Fattori di crescita cellulare

I principali fattori di crescita presenti a livello del nostro organismo sono: il PDGF (Platered Derived Growth Factor) che è una molecola che stimola la proliferazione dei fibroblasti, e quindi dei tessuti connettivi, che viene prodotta dalle piastrine. Ad esempio quando ci provochiamo una ferita superficiale, che non supera l’epidermide, questa viene riparata semplicemente dai cheratinociti, ma se invece la ferita è più profonda, si va nel tessuto sottocutaneo e si ha un sanguinamento, e dapprima si crea un tappo piastrinico, quindi le piastrine producono il PDGF, che fa proliferare i firbroblasti, e si crea una cicatrice. Esistono anche individui che sviluppano cheloidi, cioè cicatrici molto grosse anche per lesioni minime, perché sono ipersensibili all’attività del PDGF e quindi c’è una grande proliferazione dei fibroblasti. Queste cicatrici non sono rimuovibili nemmeno attraverso la chirurgia estetica, bisogna cercare di attenuare l’ipersensibilizzazione del paziente a questo fattore di crescita. L’EGF (Epidermal Growth Factor) stimola la proliferazione non solo dell’epidermide, come dice il nome, ma anche di molti altri tipi cellulari. L’IGF1 e l’IGF2 (Insulin Growth Factor 1 e 2) sono due fattori di crescita molto simili, importanti per tutte le cellule, ad esempio l’IGF1 quando è overespresso in un topo trasngenico, ottteniamo un topo di notevoli dimensioni. Il TGF-β (Tansforming Growth Factor-β) è un fattore di crescita che regola diversi meccanismi fisiologici, ed ha un recettore che ha un’attività serin-treonin-cinasica, e non un’attività tirosin-cinasica. Abbiamo ancora il FGF (Fibroblast Growth Factor) che determina la proliferazione di molti altri tipi cellulari oltre ai fibroblasti, abbiamo anche che l’interleuchina-2 è in grado di far proliferare i linfociti T-helper con uno specifico meccanismo, abbiamo anche l’ NGF (Nerve Growth Factor) che è un fattore di crescita che stimola la proliferazione dei neuroni, ma è un’espressione impropria, in quanto il tessuto nervoso non prolifera, infatti questo fattore favorisce l’allungamento delle terminazioni nervose, ed ha valso il premio Nobel per la Medicina a Rita Levi Montalcini. L’ HGF (Hepatocite Growth Factor) determina la proliferazione di molti tipi cellulari, tra cui gli epatociti (ad esempio nel momento in cui viene rigenerato la struttura del fegato), mentre il VEGF (Vascular Endotelial Growth Factor) è quel fattore di crescita che promuove la neoangiogenesi, cioè la proliferazione dei vasi, ed è uno dei fattori di crescita più contrastati nei tumori, poiché è prodotto dalle cellule tumorali che senza la nascita di nuovi vasi sanguigni non possono sopravvivere, e quindi sarà un fattore di crescita molto bersagliato nelle terapie antitumorali. Ovviamente dovremo prendere in considerazione anche tutti i fattori di crescita emopoietici, praticamente tutti associati a tirosin cinasi, come il G-CSF, l’M-CSF e il GM-CSF. Il VEGF (Vascular Endotelial Growth Factor) è fondamentale in quanto legato ai meccanismi di neoangiogenesi, ossia neoformazione di vasi, e lo stimolo di VEGF è importante nei tumori poiché il tumore man mano che cresce stimola la formazione di una sua rete vascolare, altrimenti andrebbe in necrosi, da questo fatto derivano una serie di terapie antitumorali basate su antagonisti del VEGF, proprio per impedire la neoangiogenesi delle masse tumorali. L’ultimo fattore di crescita che analizziamo è l’ HGF (Hepatocytes Growth Factor), scoperto recentemente e prodotto in quantità notevoli quando si subiscono resezioni epatiche, quindi è quel fattore che conferisce al fegato le sue capacità rigenerative, stimolando la proliferazione delle cellule staminali epatiche per cercare di ricostruire il tessuto eliminato. Per quanto riguarda i recettori tirosin cinasici possiamo anche dire che dal punto di vista strutturale tutti i versanti intracitoplasmatici presentano una regione a dominio tirosin cinasico che può essere unico o bipartito, ossia diviso in 2, in più questi recettori presentano una porzione extracitoplasmatica che offre strutture diverse, formate ad esempio da ponti disolfuro che conferiscono al recettore una struttura simile per la sola forma alle immuonglobuline. Ad esempio possiamo vedere che nel recettore per IGF1 la porzione extracellulare è legata alla porzione transmembrana e intracitoplasmatica da ponti disolfuro quindi un po’ come il legame tra le catene leggere e le catene pesanti delle immunoglobuline. Altri invece hanno dei domini di interazione con il ligando ricchi in cisteina, ad esempio il recettore per LDL è di questo tipo, infatti presenta 7 motivi ripetuti di cisteina, ciascuno da 40 amminoacidi ciascuno. Quindi la struttura di questi recettori è variabile ma nella porzione intracitoplasmatica hanno sede 2 domini assolutamente fondamentali, ovvero il dominio di legame all’ATP e il dominio cinasico, che sta sotto al dominio di legame con ATP ed è quello enzimatico. La porzione transmembrana invece rappresenta l’ultima parte di questi recettori.