Organi Cavi e Parenchimatosi

Introduzione all’anatomia sistematica

Gli organi sono entità sovratissutali, contengono perciò più tessuti. Si suddividono in:

  • Organi cavi, cioè quelli in cui la parete dell’organo circoscrive un lume, che si suddividono a loro volta in
    1. organi dell’ apparato cardiovascolare, il lume di tali organi non è in comunicazione con l’esterno (cuore, arterie, vene, capillari)
    2. organi di altri apparati, il lume di tali organi è in comunicazione con l’esterno (ad esempio l’esofago è in comunicazione con l’esterno tramite la faringe e la cavità orale in alto e tramite l’intestino e l’orifizio anale in basso, l’ uretere è in comunicazione con l’esterno tramite la vescica e l’uretra, oppure la trachea tramite le vie respiratorie superiori). Il lume può essere reale o beante, cioè aperto, sia che ci sia passaggio o meno di sostanza, oppure virtuale. Il lume dell’esofago per esempio è virtuale, ma diviene reale nel momento in cui è attraversato dal bolo alimentare. Questo è possibile grazie al fatto che l’esofago da un passaggio a qualcosa che ha una massa. Il lume è reale invece negli organi che non sono attraversati da massa, ma per esempio dall’aria, in questo caso è necessario uno scheletro nella parete dell’organo (fibroso come nella faringe, cartilagineo come nella laringe o nella trachea o osseo nelle cavità nasali) che mantenga reale il lume.
  • Organi non cavi
    1. Parenchimatosi
    2. Filamentosi, formati da strutture allungate, in genere parallele tra di loro sono essenzialmente
      • Muscoli (rivestiti da epimisio, perimisio ed endomisio)
      • Tendini (rivestiti da epitenonio, peritenonio ed epitenonio)
      • Nervi (rivestiti da epinevrio, perinevrio ed endonevrio)

Sezione a livello del ventre muscolare
Esaminando una sezione trasversa del ventre muscolare troviamo la compresenza di tessuto muscolare e connettivo. Gerarchicamente ci sono guaine connettivali da densa a meno densa che circondano l’esterno del muscolo:

  • epimisio, che suddivide il muscolo in sottosettori
  • perimisio, di I, II e III ordine
  • endomisio, che arriva a tutte le fibre muscolari come una guaina a calzetta molto lassa con funzione sia trofica (contiene vasi), sia nervosa in quanto veicola anche terminazioni nervose, infine meccanica, in quanto serve a far scorrere le fibre una rispetto all’altra se appartenenti a unità motorie differenti.

Sezione a livello del tendine
Il tendine rivestito all’esterno dall’epitenonio, all’interno dal peritenonio, che suddivide il tendine in vari settori. Le colonnine primarie del tendine derivano dall’addensamento dell’endomisio quando viene a mancare ciò che esso rivestiva. Fra le colonnine primarie del tendine sono presenti i tenociti, degli specifici fibroblasti.

Sezione a livello del nervo
Il tessuto nervoso è rivestito da connettivo, epinevrio esternamente, perinevrio a sepimentare in sottounità e infine endonevrio che non riveste direttamente la fibra in quanto essa è rivestita da mielina, in questo caso dalle cellule di Schwann.

 

Organi cavi

La parete di un’organo cavo è formato da tonache sovrapposte le une alle altre, concentriche. Ogni tonaca è costituita da più tessuti ed ha una funzione specifica.

Negli organi cavi dell’apparato cardiocircolatorio le tonache sono tre, descritte dal lume verso l’esterno:

  1. Tonaca intima, i cui elementi costitutivi hanno un decorso per lo più longitudinale, seguono il flusso del sangue
  2. Tonaca media, solitamente la più cospicua, gli elementi che possono essere elastici, connettivali o muscolari ed hanno un andamento circolare o trasversale, nella tonaca media possono prevalere le fibre elastiche o muscolari a seconda della posizione del vaso, le prime per esempio prevalgono nelle arterie vicine al cuore, a smorzare l’onda sfigmica, le seconde nelle arterie lontane da esso, ad aiutare la compressione del sangue
  3. Tonaca avventizia, gli elementi tornano ad essere longitudinali.

Questa alternanza di elementi longitudinali e trasversali si oppone allo sfiancamento del vaso.

Vasa vasorum: presenti nell’avventizia dei vasi più grossi, in quanto essa necessita di essere nutrita da altri vasi, definiti in tal modo. Se tutti i vasi si nutrissero del sangue che veicolano, in periferia arriverebbe un sangue già parzialmente utilizzato.

 

Organi cavi di altri apparati

Negli altri apparati le tonache sono generalmente quattro, dal lume verso l’esterno abbiamo una tonaca mucosa, sottomucosa, muscolare, avventizia o sierosa.

  • Tonaca mucosa, formata da epitelio di rivestimento che riveste il lume e appoggia tramite la membrana basale su una lamina (o tonaca) propria di tessuto connettivo.
    L’epitelio varia a seconda dell’organo preso in considerazione, in virtù della funzione che deve svolgere. Negli organi con usura meccanica, di passaggio, come l’esofago (o la faringe o il canale vaginale) ci sarà un epitelio sottoposto ad usura ma che si ricambia continuamente, un epitelio pluristratificato pavimentoso molle, in un organo deputato all’assorbimento come l’intestino, che deve trasferire sostanze dal lume al sangue, troviamo invece un epitelio monostratificato cilindrico, che favorisce il passaggio di sostanze attraverso di esso, magari con specializzazioni funzionali come i microvilli dell’orletto a spazzola ad aumentare la superficie assorbente. Nel caso di un epitelio come quello delle vie respiratorie che deve contribuire alla pulizia grossolana dell’aria, ci aspettiamo un epitelio pseudostratificato, che presenta cellule calciforme mucipare, che producono muco e lo stratificano sull’epitelio, e cellule ciliate che portano via il muco mescolatosi alla polvere perchè deve essere ingoiato ed eliminato con le feci. Infine se abbiamo un organo che varia le sue dimensioni a seconda del momento funzionale, vedi la vescica o l’uretere, avremo un epitelio di transizione, un urotelio, se la vescica è piena l’epitelio si distende, se è vuota invece resta contratto. Conoscendo l’organo e la sua funzione è possibile dunque ricavare l’epitelio della tonaca mucosa.
    Gli epiteli di rivestimento danno anche dei derivati epiteliali, le ghiandole. Esse possono avere localizzazione diversa a seconda dello sviluppo morfologico, possono restare nel contesto dell’epitelio di superficie, come le cellule calciformi mucipare, o svilupparsi anche all’esterno di esso. In questo ultimo caso possono espandersi nella tonaca propria, come le ghiandole gastriche, arrivare fino alla sottomucosa come le ghiandole del Brunner dell’intestinuo tenue, o addirittura avere uno sviluppo massimo e raggiungere una sede extraparietale, cioè al di fuori della parete degli organi nel cui lume riversano il loro secreto, in questo caso saranno collegate al lume dell’organo mediante un dotto escretore, come il fegato, il pancreas e le ghiandole salivari.
  • La tonaca propria è formata da connettivo lasso a fasci fittamente intrecciati, è un connettivo meno lasso della sottomucosa, ma non si può definire denso, l’unico denso è quello del derma della cute. In realtà la tonaca propria non ha la stessa densità in tutti gli organi cavi non appartenenti all’apparato circolatorio, ma è meno lasso in tutti quegli organi cavi il cui epitelio di superficie è formato da epitelio pavimentoso pluristratificato, cioè in quelli sottoposti ad usura, a sollecitazioni meccaniche.

Nell’apparato digerente, precisamente a partire dall’esofago, è presente un piccolo straterello di fibre muscolari localizzato tra il connettivo della tonaca propria e quello della sottomucosa, il muscularis mucosae, che rende indipendenti alcuni movimenti della tonaca mucosa dal resto della parete. L’esofago, per esempio, può avere grazie a tale strato un effetto di protezione meccanica, nel caso di ingestione di oggetti appuntiti o pericolosi, la muscolaris mucosae si contrae, forma una tasca che grazie all’onda muscolare viene portata nello stomaco. Tale strato è presente dunque solo nell’apparato digerente, a partire dalla parte iniziale dell’esofago come un unico strato, per poi raggiungere uno spessore di doppio strato (esterno circolare e interno longitudinale) a partire dal terzo distale dell’esofago stesso.
Il connettivo della mucosa non circoscrive semplicemente il lume, ma forma pieghe, estroflessioni verso il lume che si dividono in creste, creste villose o villi, a seconda della loro ampiezza. Tutte le pieghe sono rivestite da epitelio. Sono estroflessioni fisse, costanti, non compaiono e scompaiono a seconda della funzionalità dell’organo.

Tonaca intima,mucosa,intestino,organo

 

  • Tonaca sottomucosa, connettivo molto lasso, più della tonaca propria. È un piano di scorrimento, di clivaggio, tra le tonache più interne, a ridosso del lume, e quelle più esterne. Forma pieghe mobili, che compaiono e scompaiono a seconda del momento funzionale come nel colon. Le uniche pieghe stabili sono le valvole conniventi dell’intestino tenue. La natura ha messo in atto un espediente per sviluppare enormemente la superficie assorbente dell’intestino, innanzitutto l’intestino ha forma convoluta, poi la sottomucosa si solleva a formare le valvole conniventi, sulle quali la tonaca propria si solleva in villi, nei quali sono presenti gli enterociti che infine sono specializzati a formare microvilli. Nell’esofago invece sono presenti pieghe della sottomucosa che rendono virtuale il lume e vengono distese dal passaggio del bolo. Sono infatti pieghe mobili, non fisse.

Nell’esofago si nota la differenza tra la muscolaris mucosae e la tonaca muscolare. Quando sui vetrini si ha un organo cavo e si analizza la muscolatura è necessario capire se la sezione è stata fatta trasversalmente o longitudinalmente, in modo da intuire che tipo di muscolatura è presente nella tonaca muscolare esterna e in quella interna, in quanto hanno aspetto opposto in base al tipo di sezione considerata. Per fare ciò bisogna sfruttare oltre alle conoscenze dell’organo in questione, anche il rapporto lume-parete.

  • Tonaca muscolare, organizzata in due strati (interno circolare, esterno longitudinale) o tre strati (interno ed esterno longitudinale, medio circolare). L’uretere è un’eccezione, ha due strati, ma disposti al contrario, quello esterno circolare e l’interno longitudinale, al contrario dell’esofago, con il quale è frequente confonderlo. Generalmente la tonaca muscolare è formata da fibrocellule muscolari lisce, tranne che in alcuni distretti come la faringe, nel terzo prossimale dell’esofago (la parte distale invece è involontaria, non si può interrompere l’input della deglutizione una volta innescato volontariamente) e negli sfinteri. In alcuni organi la tonaca muscolare produce un particolare tipo di movimento, nell’esofago per esempio lo strato interno circolare ha una funzione di segmentazione, quello esterno longitudinale di dilatazione. L’accoppiamento dei due movimenti porta alla peristalsi, la dilatazione viene portata in senso prossimo-distale. Questo è necessario soprattutto dove non ci sono valvole che controllano l’unidirezionalità del flusso. La peristole è invece la contrazione di una delle tonache dello stomaco, la tonaca obliqua, che serve ad adattare l’organo al contenuto da digerire, soprattutto nel neonato che ha dieta liquida.
  • Tonaca avventizia, concorre a formare un atmosfera connettivale lassa tra un organo e l’altro.
  • All’esterno delle cavità sierose, si ha invece la tonaca sierosa (peritoneo, pleura e pericardio) negli organi presenti nelle cavità sierose (cavità peritoneale, pleurica o pericardica).

La tonaca avventizia è dunque formata da connettivo molto lasso, all’interno del quale può esserci più o meno tessuto adiposo, vasi capillari o linfatici e nervi. In alternativa alla tonaca avventizia si ha la sierosa, che è formata dall’esterno verso l’interno da:

  • mesotelio, ha la funzione di scivolamento tra organi adiacenti, tessuto simile all’epitelio ma di origine mesodermica
  • membrana basale, sempre presente al confine tra una componente epiteliale e connettivale
  • strato sottomesoteliale di connettivo a fascetti intrecciati (paragonabile alla tonaca propria)
  • sottosierosa di connettivo più lasso che unisce la sierosa alla tonaca muscolare (paragonabile alla sottomucosa). La parte più esterna di questi visceri è formata dunque da cellule che sono a contatto con un liquido che esse stesse producono e che permettono il movimento di un organo rispetto all’altro.

Questi strati sono minimi come spessore, non come le tonache, ma sono paragonabili ad esse come struttura.

 

Organi parenchimatosi

Sono formati da:

  • Stroma, ha una struttura simile in tutti gli organi parenchimatosi, nel suo ambito possiamo includere una capsula fibrosa che circonda la parete dell’organo, da essa si dipartono trabecole sempre più esili che sepimentano l’organo in sottounità, che possono essere diverse a seconda dell’organo, possono esservi lobi, che possono contenere subunità dette segmenti, all’interno dei quali possono esservi a loro volta lobuli oppure logge ( Le logge sono sottounità dell’organo non ben delimitate. I lobuli invece sono nettamente separati gli uni dagli altri). Si può fare un parallelo tra capsula fibrosa ed epimisio, laddove le trabecole sempre più piccole corrispondono al perimisio e all’endomisio. Infine l’unità più piccola dell’organo è piena di un traliccio di fibre reticolari, detto stroma reticolare che forma delle maglie tanto fitte, una sorta di setaccio su cui sono imbrigliate le cellule del parenchima.
  • Parenchima, rappresenta le cellule peculiari che svolgono la funzione dell’organo

Da un organo all’altro dunque ciò che cambia è la suddivisione in sottounità e il tipo di cellule parenchimatose. Generalmente ogni organo parenchimatoso ha una porta d’ingresso preferenziale o ilo. Esso non c’è nella ghiandola surrenale, i vasi entrano ed escono da vari punti della capsula.

L’apparato tegumentario si svincola dalla classica suddivisione degli organi, si paragona ad un organo cavo avente per lume l’ambiente esterno. È un limite tra l’ambiente interno ed esterno, che contiene recettori e risponde alle variazioni dell’ambiente interno per mantenere l’omeostasi. Paragonandolo ad un organo cavo la tonaca mucosa corrisponde alla cute o pelle, formata anch’essa da due componenti, l’epidermide, un epitelio di superficie e il derma, l’unico connettivo veramente denso. Negli organi cavi sotto la tonaca mucosa c’è la sottomucosa, nel tegumentario il sottocutaneo, talmente lasso che contiene lobuli adiposi. Nel pannicolo adiposo sottocutaneo si individua il dimorfismo sessuale, cioè la differente morfologia di un organo in base al sesso dell’individuo, in questo caso il grasso si accumula in zone differenti, ad esempio nei fianchi nel sesso femminile e nell’addome nel maschile.