza dei fumatori per genere (maschile o femminile) – anni 1993-2011

Nel 2003 in Italia viene approvata una legge che vieta il fumo in tutti gli ambienti confinati di svago e di lavoro, volta a tutelare la salute dei non fumatori. Questa legge è entrata in vigore nel 2005. Se nel 2003 avevamo un 31 % di maschi fumatori, nel 2005 siamo scesi al 28,3 %, si è verificato un calo di circa il 3 %. Per quanto riguarda le donne siamo passati dal 17,4 al 16,2 %, si è verificato un calo di circa l’1 %. Il numero di fumatori rimane comunque elevato e quindi c’è ancora molto da fare.

La percentuale di fumatori è diminuita nella classe sociale più elevata, mentre è aumentata nella classe sociale più bassa: probabilmente, questo è dovuto ad un maggior grado di istruzione delle classi più elevate (un maggior grado di istruzione vuol dire facilitare l’accesso alla conoscenza dei vantaggi per la salute derivante dal rifiuto del fumo) e, parallelamente, ad un aumento delle disponibilità economiche nelle classi sociali più basse.

Occorre che il medico abbia informazioni chiare circa i danni alla salute prodotti dal fumo e circa i vantaggi che possono derivare dal non fumare. Occorre che il medico porti queste informazioni a conoscenza di tutti, rendendole in forma tale da essere comprensibili e accettabili da chiunque.

Il medico non dovrebbe dire “non fumare perché ti viene il tumore”, o “non fumare che poi ti viene la bronchite cronica”, ma impostare il discorso diversamente, ad esempio “prova a non fumare e vedrai che avrai un aumento delle tue prestazioni fisiche e respiratorie”, facendo leva sui benefici e gli effetti positivi.

 


Sostanze nocive presenti nel fumo e i loro effetti

Il fumo contiene più di 4000 sostanze chimiche. Molte di queste sono pericolose.

Nella fase gassosa sono presenti:

  • sostanze cancerogene quali le nitrosammine, che rendono ragione del fatto che il fumo sia inserito nel gruppo 1 della classificazione delle sostanze cancerogene per l’uomo (IARC). Essere nel gruppo 1 significa essere una sostanza (in questo caso una miscela di sostanze) sicuramente cancerogena per l’uomo
  • sostanze irritanti (ciliotossici) per le vie respiratorie (come le aldeidi, gli ossidi di azoto e l’ammoniaca)
  • sostanze tossiche (come il monossido di carbonio)

Nella fase corpuscolata / particellare del fumo troviamo nuovamente sostanze cancerogene (come gli IPA = idrocarburi policiclici aromatici e le nitrosamine), cancerogeni vescicali (le ammine aromatiche), sostanze tossiche (come la nicotina ed altri alcaloidi) e sostanze irritanti (fenoli e cresoli).

 

Effetti nocivi del fumo e loro attribuzione alle diverse sostanze

  • Dipendenza fisica: nicotina. il fumatore diventa dipendente dalla nicotina, non dalle altre sostanze contenute nel fumo. La nicotina è un alcaloide che ha importanti effetti a carico del sistema cardiovascolare e del SNC.
  • Effetti tossici generali: nicotina e CO
  • Danni al cuore e alle arterie: nicotina e CO
  • Azione cancerogena: IPA (idrocarburi policiclici aromatici) presenti nel condensato del fumo e nei composti catramosi
  • Azione irritante sui bronchi: NO

La nicotina è un alcaloide tossico, invece il condensato, cioè il catrame che si ottiene facendo condensare il fumo, contiene soprattutto le sostanze cancerogene, come gli IPA, nitrosamine e ammine aromatiche. Sui pacchetti potete trovare indicazioni sul contenuto di nicotina e di condensato di quelle sigarette.

 

La qualità e la quantità delle sostanze presenti nel fumo assorbite dal fumatore dipendono in parte anche dal modo di fumare

  • Fumare sigarette (con o senza filtro) è diverso dal fumare il sigaro o la pipa → l’assorbimento è diverso. È più pericolosa una sigaretta senza filtro rispetto ad una con il filtro, ed è più pericolosa qualsiasi sigaretta rispetto ad un sigaro o alla pipa (chi fuma il sigaro o la pipa non dovrebbe inalare il fumo, ma trattenerlo in bocca)
  • Il fumo è trattenuto in bocca o aspirato profondamente? Ovviamente aspirare profondamente rende il fumo più nocivo che non trattenerlo in bocca
  • Aspirazioni più o meno frequenti: ci sono persone che con 3-4 aspirazioni fumano una sigaretta, altri ne impiegano 15-20
  • Mozzicone della sigaretta lasciato più o meno corto incide sull’assorbimento: c’è chi fa qualche aspirazione poi butta la sigaretta, altri che la consumano fino al filtro

Alveolo polmonare,fumo,tabagismoÈ molto importante sottolineare l’importanza dell’aspirazione: se l’aspirazione è profonda, le sostanze nocive possono giungere fino agli alveoli polmonari e quindi l’assorbimento è il massimo possibile. Solo il 25 % della nicotina contenuta nel fumo viene assorbita se il fumo viene trattenuto nel cavo orale, mentre la percentuale sale al 90 % se il fumo viene profondamente aspirato, perché arriva fino ai polmoni.

 

Mortalità

La mortalità generale, per qualsiasi causa, è più elevata nel fumatore rispetto al non-fumatore.

Questa super-mortalità (eccesso di rischio di morte) dei fumatori è tanto maggiore

  1. quanto più elevato è il numero di sigarette fumate: più sigaretta si fumano, più aumenta il rischio di morire per un tumore del polmone
  2. quanto più precoce è l’età di inizio del fumo

Negli anni successivi all’abbandono del fumo si osserva un progressivo abbassamento della mortalità.

Il tasso di mortalità per il cancro del polmone aumenta parallelamente all’aumento del consumo di sigarette (numero medio di sigarette fumate al giorno). C’è una relazione quasi direttamente proporzionale. La mortalità per il cancro al polmone non è zero quando è zero il numero delle sigarette fumate, perché esiste una quota di minoranza di casi di tumore al polmone nei non-fumatori.

Gli italiani fumatori dichiarano di fumare in media 13 sigarette/die. Dal 2006 al 2008 si è passati da una media (in termini di numero di sigarette fumate al giorno) di 13,6 a 14,4 sigarette fumate al giorno.

 


Come si dimostra che il rischio aumenti con l’abbassarsi dell’età di inizio dell’abitudine tabagica?

Il rapporto di mortalità si ottiene dividendo il tasso di mortalità dei fumatori per il tasso di mortalità dei non-fumatori: basta che il rapporto sia > 1 per dimostrare che il rischio aumenta nel fumatore.

Se osserviamo i dati relativi agli ex-combattenti USA notiamo come nei soggetti che iniziano a fumare più precocemente il rapporto di mortalità sia molto più alto rispetto a chi inizia più tardi (1,98 per chi ha iniziato a 20 anni contro 1,39 per chi ha iniziato a 25 anni e più).

Tale rapporto aumenta anche in funzione del numero di sigarette fumate: 1,6 per 1-9 sigarette fumate (a 20 anni), 1,86 per 10-20 sigarette, 2,16 per 21-39 sigarette e 2,45 per più di 40 sigarette al giorno.

Negli anni successivi all’abbandono del fumo si osserva un progressivo abbassamento della mortalità: dopo 10 anni dall’abbandono del fumo uno ha un rischio di morte per il cancro del polmone uguale a quello di chi non ha mai fumato.

Quindi è importante agire su due fronti: promuovere la cultura del non-fumo, affinché sempre meno persone inizino a fumare e sempre più tabagisti smettano di fumare. Oltre ad elencare i vari benefici direttamente percepibili dalla cessazione del fumo (ad esempio il miglioramento delle prestazioni fisiche e respiratorie), bisogna ricordare ai pazienti che negli anni successivi all’abbandono del fumo si osserva una progressiva riduzione della mortalità: dopo un certo numero di anni la mortalità di un ex fumatore (ad esempio per i tumori) torna a sovrapporsi a quella di chi non ha mai fumato.

 

Linee guida per la causalità

Servono per stabilire se un’associazione statistica-epidemiologica è causale oppure no, ad esempio se esiste un rapporto di causa-effetto tra il cancro del polmone e il fumo. Per fare ciò, bisogna tener conto di diversi parametri, in particolare:

  • il criterio della relazione temporale secondo il quale la causa deve precedere l’effetto (criterio essenziale)
  • il criterio della reversibilità, che si chiede se il rimuovere una possibile causa porta alla riduzione del rischio di malattia. È ciò che si verifica negli ex-fumatori, dopo aver smesso di fumare si riduce per loro il rischio di malattia e di morte

→ quando la rimozione di una possibile causa ottiene come risultato una riduzione del rischio di morte, la probabilità che l’associazione sia causale viene rafforzata (smettere di fumare sigarette riduce il rischio di un cancro del polmone rispetto a quello che è il rischio proprio di quelle persone che continuano a fumare)

  • Plausibilità: l’associazione è coerente con altre conoscenze? (meccanismo d’azione, evidenza proveniente dagli animali da esperimento, …)
  • Coerenza: simili risultati si sono visti in altri studi?
  • Forza: qual è la forza dell’associazione tra la causa e l’effetto (rischio relativo)?
  • Relazione dose-risposta: l’aumento dell’esposizione alla possibile causa è associato all’aumento dell’effetto?
  • Disegno dello studio: l’evidenza è basata su un valido disegno dello studio?
  • Giudicare l‘evidenza: quante linee di evidenza portano alla conclusione?

Nel caso del fumo, si è visto che esiste realmente un rapporto di causa-effetto fra il tabagismo e l’insorgenza del cancro del polmone.

La supermortalità nei fumatori di sigarette è dovuta all’aumento di incidenza di numerose malattie. La maggior parte della supermortalità nei fumatori è dovuta a

  • cancro del polmone
  • cardiopatia ischemica
  • bronchite ed enfisema

 

L’indagine condotta da Doll come studio epidemiologico di coorte ventennale, mette in evidenza l’aumento di mortalità nei fumatori (proporzionale anche al numero di sigarette fumate) rispetto ai non-fumatori per ciascuna delle principali cause di morte. Inoltre, ancora una volta, si sottolinea come tale aumento di mortalità sia direttamente proporzionale non soltanto all’abitudine del fumo, ma anche al numero di sigarette giornaliere fumate.

Ad esempio il cancro del polmone ha un tasso di mortalità annuo nei non-fumatori di 10 su 100.000, mentre per i fumatori va da 52, a 106, a 224 su 100.000, in funzione del numero di sigarette fumate giornalmente. Lo stesso discorso vale per quanto riguarda le ischemie cardiache, per la bronchite cronica o per l’enfisema, dove si passa da un tasso di 3 a 88.

Il 25-30 % di tutti i decessi causati dal cancro può essere riconducibile al tabagismo, addirittura per il cancro del polmone si arriva all’85 %!

Si è visto che un consumo di 20 sigarette al giorno in un soggetto che inizia a fumare a 25 anni può ridurre di 5 anni la durata media della sua vita!

In Italia il fumo causa ogni anno circa 80.000 morti per diverse malattie fumo-correlate (nel 2000 ci sono stati 81.000 decessi). Se nel 2000, in Italia, sono morte complessivamente 550.000-600.000 persone, ciò significa che il fumo è stato responsabile di almeno il 15 % della mortalità generale (81.000 / 550.000 = 14,7).

 

Decessi attribuibili al fumo in Italia – anno 2000 (Ministero della salute)
Cause di morte per neoplasie Maschi Femmine Totale
Labbra, Bocca e Faringe 1.714 237 1.951
Esofago 1.242 206 1.448
Pancreas 1.010 546 1.556
Laringe 1.492 82 1.574
Trachea, Bronchi e Polmone 23.120 3.213 26.333
Cervice uterina 0 32 32
Vescica 1.965 157 2.122
Rene 822 31 853
Totale delle neoplasie 31.365 4.504 35.869
Cause di morte per le patologie cardiovascolari
Ipertensione 1.403 732 2.135
Malattie ischemiche cardiache 8.504 2.336 10.840
Altre malattie cardiache 5.667 1.734 7.401
Malattie cerebrovascolari 3.837 1.774 5.611
Aterosclerosi 648 171 819
Aneurisma aortico 1.711 322 2.033
Altre malattie delle arterie 258 118 376
Totale delle patologie cardiovascolari 22.028 7.187 29.215
Cause di morte per le patologie respiratorie
Polmonite ed Influenza 1.159 433 1.592
Bronchite ed Enfisema 9.424 3.511 12.935
Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva 1.637 607 2.244
Totale delle patologie respiratorie 12.220 4.551 16.771
Totale generale 65.613 16.242 81.855

Le patologie che incidono maggiormente sono il tumore di trachea-bronchi-polmoni (per i quali nel 2000 sono morte 25.000 persone). Per la bronchite e l’enfisema sono morte circa 13.000 persone, per le malattie ischemiche cardiache circa 11.000.

Secondo recenti statistiche, nell’Unione Europea il fumo causa il 90 % dei tumori del polmone, l’80 % delle BPCO e il 25 % delle morti per le malattie cardiache. Questa quota di patologie potrebbe essere evitata se si eliminasse il fumo (non iniziare o smettere di fumare).

 

Altri effetti del fumo

Le altre sostanze contenute nel fumo, soprattutto la nicotina e il monossido di carbonio, non hanno effetti cancerogeni, ma hanno effetti tossici generali, producono danni al cuore e sulle arterie e ancora:

  1. La nicotina modifica la secrezione gastrica e la motilità del piloro: ciò può spiegare la più elevata frequenza di ulcera gastro-duodenale nei fumatori
  2. Il CO è probabilmente responsabile del più basso peso alla nascita (- 200 gr in media se il fumo è attivo, 80 gr in meno se il fumo è passivo) e della più elevata mortalità perinatale dei feti le cui madri hanno fumato in gravidanza. Il CO, in base al numero di sigarette fumate, può determinare nella fumatrice fino al 15 % di carbossiemoglobina (i valori normali sono compresi tra 0 e 1,5 %)
  3. Il fumo attivo riduce la fertilità maschile (ha effetti negativi sulla spermatogenesi, sulla concentrazione di spermatozoi nel liquido seminale, sulla loro motilità, vitalità e morfologia), ma anche femminile (per l’interferenza da parte delle sostanze tossiche contenute nel fumo con la maturazione dell’ovocita), andando a causare menopause precoci
  4. Il fumo attivo accelera l’invecchiamento della pelle e la comparsa delle rughe
  5. Provoca l’ingiallimento, oltre che delle dita, anche della dentina
  6. Provoca una raucedine
  7. Determina un irsutismo

 

FUMO PASSIVO

Per fumo passivo si intende l’esposizione di un non fumatore ai prodotti della combustione in un ambiente chiuso, esalati dal fumatore. Il fumo passivo era la principale fonte di inquinamento dell’aria in ambienti confinati prima della legge che impedisca di fumare in luoghi pubblici.

Il test della cotinina urinaria (cotininuria) permette di dimostrare l’esposizione al fumo passivo. É dimostrato attraverso l’escrezione urinaria di cotinina (un metabolita della nicotina), che i non-fumatori esposti al fumo passivo (in maniera relativamente rilevante) hanno dei valori simili ai fumatori moderati (1-10 sigarette/die).

Il fumo passivo certamente fa male e i danni per la salute dipendono dal periodo della vita in cui si verifica l’esposizione.

La donna che fuma in gravidanza (fumo attivo) o è esposta al fumo passivo presenta un aumento del rischio di avere un figlio sottopeso alla nascita, a causa di un più elevato tasso di monossido di carbonio nel sangue, e un aumento del rischio per la sindrome da morte improvvisa del lattante (SIDS).

Considerando il rischio cui sono sottoposti i bambini esposti al fumo passivo, si deve ricordare l’aumento dell’incidenza di patologie quali un’otite media, l’asma, una bronchite e una polmonite (induzione ed esacerbazione).

Per quanto riguarda gli adulti esposti al fumo passivo, vi sono numerosi studi che hanno messo in evidenza come aumenti il rischio di malattie ischemiche cardiache (soprattutto eventi coronarici acuti, fino ad un IMA), ictus, cancro del polmone e cancro nasale. Per quanto riguarda le malattie ischemiche cardiache, diversi studi stanno consolidando l’evidenza dell’efficacia dei divieti di fumo sull’andamento dei ricoveri ospedalieri per eventi coronarici acuti. Il rischio di sviluppare un cancro del polmone per un non-fumatore aumenta con gli anni di esposizione al fumo passivo e con l’aumentare del numero di sigarette fumate dal convivente fumatore. Una metanalisi ha messo in luce che una donna che non ha mai fumato ha il 24 % di rischio in più di sviluppare un carcinoma polmonare se vive con un fumatore.

Ovviamente, si deve sottolineare che tutti questi aspetti sono direttamente correlati ai livelli di esposizione al fumo passivo.

 

PREVENZIONE DEL TABAGISMO

Il fumo, in particolare quello attivo, è la prima causa di malattia e di morte facilmente evitabile.

E’ necessario fare ogni sforzo per ridurre a breve scadenza ed eliminare del tutto in futuro l’abitudine al fumo di sigarette. Per raggiungere questi obiettivi è necessario condurre una sistematica ed intensa opera di informazione ma soprattutto di educazione sanitaria, opportunamente differenziata secondo a chi è rivolta, ovviamente l’educazione sanitaria che facciamo sugli adulti dovrà essere diversa da quella fatta ai giovani.

Un medico fumatore non ha credibilità né riscuote fiducia nell’opera di informazione ed educazione sanitaria, che pur gli compete, sia nei riguardi del malato che nei riguardi del sano. Il medico deve astenersi dal fumare nel corso delle sue prestazioni professionali e in ogni altra occasione in cui la sua persona è vista come rappresentativa della sanità.

Il cittadino se vede il medico che fuma può fare un semplice ragionamento: “se fuma lui che ha tanto studiato e che sa tante cose, vuol dire che il fumo poi non fa male”.

Il SSN offre la possibilità di rivolgersi ai centri di disassuefazione dal fumo, che sono ambulatori (previsti e gestiti a livello regionale) cui possono rivolgersi tutte le persone che hanno deciso di smettere di fumare, ma da sole non sono in grado. Stando ai dati ISTAT, si è visto che il 90 % degli ex-fumatori hanno smesso da soli, senza bisogno di aiuto: ciò significa che smettere di fumare è ampiamente possibile. La prevenzione è importante in quanto il fumo (soprattutto se attivo) è la prima causa di malattia e di morte “evitabile e prevenibile” in Italia.

L’azione educativa più efficace è quella rivolta a prevenire il tabagismo: è più facile indurre i giovani a non iniziare a fumare rispetto a cercare di far smettere un giovane-adulto. Questa azione preventiva deve iniziare molto precocemente nei bambini, cogliendo tutte le occasioni per illustrare ai bambini e ai giovani i vantaggi in termini di salute ed efficienza fisica/psichica (ad esempio le prestazioni sportive e agonistiche maggiori) che si hanno rifiutando l’intossicazione tabagica. Insistere sugli effetti negativi che potranno manifestarsi in un futuro non è invece efficace e a volte è controproducente, anche perché il futuro spesso viene visto dal giovane come qualcosa che non lo riguarda nell’immediato. Quindi non dobbiamo rivolgerci ai giovani dicendo: “fuma pure che poi ti verrà, ….”, ma bisogna rivolgersi a loro dicendo: “se non fumi/smetti di fumare potrai avere dei vantaggi dal punto di vista della tua efficienza fisica e psichica”.

Ovviamente, le campagne di educazione e prevenzione vanno perseguite anche mediante il sostegno dei mass-media e dei maggiori organi informativi nazionali.

Ecco un messaggio della campagna di comunicazione 2009 contro il tabagismo “Il fumo uccide: difenditi!”. Accanto a un’opera di educazione e di informazione occorre anche introdurre dei divieti.

In Italia è vietata

  • la pubblicità ai prodotti da fumo
  • fumare nei locali chiusi: dal 10 gennaio 2005 è vietato fumare nei locali chiusi aperti ad utenti o al pubblico, siano essi luoghi di svago o di lavoro, con due sole eccezioni, che sono le abitazioni civili e i locali riservati ai fumatori. Questa legge, entrata in vigore nel 2005, si riferisce all’articolo 51 della legge numero 3 del 2003 (“Tutela della salute dei non fumatori”), che concerne la tutela della popolazione proprio dal fumo passivo. L’Italia è stato uno dei primi paesi ad introdurre questo tipo di divieto, preceduta solamente dalla Norvegia.

L’applicazione di questa legge dal gennaio 2005 ha determinato un’efficace riduzione dell’inquinamento da tabagismo nei pubblici esercizi, con un calo di oltre i 2/3 dell’inquinamento particellare in questi luoghi e anche un calo dei livelli di cotinina urinaria nei dipendenti di questi esercizi. Prima di questa legge, il tabagismo era al primo posto fra gli agenti inquinanti degli ambienti indoor.

Il fumo dal 2004 al 2009 ha subito un calo di circa il 9 %: questo è un indicatore indiretto dell’efficacia della legge del 2005, perché mette in evidenza come il divieto imposto da quest’ultima abbia “scoraggiato” molti fumatori e li abbia indotti a smettere di fumare.

Un altro indicatore dell’efficacia della legge è la riduzione della prevalenza dei fumatori all’interno della popolazione, non molto marcato ma è comunque rilevante.

 

COME SMETTERE DI FUMARE

Smettere di fumare da soli è possibile. I più recenti dati Istat indicano, infatti, che il 90 % degli ex-fumatori ha smesso senza bisogno di aiuto, facendo leva sulla propria auto-determinazione. Se si decide di provare da soli è bene ricordare che le prime 24 ore dall’ultima sigaretta sono le più difficili e nei primi 4 giorni sono più intensi i sintomi dell’astinenza, che tendono ad attenuarsi dalla prima settimana al primo mese, mentre sensazioni di malessere (come affaticabilità, irritabilità, difficoltà di concentrazione, aumento dell’appetito, ecc…) possono persistere anche per alcuni mesi.

Se non si riesce a smettere da soli, la cosa migliore da fare è sentire il proprio medico di famiglia e decidere insieme un percorso. La scienza ha dimostrato che maggiore è il supporto che si riceve, più è alta la probabilità di smettere di fumare in modo definitivo.

I 10 consigli degli esperti

  1. Ricorda che smettere di fumare è possibile
  2. Il desiderio impellente della sigaretta dura solo pochi minuti
  3. I sintomi dell’astinenza si attenuano già nella prima settimana
  4. Già dopo 20 minuti dalla cessazione del fumo si hanno i primi effetti benefici (ad esempio si normalizza la pressione e si normalizza il battito cardiaco)
  5. Non tutti ingrassano quando si smette di fumare e comunque l’incremento di peso è moderato (2-3 chili), questo perché la nicotina è un’anoressizzante
  6. Quando si smette di fumare è bene bere abbondantemente, aumentare il consumo di frutta e verdura e muoversi di più
  7. Se non riesci a smettere da solo consulta il tuo medico di famiglia: maggiore è il supporto che si riceve (dal medico, dallo psicologo, …), più è alta la probabilità di smettere di fumare in modo definitivo. Le USL hanno attivato degli ambulatori per la cessazione del fumo a cui i medici di base possono indirizzare i loro assistiti
  8. Alcuni farmaci e un supporto psicologico sono validi aiuti per mantenere le proprie decisioni: prodotti sostitutivi della nicotina (gomme da masticare o cerotti trans-dermici), il Bupropione (un antidepressivo), la Vareniclina o la sigaretta elettronica (emula i tradizionali prodotti per il fumo, non c’è un processo di combustione e quindi un rischio cancerogeno, ma rimane la dipendenza dalla nicotina e dalla gestualità)
  9. Le ricadute non devono scoraggiare: esse possono essere utili per riconoscere e affrontare i momenti critici
  10. Non fumare ti arricchisce non solo in salute ma anche economicamente e salvaguarda la salute di chi ti sta intorno, soprattutto quella dei bambini

 

10 buoni motivi per smettere di fumare

ENTRO 20 MINUTI

  • si normalizza la pressione arteriosa
  • si normalizza il battito cardiaco
  • torna normale la temperatura di mani e piedi

ENTRO 8 ORE

  • scende il livello di anidride carbonica nel sangue
  • si normalizza il livello di ossigeno nel sangue

ENTRO 24 ORE

  • diminuisce il rischio di attacco cardiaco

ENTRO 48 ORE

  • iniziano a ricrescere le terminazioni nervose
  • migliorano i sensi dell’olfatto e del gusto

ENTRO 72 ORE

  • si rilassano i bronchi e migliora il respiro
  • aumenta la capacità polmonare

DA 2 SETTIMANE A 3 MESI

  • migliora la circolazione
  • camminare diventa sempre meno faticoso

DA 3 A 9 MESI

  • diminuiscono affaticamento, respiro corto, e altri sintomi come la tosse
  • aumenta il livello generale di energia

ENTRO 5 ANNI

  • la mortalità da tumore polmonare per il fumatore medio (un pacchetto di sigarette al giorno) scende da 137 per centomila persone a 72

ENTRO 10 ANNI

  • le cellule precancerose vengono rimpiazzate
  • diminuisce il rischio di altri tumori: alla bocca, alla laringe, all’esofago, alla vescica, ai reni e al pancreas

DOPO 10 ANNI

  • la mortalità da tumore polmonare scende a 12/100.000, che é la normalità: praticamente il rischio di decesso per il tumore polmonare è paragonabile a quello di una persona che non ha mai fumato

 

Il rischio per la cardiopatia ischemica si riduce dopo solo un anno di astinenza dal fumo. Smettendo di fumare il rischio di ictus si riduce drasticamente già dopo un anno. Il rischio che impiega più tempo a ridursi in maniera significativa è il rischio di un tumore polmonare.