Anatomia di Prostata e Uretra maschile

Prostata

La prostata è una ghiandola esocrina annessa alle via genitali, tubulo alveolare composta, con la forma grosso modo di castagna con la base verso l’alto dove si appoggia la vescica e l’apice verso il basso da cui emerge l’uretra prostatica.

Nel suo complesso presenta circa 50 di queste ghiandola tubulo alveolari composte che si raggruppano in più lobi: anteriore al davanti dell’uretra prostatica, posteriore e 2 lobi laterali, rispettivamente dx e sx, oltre a un lobo medio compreso tra i condottini eiaculatori e l’uretra.

Nell’anziano il lobo medio può ipertrofizzarsi, causando difficoltà nella minzione, sintomatologia che è un importante campanello d’allarme anche per diversi e più gravi tipi di ipertrofia come quello neoplastico.

I condotti delle ghiandole sfociano preferenzialmente ai lati del collicolo seminale, che presenta i tre orifizi precedentemente descritti, in aggiunta ai quali si osservano circa 15-20 orifizi dei dotti escretori delle ghiandole prostatiche; gli adenomeri secernenti presentano distinzione topologica in tre zone: periferica, intermedia e profonda (corrisponde grossomodo al lobo medio).

Microscopicamente la prostata presenta uno stroma fibromuscolare con compenetrazione totale di componente connettivale e di componente muscolare liscia, oltre le quali stanno le cellule dell’epitelio secernente le quali possono a volte apparire in più strati.
In questa ghiandola, al contrario che nelle vescichette seminali, non è possibile identificare ne un lume ne zone delimitate in cui sia presente solo connettivo o solo muscolo liscio (l’integrità dello stroma è di natura fibromuscolare).

Questa ghiandola ha secreto composto: secerne cuna componente leggermente acida con ph 6.5, secerne la spermina che conferisce il caratteristico odore allo sperma, enzimi come una idrolasi simile alla colincrenina (PSA= prostatic specific antigen): PSA è l’antigene specifico per questa idrolasi ed è uno dei marker per l’ipertrofia prostatica e che agisce diluendo la massa spermatica.

Per distinguere a livello microscopico le vescicole spermatiche dalla prostata dunque è importante notare che nelle prime è possibile apprezzare un lume e si distingue anche il tessuto connettivo della tonaca propria da quello muscolare; nella prostata invece non si apprezza il lume e lo stroma è integralmente fibromuscolare, senza possibilità di distinzione tra le 2 componenti.
Avanzando con l’età inoltre, nella prostata si possono depositare corpi amiloidi o concrezioni calcaree, che si pensa siano dovute a fenomeni legati alla scarsa funzionalità della prostata. Questi corpi amiloidi si ritrovano particolarmente sviluppati nel quadro di alcune patologia come l’amiloidosi.

Rapporti

  • Avanti: sinfisi pubica;
  • Dietro: retto con la sua fascia;
  • Lateralmente: ci sono dei vasi ed è chiusa nella loggia prostatica.

La loggia prostatica è delimitata:

  • In alto dalla vescica;
  • In basso dal diaframma urogenitale (muscolo trasverso del perineo);
  • Sui lati dal muscolo elevatore dell’ano (fascia più mediale, superiore) circondato da plessi venosi.

L’uretra passa dalla prostata e riceve lo sfintere striato che permette la continenza volontaria dell’urina dal muscolo trasverso profondo del perineo.

In caso di sospetto di tumore alla prostata si fanno dei carotaggi che, anni fa venivano fatti dal retto, ora si passa dal pavimento pelvico.

Un’altra tecnica usata è quella delle palpazioni rettali con cui, in caso di tumore, si sentono dei noduli e non una superficie liscia. Il tumore maligno interessa la parte esterna della prostata. Esso, inizialmente, non dà disturbi della minzione, quindi difficilmente il soggetto se ne accorge, se non quando è in uno stato orami avanzato che ha raggiunto anche la parte profonda e sono già partite le metastasi.

Ci sono dei plessi venosi sotto e sui lati della vescica e della prostata. Davanti alla prostata c’è il plesso venoso del Santorini. Oltre ai plessi venosi, ci sono anche i plessi pelvici del simpatico.

È bloccata dai legamenti pubo-sacrali (pubo-prostatici e prostato-rettali).

Vascolarizzazione

È riccamente vascolarizzata dai rami prostatici dalle arterie vescicali inferiori.

Innervazione

È innervata sia dal sistema simpatico che dal parasimpatico e, in particolare, la contrazione è dovuta all’azione del parasimpatico.

Vi arrivano nervi dal parasimpatico sacrale e dai plessi pelvici, dove troviamo gangli in cui si arrestano le fibre pregangliari del simpatico e del parasimpatico sacrale (nucleo tra S2 ed S4).

vescica,vaso deferente,vescicola seminale,prostataLiquido spermatico

E’ formato da una componente cellulare (spermatozoi) formati esclusivamente a livello dei tubuli seminiferi contorti e da una componente liquida che si forma in vari tratti delle vie spermatiche: nelle vescicole seminali, nella prostata; parte dell’acqua viene riassorbita a livello dell’epididimo.
Comunque tutte le via spermatiche concorrono a modificare la composizione del liquido spermatico, o introducendo o riassorbendo alcune componenti.
Sono inoltre fondamentali alcuni enzimi, prodotti anche dalla prostata, che aiutano la progressione degli spermatozoi all’interno del veicolo liquido una volta depositati nel canale vaginale e forniscono a queste cellule l’energia necessaria per conservare la motilità.

 

Uretra maschile

l’uretra maschile è composta in serie da tre segmenti:

  1. uretra prostatica: che da metà in poi diventa comune tra urinario e genitale
  2. uretra membranosa: attraversa il diaframma urogenitale ed è l’unico tratto dell’uretra maschile corrispondente a quella femminile
  3. uretra cavernosa: si avvicina aio corpi cavernosi del pene inclusa in un proprio corpo spongioso (corpo spongioso dell’uretra) che accompagna l’uretra per tutto il pene e che al termine si dilata a formare il corpo spongioso del glande. Da un punto di vista strutturale e funzionale il corpo spongioso e i corpi cavernosi sono diversi, poiché il corpo spongioso non presenta quei dispositivi atti a raggiungere la rigidità che si riscontra invece a livello dei corpi cavernosi.

L’urotelio permane fino al collicolo seminale, poi passa ad epitelio cilindrico pluristratificato e, più distalmente nella fossa navicolare del glande, epitelio pavimentoso pluristratificato varietà molle; sulla superficie del glande si osserva cute sottile glabra e con ghiandole sebacee e sudoripare apocrine. Nell’ambito dell’uretra si osservano ghiandole per lo più a secreto mucoso.

 

Corpi cavernosi

L’uretra, inclusa nel corpo spongioso, decorre parallela ai corpi cavernosi, che sono contenuti in una tonaca connettivale piuttosto spessa, dalla quale si addentrano nel corpo cavernoso setti connettivali contenenti anche alcune fibre elastiche che delimitano una serie di lacune vascolari internamente rivestite da endotelio continuo non fenestrato. Le lacune, a secnda della quantità di sangue contenuta, conferiscono diversa consistenza ai corpi cavernosi e quindi anche al pene: questo accade grazie a vasi afferenti ed efferenti alle lacune, dotati di cuscinetti mioepitelioidi con funzione di valvole, che sono in grado di occludere quasi al limite il lume del vaso.

Dall’arteria profonda del pene originano 2 tipi di vasi: un’arteria che entra all’interno del corpo cavernoso e che mediante alle arteria elicine si apre nelle lacune vascolari, un’arteria in anastomosi arterovenosa con la vena che drena il sangue efferente dalle lacuna vascolari.

  • Pene flaccido: i vasi afferenti ai corpi cavernosi presentano i cuscinetti mioepitelioidi chiusi, quindi il sangue arterioso si direziona per lo più lungo l’anastomosi arterovenosa bypassando il corpo cavernoso; inoltre il sangue interno al corpo cavernoso può liberamente uscirvi con le vene di drenaggio.
  • Pene eretto: in questa condizione sono chiusi tutti i vasi che drenano i corpi cavernosi e l’anastomosi arterovenosa tra arteria profonda del pene e corrispondente vena; in questo modo il sangue afferente con l’arteria profonda del pene non può fare altro che andare a riempire le lacune vascolari interne ai corpi cavernosi, le cui vie di drenaggio sono chiuse (quindi il sangue non può uscire).

Le valvole di drenaggio delle lacune vascolari si aprono a seguito dell’eiaculazione e contemporaneamente si chiude l’accesso ai corpi cavernosi, quindi il sangue defluisce dai corpi cavernosi e così si ripristina la flaccidità del pene.

L’erezione dipende da stimoli nervosi parasimpatici, mentre l’ortosimpatico si oppone a tale condizione. Quindi sia lo stress che altre condizioni endocrine e neurologiche alterate possono provocare disfunzioni all’erezione.