Omeostasi cellulare

Abbiamo già accennato a come il segreto della vita sia possibile ridurlo al mantenimento delle condizioni interne del nostro organismo, ed è ciò che avviene anche per quanto riguarda l’omeostasi del sangue e dei liquidi extracellulari. Nel processo di omeostasi generale agiscono diversi apparati assieme, sono presenti l’apparato circolatorio che veicola le sostanze nutritive e quelle di scarto, l’apparato digerente introduce le sostanze della dieta da cui ricaviamo energia, l’apparato respiratorio introduce ossigeno molecolare per le reazioni che avvengono all’interno del nostro organismo ed elimina anidride carbonica, mentre le altre scorie dei processi catabolici ed anabolici in massima parte sono eliminate attraverso l’apparato urinario.

L’omeostasi del liquido sanguifero e del liquido interstiziale fa riferimento al fatto che la fuoriuscita di liquido interstiziale che permette gli scambi tra il sangue e l’ambiente esterno deve essere reintegrata da ciò che viene perso dal sangue, il volume del liquido che sta sulle cellule deve mantenere un volume pressochè costante e non aumentare, è per questo che nasce il sistema linfatico, per prevenire le situazioni di edema. A livello dei distretti capillari nascono infatti i capillari linfatici che confluiscono nei vasi linfatici, intercalati dai linfonodi, che reintegrano la linfa all’interno del sangue. Il liquido extracellulare esce dal sangue, su cui agisce la pressione idrostatica data dal cuore (per esempio 35 mmHg), mentre la pressione osmotica è esercitata dalle proteine all’interno dei capillari sanguigni, in quantità maggiori rispetto all’esterno, che agisce in maniera inversa rispetto pressione idrostatica (ad esempio 25 mmHg), inoltre il liquido interstiziale ha una pressione idrostatica (ad esempio di 5 mmHg) versol’interno del capillare: la risultante è che dal capillare arterioso fuoriesce una quantità (in questo caso pari a 5 mmHg) dal capillare arterioso. Per quanto riguarda il capillare venoso la pressione osmotica è uguale a quella che agisce sul capillare arterioso (in questo caso 25 mmHg) ma la pressione idrostatica è diminuita (in questo caso 15 mmHg), invece la pressione del liquido interstiziale rimane la stessa (in questo caso è di 5 mmHg). La risultante a livello del capillare venoso in questo caso è di 15 mmHg, ne risulta che ogni giorno circa 20 litri di sangue escono dai capillari arteriosi mentre 16-18 litri di sangue soltanto rientrano attraverso il capillare venoso. Per questo esistono i capillari linfatici, dove sia la pressione idrostatica e la pressione osmotica sono minori, e servono a reintegrare la linfa in eccesso presente nel liquido interstiziale a livello dei capillari sanguigni. Quando il liquido extracellulare si accumula a livello dei capillari sanguigni si parla di EDEMA, che può essere un’edema da stasi venosa (in cui meno linfa è drenata dal capillare venoso), da stasi linfatica (si ha un occlusione delle vie linfatiche), da lesione infiammatoria (dalla parte infiammata i capillari arteriosi diventano più permeabili) oppure si parla di edema discrasico (il sangue contiene una quantità di proteine minore che permette l’accumulo di più linfa all’esterno dei capillari).