Farmaci per le malattie della tiroide

Quali sono i farmaci per le malattie della tiroide?

La tiroide tra le ghiandole endocrine è forse quella più studiata e presenta patologie frequenti, rilevante è anche il fatto che le patologie tiroidee siano aumentate enormemente dopo i famosi avvenimenti di Chernobyl.

Negli anni 70, anche solo la tiroidite era un evento raro, mentre oggi il 60 % delle donne con più di 50 anni ha almeno un nodulo tiroideo. La tiroide ha una caratteristica specifica, che è quella di captare lo iodio: attraverso una perossidasi lo iodio viene legato alla tireoglobulina, che può essere successivamente dismessa. Esistono anche dei sistemi di de-iodizzazione, per il recupero dello iodio all’interno della tiroide.

L’ormone funzionante nell’organismo è la tetraiodotirosina (T4), il quale si può dosare insieme al T3 per valutare la concentrazione esatta dell’ormone tiroideo effettivamente funzionante. Importante è il fatto che lo iodio si trovi sostanzialmente solo nella tiroide, quindi la somministrazione di terapie con lo iodio radioattivo consente un’elevata concentrazione del farmaco nell’organo bersaglio, che è appunto la tiroide. La quantità di iodio necessaria per il funzionamento dell’organo è abbastanza ridotta, mentre d’altra parte un eccesso nell’introduzione di iodio con la dieta raramente causa delle patologie tiroidee, in quanto il sistema di trasporto della sostanza è selettivo. In generale possiamo dire che gli ormoni tiroidei sono degli acceleratori dell’organismo e degli attivatori di tutte le funzioni cellulari. Per quanto riguarda la cinetica degli ormoni tiroidei, essi hanno un volume di distribuzione abbastanza piccolo, e nonostante siano in grado di diffondere in quasi tutte le cellule, tendono ad essere prevalentemente idrosolubili. La produzione quotidiana è piuttosto ridotta, 80 microgrammi per T4 e 30 microgrammi per T3; la loro emivita è invece piuttosto lunga, di 1 settimana per T4 e di 1 giorno per T3, infine il legame con le proteine è piuttosto elevato. Questi ormoni vengono assorbiti molto bene a livello intestinale, con una percentuale che varia dal 70 al 90 %: possono pertanto essere somministrati per via orale.

 

Terapia dell’ipotiroidismo

Oggi è molto raro, se non impossibile, vedere dei pazienti con dei gozzi di grosse dimensioni, essi sono rimasti come reperti storici in alcune rappresentazioni pittoriche o maschere del carnevale.

  • Le cause più frequenti di ipotiroidismo sono oggi rappresentate dalle tiroiditi. La tiroidite più conosciuta è la tiroidite di Hashimoto, causata da una reazione autoimmunitaria cronica che comporta nell’arco di qualche mese la completa distruzione del tessuto funzionale della tiroide. In una prima fase tale patologia si presenta con un gozzo, in quanto la tiroide si gonfia in seguito alla reazione infiammatoria, successivamente invece l’organo si restringe perdendo progressivamente la sua funzionalità, fino a diventare più o meno insufficiente
  • Diversi farmaci sono poi in grado di bloccare l’assorbimento dello iodio, causando quindi un ipotiroidismo: alcuni esempi sono le fenotiazine (farmaci appartenenti alla classe dei neurolettici), alcuni diuretici tiazidici ed il litio. Quest’ultimo in particolare può dare dei problemi importanti alla tiroide, in quanto è uno ione che può sostituire lo iodio nella captazione tiroidea, dando origine ad un composto come la litiotirosina che risulta ovviamente non funzionale
  • Ci possono essere alterazioni di tipo genetico causate da radiazioni ionizzanti, o alterazioni congenite dipendenti da gravi carenze di iodio nelle donne in gravidanza, le quali possono dare alla luce bambini con carenze di iodio altrettanto gravi e conseguenti danni importanti al sistema nervoso centrale (cretinismo congenito). Oggi queste situazioni si possono vedere soprattutto nelle aree di grande povertà o nel caso di madri etiliste con gravi carenze nutrizionali
  • Esistono diversi tipi di sostanze, come i Sali di zolfo, che possono sostituire lo iodio nella tiroide, che sono in grado di determinare un ipotiroidismo importante, diffuso in specifiche aree, per questo motivo definite gozzigene. In tali zone infatti una considerevole percentuale di abitanti tendeva a sviluppare un gozzo, associato a un ipotiroidismo cronico, con sintomi quali una riduzione delle capacità intellettive (cretinismo endemico). Il meccanismo patogenetico si basa sulla captazione da parte della tiroide dello zolfo al posto dello iodio, oppure di composti solfo-iodati non assorbibili, con un conseguente impoverimento della disponibilità di iodio: una prima terapia dell’ipotiroidismo da carenza è infatti la somministrazione di iodio con la dieta attraverso per esempio il sale marino iodato
  • Infine, e molto più rare, sono le condizioni di ipotiroidismo causate da patologie dell’ipofisi

Tutte le molecole da cui deriva l’ormone tiroideo (tirosina, tri-iodotironina e tetraiodotirosina) sono relativamente semplici, quindi è stato possibile ottenerle come prodotti di sintesi. Esistono diversi nomi commerciali per i farmaci tiroidei, il più comune è l’Eutirox: tale farmaco consente di sopperire alla carenza di ormone tiroideo nel caso di tiroidite, nel caso di un’asportazione della ghiandola, ecc…, e di risolvere completamente la sintomatologia gozzigena e/o di ipotiroidismo.

 

Terapia dell’ipertiroidismo

  • Il primo trattamento utilizzato per l’ipertiroidismo è stato lo iodio radioattivo
  • Nel caso di un ipertiroidismo da gozzo tossico diffuso si possono utilizzare altri farmaci. I più importanti sono i derivati del propiltiouracile, i quali inibiscono la formazione dell’ormone tiroideo: possono essere usati sia nel trattamento acuto delle crisi tireotossiche, sia per inibire la crescita della ghiandola. Il propiltiouracile ha come meccanismo d’azione l’inibizione della perossidasi tiroidea, con una conseguente inibizione della conversione a livello tissutale di T4 in T3

La durata d’azione è di circa 1-2 h, mentre il legame con le proteine è elevato (70 %), viene somministrato per os e ha come via di eliminazione quella epatica / renale. In generale ha pochi effetti collaterali, tra cui le eruzioni cutanee e delle sindromi di tipo immunitario (le vasculiti, un’agranulocitosi ed una sindrome lupus simile). È dunque un farmaco relativamente sicuro e molto efficace.

  • Un altro farmaco antitiroideo è il metimazolo: il suo meccanismo d’azione si basa sempre sull’inibizione della perossidasi tiroidea. La durata d’azione è di circa 3-6 h, con un’emivita di 4 h: il farmaco non si lega alle proteine, viene somministrato per os e viene eliminato per via epatica / renale. Gli effetti collaterali sono sovrapponibili a quelli del propiltiouracile
  • L’ultimo farmaco anti-tiroideo utilizzato è il carbimazolo: esso ha delle caratteristiche farmacocinetiche assolutamente sovrapponibili ai precedenti. L’unica differenza consiste nel fatto che esso presenta un metabolita attivo, il metimazolo: somministrando quindi il carbimazolo è possibile aumentare la durata dell’efficacia terapeutica in quanto si sommano le emivite dei due farmaci