Terapia per la frattura del bacino

INDICE


 

Qual’è la terapia per la frattura del bacino?

Il paziente che si presenta in ospedale con una frattura del bacino dev’essere valutato da diversi specialisti per la perdita di sangue, per eventuali danni agli organi interni oppure per lesioni ad arterie e vene.

Per la parte muscolo scheletrica, questo trauma è di competenza dell’ortopedico.
Ci sono due possibilità: il trattamento conservativo e l’intervento chirurgico.

Il trattamento conservativo o incruento si sceglie in caso di fratture composte e stabili, dipende dall’età del paziente, dalle aspettative, dalla condizione di salute ecc., in generale questa terapia si utilizza sempre per gli anziani.

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Paziente a letto in attesa di guarire
warrengoldswain/bigstockphoto.com

Il medico potrebbe ordinare al paziente di rimanere a letto almeno un mese per favorire la formazione del callo osseo.


 

Farmaci per la frattura del bacino

Il controllo del dolore nel periodo post-operatorio è importante per migliorare la mobilità del paziente.
I narcotici iniettati per via epidurale sono un ottimo sollievo dal dolore in fase acuta.
Tuttavia, bisogna essere consapevoli dei potenziali rischi di sanguinamento per l’effetto anticoagulante.

Le pastiglie di narcotici ad effetto prolungato possono essere utili per ridurre il dolore post-operatorio.

La prevenzione per la trombosi venosa profonda (TVP) è importante dopo l’intervento chirurgico.
I rimedi naturali (come le calze elastiche) possono diminuire la congestione venosa, riducendo il rischio di formazione di trombi.
Le macchine per la compressione delle gambe (presso-terapia) agiscono per ridurre la stasi venosa, ma possono avere un ruolo nella stimolazione del sistema fibrinolitico e nel rilascio dell’inibitore del fattore X.

Il medico deve somministrare gli antibiotici quando sospetta un problema dell’intestino, della vagina o del tratto urinario.

Dato che l’emorragia è la complicanza più pericolosa delle fratture della pelvi, bisogna evitare i farmaci antinfiammatori nella prima fase del trattamento.
Si possono considerare più avanti se l’infiammazione provoca molto dolore.

 

Farmaci analgesici


I narcotici sono le medicine più prescritte nella fase acuta. Il controllo del dolore è essenziale per la qualità di vita del paziente.
Molti analgesici agiscono anche come sedativi e i pazienti che hanno subito una frattura del bacino stanno molto meglio quando li prendono.
La riduzione del dolore aiuta il paziente a rimanere fermo per permettere la formazione del callo osseo, quindi si evitano i movimenti del bacino.
Questo tipo di farmaci può avere degli effetti collaterali anche gravi, quindi serve la prescrizione medica e bisogna prendere solo la dose raccomandata.

Solfato di morfina (MS Contin)
Questo narcotico è un ottimo analgesico per i suoi effetti affidabili e prevedibili, la sicurezza e la reversibilità con il naloxone.
È particolarmente utile nei pazienti traumatizzati per evitare la sedazione o l’ipotensione.
Bisogna somministrarlo con cautela ai pazienti con pressione bassa dato che può peggiorare l’ipotensione perché provoca il rilascio di istamina.
Si consideri il fentanil in questa situazione.

Fentanil (Effentora)
Eccellente farmaco analgesico per pazienti con pressione bassa o con una situazione cardiovascolare instabile. Non rilascia istamina. L’effetto è di breve durata, ma si può prolungare prendendo più pastiglie durante il giorno.

Acetaminofene (Efferalgan)
È la medicina di prima scelta per il dolore nei pazienti che non possono prendere l’aspirina o gli antinfiammatori non steroidei, per quelli che hanno un alto rischio di sanguinamento o per chi assume anticoagulanti orali. Serve per alleviare il dolore ma non agisce sull’infiammazione.

Idrocodone bitartrato e paracetamolo
È una combinazione di farmaci indicata per dare sollievo in caso di dolore grave.

Ossicodone ed acetaminofene
È una combinazione di farmaci indicata per il sollievo da dolore grave per pazienti ipersensibili all’aspirina.


 

Intervento chirurgico per la frattura del bacino

Se l’ortopedico decide di intervenire chirurgicamente si procede ad un osteosintesi che fissa i frammenti di osso, se l’instabilità è grave si sceglie una sintesi anteriore e una posteriore.
La prima fase dell’intervento è la riduzione della frattura, ossia si allineano i frammenti ossei, poi si esegue l’osteosintesi trazionando il femore in senso longitudinale (lungo il suo asse).

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Le fratture dell’articolazione sacroiliaca e dell’ileo si fissano con due viti.
In caso di lesione della branca ischiopubica, bisogna staccare i muscoli retti addominali dall’inserzione sul pube, dopo si fissano una o due placche.
Le fratture dell’acetabolo (o cotile) si trattano tenendo la testa del femore più lontano possibile dal fondo del cotile fino al consolidamento della frattura.

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Si applica un gesso che comprende tutto l’arto inferiore, dal bacino al piede, fissato alla testa del femore con un filo d’acciaio.
In caso di intervento chirurgico, la cosa più importante è affidarsi a ortopedici con una vasta esperienza in questo tipo di operazioni perché non sono molto frequenti, quindi chi ha più esperienza ottiene dei risultati migliori.

 


 

Quali sono le possibili complicanze di un intervento di ostesintesi di bacino?

Tra le possibili complicazioni di un intervento chirurgico ci sono

  • Lesione al nervo sciatico;
  • Una formazione di callo osseo anomala;
  • Infezioni intra o extra-articolari;
  • L’artrosi precoce;


 

Terapia per la frattura del bacino
Terapia per la frattura del bacino

Quali sono i tempi di guarigione dopo una frattura di bacino?

Per poter riprendere le normali attività quotidiane senza rischi di pseudoartrosi o mancato consolidamento della frattura, è necessario un periodo di recupero che dipende da:

  • Zona della lesione,
  • Dimensione,
  • Tipo di frattura (scomposta, esposta, comminuta),
  • Età del paziente,
  • Eventuale osteoporosi.

Dopo un intervento senza complicanze, si deve effettuare circa un mese di immobilizzazione, poi si riprende gradualmente a fare tutte le attività della vita quotidiana.
In caso di frattura stabile non operata, gli ortopedici prescrivono un mese o due di riposo a letto per far consolidare i frammenti ossei. Successivamente, il medico consiglia la riabilitazione in acqua e a secco per riacquistare la forza e il movimento.

I possibili esiti della frattura del bacino (conseguenze a lungo termine) sono:

  • Lesioni degli organi addominali, in particolare dell’intestino e del colon;
  • Danni all’apparato circolatorio (rari), accompagnati da emorragia, principalmente l’arteria iliaca;
  • Se la frattura riguarda l’acetabolo, le conseguenze tardive possono essere l’artrosi dell’anca e la necrosi della testa del femore a causa del blocco della circolazione sanguigna.


 

Che riabilitazione bisogna fare dopo una frattura di bacino?

L’unica terapia che riduce i tempi di formazione del callo osseo è la magnetoterapia, un applicazione precoce permette di accelerare la ripresa delle attività quotidiane e dello sport.

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Riabilitazione passiva dopo una frattura di bacino

Bisogna iniziare prima possibile la riabilitazione per guarire in fretta, appena l’ortopedico prescrive la fisioterapia, è necessario iniziare a muoversi, caricare il peso sugli arti inferiori e camminare,.
Nella prima fase può essere utile un ciclo di idrokinesiterapia per recuperare la forza e la normale ampiezza di movimento anche se non si riesce ad appoggiare tutto il peso a terra.
Spesso l’anziano non effettua questa terapia perché non sà nuotare.

Nella secondo fase, si inizia la riabilitazione a secco, si esegue in palestra con la cyclette, esercizi mirati per l’articolazione dell’anca, per la schiena lombare e sacrale.
La prima parte sarà composta soprattutto da esercizi di mobilizzazione passiva e attiva assistita.
Dopo un mese di inattività, si nota una perdita di forza e dimensione dei muscoli, soprattutto del muscolo quadricipite.
Nel primo periodo di fisioterapia, si appoggia solo un arto, quindi è necessario rinforzare tutta la gamba colpita, dall’anca al piede.

I primi esercizi saranno di tipo isometrico, cioè contrazioni muscolare con la gamba ferma, successivamente si procede con un lavoro di tipo concentrico, cioè contrazione con movimento.
In caso di dolore è utile un ciclo di terapia fisica come la laserterapia o la Tecarterapia® che riducono l’infiammazione.
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