Fasi del cammino

Il cammino è una forma di spostamento dell’intero corpo nello spazio attraverso lo spostamento relativo dei segmenti che lo compongono.

FUNZIONE APPRESA O GENETICAMENTE ACQUISITA?
La prima domanda che occorre porsi è: il cammino è una funzione geneticamente trasmessa oppure appresa?
Per esempio la deglutizione o la respirazione sono delle funzioni geneticamente apprese. Se un bambino nascesse senza alcun modello educativo e senza nessun esempio riuscirebbe a camminare?
Non è una funzione geneticamente trasmessa ma viene appresa, è infatti una acquisizione troppo recente nella nostra filogenesi per essere considerata come funzione geneticamente trasmessa. Può essere considerata una funzione appresa sulla base di una predisposizione genetica.

ELEMENTI DEL CAMMINO
Per costruire la funzione cammino, cosa è necessario?

REAZIONE SEGNAPASSI: rappresenta lo schema alternato e reciproco dei movimenti che costituiscono il passo. Ma basta che le gambe si muovano per poter camminare? No, prima serve qualcos’altro. Serve la

REAZIONE DI SOSTEGNO, infatti prima di camminare devo saper stare in piedi.
Non è da confondere con la postura che è una definita relazione reciproca tra i segmenti che compongono il corpo (inteso come un solido frazionabile i cui punti di frazionamento sono le articolazioni). Infatti una certa postura può essere assunta in posizioni diverse rispetto al terreno, per esempio la postura con collo esteso, tronco esteso, anche estese, ginocchia estese, articolazioni tibiotarsiche a 90 ° e braccia lungo i fianchi può indicare la postura eretta ma anche prona o supina o un decubito laterale.
Quindi la reazione di sostegno non è la stessa cosa della postura ma è la capacità di sostenere il nostro corpo con una forza che sia in grado di neutralizzare la forza di gravità. I due estremi patologici di questa capacità sono il soggetto flaccido, che non reagisce al proprio peso con una reazione di sostegno sufficiente e il soggetto ipertonico, che reagisce al peso con un eccesso di reazione di sostengo.
La reazione di sostegno va dalla terra verso i piedi perché mi sostengo spingendo sul terreno. La reazione di sostegno è inoltre calibrata al peso da sostenere, se devo camminare con uno zaino pesantissimo sulle spalle dovrò adeguare la reazione di sostegno e infatti appena lo tolgo cammino molto facilmente, fino a che la reazione di sostegno non si ricalibra al nuovo peso.
È sufficiente questa reazione per stare in piedi? No, ne serve un’altra, la

REAZIONE DI RADDRIZZAMENTO che invece parte dalla testa e va verso i piedi. È composta da più elementi che ci informano sulla posizione del nostro corpo: le informazioni visive, le informazioni provenienti dai canali semicircolari (i sistemi vestibolari) e la propriocezione.
Quindi la combinazione di queste due reazioni (di sostegno e di raddrizzamento) ci permette di stare dritti in piedi ma solo se possediamo la cosiddetta verticale soggettiva. Infatti se chiudiamo gli occhi e proviamo a tenere la penna in mano in posizione verticale ci riusciamo bene, proprio perché abbiamo questa verticale soggettiva che applichiamo alla penna. Ci sono certi soggetti che a occhi chiusi non riescono a stare in piedi per un deficit di verticale soggettiva. Addirittura per alcuni anche la scoliosi è un difetto accrescitivo dovuto ad una alterata verticale soggettiva.
Per poter camminare oltre a queste capacità che possono essere riassunte con ‘equilibrio statico’ occorre conoscere ovviamente anche le regole dell’EQUILIBRIO DINAMICO, ancora più importanti per esempio durante la corsa.
Oltre ai suddetti elementi, indispensabili per camminare in modo corretto, servono altre capacità come l’ORIENTAMENTO, la MEMORIA TOPOGRAFICA o ELEMENTI ancor più COGNITIVI come lo scopo del mio cammino. Senza queste riuscirei si a camminare ma non riuscirei ad usare il cammino per uno scopo o per raggiungere un determinato luogo…

È interessante la localizzazione anatomica di tali funzionalità che permettono il cammino.
Reazione di sostegno e reazione di raddrizzamento sono a livello del tronco dell’encefalo.
La reazione segnapassi è invece localizzata a livello del midollo spinale quindi una delle funzioni più evolute dell’uomo ha la sede più bassa. Si può quindi asserire che soltanto i paraplegici, cioè coloro che hanno una lesione del midollo spinale perdono questa funzione, questo schema ciclico complesso. In tutte le altre lesioni l’unica cosa che non mi devo chiedere è se è persa o no la reazione segnapassi perché questa è sicuramente mantenuta. Quasi tutte le lesioni del midollo spinale poi determinano la perdita anche dell’espressione di tutte le reazioni superiori che sono presenti ma che non riescono ad essere realizzate.

GLI ATTRITI
Lo schema del cammino è stata una ‘intuizione’ importantissima per l’uomo perché ha risolto nel modo più brillante possibile il problema degli attriti.
Gli attriti che entrano in gioco nel cammino sono 3:

ATTRITO DEL SUOLO: per fare poca fatica devo ridurre l’attrito tra il corpo che si muove e il suolo perché è evidente che strisciando i piedi a terra il dispendio energetico è enorme ed inoltre non si riesce ad acquisire velocità. Trascinando i piedi a terra l’attrito del suolo è negativo (poi vedremo che l’attrito del suolo ha anche un segno positivo) e bisogna cercare di ridurre al minimo questo attrito. Ci riusciamo tenendo il nostro piede d’appoggio fermo al suolo e spostando invece il corpo intero in avanti, quando invece dobbiamo fare avanzare il piede lo solleviamo da terra e non lo strisciamo poiché nell’aria c’è molto meno attrito che al suolo.
Quindi l’attrito al suolo di fatto non lo sentiamo ma al contrario sfruttiamo la sua componente positiva.
Per capire come sia utile questa componente proviamo ad immaginare di camminiamo nel ghiaccio o su una superficie bagnata insaponata: l’attrito del suolo si riduce al minimo e camminare diventa molto difficile perché perdo la capacità di dare propulsione al corpo.

ATTRITO DEL MEZZO: è di solito l’attrito dell’aria ma potrebbe essere anche l’attrito dell’acqua o dell’erba alta a seconda di dove cammino. L’attrito del mezzo è tanto più grande quanto si cammina velocemente. Anche questo deve essere ridotto il più possibile per rendere efficiente il cammino. Noi cambiamo lo schema di del cammino in base all’attrito del mezzo. Quando camminiamo nella neve alta infatti modifichiamo il nostro schema alzando maggiormente le ginocchia proprio per ridurre l’attrito del corpo con il mezzo (neve in questo caso). Se camminiamo nell’erba alta variamo lo schema del passo in un altro modo ancora, modificando la flessione del piede sospeso e cioè il nostro piede non si dorsiflette per passare la verticale ma avanza in plantiflessione in modo tale da ridurre l’attrito con l’erba.

ATTRITO INTERNO: è l’attrito articolare. Abbiamo già detto che l’attrito al suolo è ridotto al minimo spostando il corpo rispetto al piede che appoggia e non il contrario. Grazie a questa soluzione sostituiamo l’attrito del suolo con l’attrito delle articolazione che sono costruite apposta per essere estremamente scorrevoli grazie alla cartilagine e al liquido sinoviale.
Per riuscire a portare avanti l’arto senza incorrere nell’attrito del suolo dobbiamo però sollevare l’arto e dobbiamo quindi disporre di una articolazione che ci permetta di accorciare l’arto in volo e lo facciamo piegando l’anca.

Le due condizioni estreme che variano l’attrito interno sono:
a. Estrema lassità legamentosa o ipermobilità articolare (es. Sindrome di Ehlers-Danlos di cui era affetto il violinista Nicolò Paganini).
b. Tutti i vari processi degenerativi articolari (es. sclerodermia) o processi artrosici fino ad arrivare all’anchilosi dell’articolazione in cui l’attrito interno non è trascurabile.]

L’articolazione del ginocchio rimane comunque l’unica articolazione che ci permette di accorciare l’arto inferiore.
L’unica articolazione che ci permette invece di allungare l’arto inferiore è la tibio-tarsica.

LE FASI DEL CAMMINO
Descriviamo brevemente i movimenti del piede durante le diverse fasi del cammino.
Come si vede in figura la successione di eventi (numerata in odine crescente seguendo la figura) è questa:
1. il piede si appoggia al suolo con il tallone
2. il piede si appoggia con l’intera pianta (la gamba è ancora dietro al piede)
3. la gamba avanza rispetto al piede (con lei tutto il corpo)
4. la gamba arriva a superare il piede
5. il tallone si solleva
6. si solleva anche parte della pianta
7. comincia la fase di volo (tutto il piede si è sollevato)
8. quando il piede passa la verticale è orizzontale (la distanza tra piede e terreno si chiama clearance ed è circa di 1,5 cm)
9. il piede termina la fase di volo in dorsiflessione (per poi riappoggiarsi al suolo col tallone)
Durante la fase di volo il piede si deve muoversi con velocità doppia rispetto al corpo ( in realtà più del doppio perché deve recuperare il tempo in cui è rimasto fermo al suolo).

In questa sequenza si succedono diversi fulcri:
– nella fase 1 il fulcro è sul tallone
– poi si sposta sulla tibio-tarsica (fase 2)
– poi sulla metatarso-falangea (nella fase 5 e 6)
Quindi camminiamo ruotando su questi tre fulcri.

Vediamo nel dettaglio cosa accade in alcune di queste fasi:
– Nella fase 1 i dorsiflessori (Tibiale anteriore, Estensore lungo delle dita, Estensore lungo dell’alluce, Peroneo terzo) rallentano la caduta della puta del piede, se non avessimo i dorsiflessori la punta cadrebbe subito.

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– Dalla fase 3 in poi il tricipite della sura (in particolare il soleo) viene stirato dal peso del corpo che sta cadendo in avanti. Si stira poi quando è al massimo dello stiramento comincia la contrazione (si conrae durante la fase 4 e 5). Questo è un altro meccanismo molto intelligente che serve per avere la forza propulsiva necessaria all’avanzamento del corpo, infatti sfruttiamo sia il ritorno elastico (che è maggiore se lo stiramento è maggiore) che la forza di contrazione.

– Nella fase 4 l’arto in volo sta sorpassando quello in appoggio. Per farlo deve essere più corto altrimenti dovrebbe vincere l’attrito del suolo. E in questo caso come abbiamo già detto deve avvenire la flessione dell’anca e di conseguenza del ginocchio.