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La distorsione del ginocchio

 

 

 

INDICE

Le lesioni Meniscali

Lesione Crociato Anteriore

Lesione Collaterale Mediale

 

 

 

 

Le lesioni Meniscali

 

Per l'anatomia dei menischi rimandiamo all'approfondimento nella sezione “Anatomia”.

L'incidenza e la frequenza delle Lesione del menisco sono molto in crescita, possono colpire chiunque, ma gli sportivi hanno più probabilità, in particolare i calciatori.

Quali sono i modi in cui si fissura o frattura un menisco?

- Per elevata pressione o schiacciamento, avvvengono nella ricaduta dopo un salto, in particolare se si atterra con le gambe distese.

Se il menisco viene compresso intensamente, nello sport o durante attività pesanti, corre il rischio di rompersi, da una microfrattura a una rottura a tutto spessore.

- Dopo aver mantenuto per parecchio tempo una posizione accovacciata, nel momento in cui ci si rialza è possibile avvertire una fitta per la lesione.

- Con una violenta rotazione del ginocchio nella deambulazione o mentre si corre, per esempio un cambio di direzione.

- Una brusca iperestensione del ginocchio, per esempio un calcio a vuoto nel football, in cui è possibile lesionare il menisco interno oltre ai muscoli ischio-crurali.

Ginocchio vista frontale

© Sebastian Kaulitzki - Fotolia.com

In particolare se un calciatore imprime la massima forza contro il pallone, ma lo manca, questo movimento eseguito in catena cinetica aperta non è per niente fisiologico e comporta uno squilibrio tra l’attività di flessori, estensori e rotatori del ginocchio.

-Cause minori sono i microtraumi ripetuti, una contusione o l’attività fisica svolta da soggetti non allenati e preparati a sufficienza.

Il menisco più frequentemente soggetto a lesione è quello mediale perché  ha  scarsa mobilità, quindi affronta con difficoltà le forze improvvise.

La prevenzione di lesioni meniscali è molto difficile, il rinforzo dei muscoli del ginocchio è l'unica possibilità per ridurre il rischio.

 

 

Menischi visti dall'alto

Quali sono i sintomi?

Nella fase acuta i sintomi sono il dolore insopportabile, la tumefazione con emartro, limitazione nei movimenti attivi e passivi.

La sintomatologia tende a ridursi con il tempo, in certi casi può scomparire.

 

 

Cos'è la Meniscosi?

Il menisco si può lesionare anche a causa dell'usura, può andare incontro a degenerazione esattamente come le articolazioni, in tal caso si parlerà di meniscosi.

Questa patologia tipica degli anziani e degli adulti, è caratterizzata da una lenta erosione della fibrocartilagine, anche in mancanza di traumi diretti o indiretti. 

I sintomi della degenerazione meniscale sono il dolore negli ultimi gradi della flessione e durante il cammino/corsa.

 

 

 

Qual'é la terapia?

Prima dei risultati della Risonanza o dell'esame clinico bisognerà attenersi al protocollo RICE (riposo, ghiaccio, compressione ed elevazione) per controllare il dolore e la tumefazione.

Il ghiaccio va applicato 3 volte al giorno per 20 minuti, eseguire la crioterapia per alcune ore è controproducente.

Le stampelle sono consigliate per non far gravare il peso sul menisco danneggiato.

 

In caso di lesione, un adulto che non pratica sport dovrebbe iniziare un ciclo di fisioterapia per attenuare il dolore o fastidio, il gonfiore e recuperare la funzionalità del ginocchio.

Se la lesione è periferica, è possibile che la terapia fisica e gli esercizi saranno sufficienti per ritornare ad una vita normale, altrimenti, se il trattamento non dà i risultati sperati, sarà necessaria una visita dall'ortopedico che presenterà le soluzioni chirurgiche più adatte al caso.

Un atleta difficilmente può convivere con una lesione del menisco, in questo caso sarà difficile evitare l'intervento.

 

Come si arriva alla diagnosi di lesione meniscale? Quali esami si eseguono?

Risonanza magnetica del ginocchio interno, vista lateralmente, si vede che il menisco è lesionato.

La prima cosa da fare è un esame clinico da uno specialista (ortopedico o fisiatra), egli analizzerà l'anamnesi, i segni e i sintomi, poi eseguirà alcuni test che in caso di lesione risulteranno positivi, inoltre valuterà se ci sono anche alcuni legamenti lesi.

Una diagnosi corretta è necessaria per decidere qual'é la terapia più indicata.

Sarà il medico, se lo ritiene opportuno, che chiederà conferma della sua diagnosi prescrivendo una Risonanza Magnetica che in questo caso è l'esame più accurato perché riescono a visualizzare anche i tessuti molli, mentre la radiografia mostra solo le ossa.

Dall'anamnesi risulterà un trauma indiretto in torsione, oppure il sollevamento dopo un periodo prolungato in posizione accovacciata.

I sintomi sono diversi a seconda del tipo di lesione, nei pazienti con lesione traumatica si riscontrerà forte dolore, perdita funzionale e limitazione del movimento anche grave in estensione e in flessione, nei pazienti affetti da meniscosi, invece, prevarrà il dolore distrettuale.

La dolenzia si avverte salendo le scale, ma soprattutto scendendole.

 

Per la diagnosi differenziale si considerano anche fratture, patologie della cartilagine articolare, calcificazioni, cisti meniscali e tumori.

Esistono tanti test che può eseguire lo specialista durante la visita: la palpazione del contorno dei menischi, di Bohler, di Mac Murry, il Griding Test ecc.

Bisogna tener conto che il menisco può ledersi in seguito ad un trauma oppure in presenza di meniscopatia degenerativa simile all'artrosi.

 

 

Qual è la prognosi e la cura?

Il trattamento delle lesioni del menisco può essere conservativo o chirurgico.

I menischi degli adulti sono formati da tessuto fibrocartilagineo avascolare, tranne il contorno periferico, questo spiega perché non si possa rigenerare. Nei bambini invece c’è vascolarizzazione, infatti sono possibili processi riparativi.

Su pazienti che non vogliono operarsi è possibile tentare un trattamento conservativo, non ci sono studi che ne provino l’efficacia, ma in caso di lesioni non importanti, si può attenuare il dolore o fastidio e riprendere la funzionalità completa del ginocchio.

Alcuni pazienti indossano una ginocchiera quando riprendono l'attività sportiva oppure mettono una benda sotto alla rotula spingendola verso l'alto, non è sbagliato perchè dà un senso di protezione, però è da abbandonare prima possibile perchè potrebbe diventare una dipendenza psicologica; vedo pazienti che dopo alcuni anni dalla lesione continuano ad usare questi mezzi stabilizzatori.

 

Per la stragrande maggioranza dei casi è necessario l’intervento che oggi viene eseguito quasi sempre in artroscopia, quindi in maniera meno invasiva rispetto alle operazioni a cielo aperto.

In passato il chirurgo eseguiva una meniscectomia, cioè asportava il menisco, questo comportava la comparsa dell’artrosi precoce perché il peso del corpo non gravava più su entrambi i menischi e quindi su tutta la superficie articolare della Tibia, bensì su una zona più ristretta che di conseguenza si usura prima.

Oggi durante gli interventi si conserva la parte di menisco non lesionata in modo da evitare le complicanze della meniscectomia totale.

Ci sono diverse possibilità d’intervento in base al tipo di lesione, all’età del paziente ed al tipo di lavoro o attività che svolge.

  • La Sutura si può eseguire solo se la lesione non è grave e interessa la parte periferica del menisco perché questa è vascolarizzata e quindi si può riparare, se fosse lesa la parte interna che non è irrorata dal sangue, sarebbe impossibile recuperarla.

    E' necessario che il paziente abbia meno di 40 anni, sia fortemente motivato, non abbia artrosi, ginocchio instabile o malformazioni(valgismo e varismo) per la riuscita dell'intervento e della successiva riabilitazione.

  • Oggi l'intervento più frequente è la meniscectomia parziale o selettiva, in questo caso si estraggono dall'articolazione tutti i frammenti meniscali e si regolarizza la parte rimasta; quest'operazione restituisce un ginocchio con una cinematica diversa rispetto a prima della lesione, quindi è necessario un programma di fisioKinesiterapia di rinforzo muscolare e rieducazione propriocettiva.

L'imperativo è di mantenere la parte di menisco non danneggiata per evitare di sviluppare l'artrosi precocemente, quindi si cerca di evitare una meniscectomia totale.

  • La meniscectomia totale è l'asportazione di tutto il menisco, anche quest'intervento si esegue in artroscopia.

  • Il trapianto di menisco da donatore è un eventualità da considerare nei casi in cui è necessaria una meniscectomia totale, i pazienti però devono avere meno di 40 anni, motivati, senza artrosi o ginocchio instabile.

    Non sono interventi molto frequenti, anche perché non ci sono tanti menischi da impiantare. L'aspetto positivo è che il menisco non dà rigetto, anche se i tempi di recupero sono più lunghi di una meniscectomia.

Quali sono le possibili complicazioni dell'intervento?

A breve termine si può verificare un infezione, un ematoma, dolore e tutte le complicanze sistemiche dovute all'immobilità.

A medio termine possono avvenire: la necrosi del condilo femorale o del piatto tibiale, la liimitazione del movimento (range of motion) e distorsioni.

 

Quali sono i tempi di recupero per tornare al lavoro o allo sport?

L'assenza dal lavoro e dall'attività agonistica dipende soprattutto dal tipo di intervento e da quale menisco si è lesionato.

Il recupero dopo meniscectomia selettiva è minore rispetto ad una  totale, una sutura o un trapianto.

Se il menisco operato è quello mediale, in caso di meniscectomia parziale, si può tornare all'attività sportiva anche dopo 2/3 settimane.

Lo stesso intervento eseguito sul menisco laterale comporta dei tempi di guarigione molto più lunghi, fino a 3 mesi. Una riabilitazione accelerata può creare danni cartilaginei.

In caso di meniscectomia totale o sutura del menisco mediale, bisogna aspettare circa un mese per tornare all'appoggio completo ed almeno 2 settimane per tornare ad un lavoro sedentario, ma se si svolgono lavori in piedi dovrà passare almeno un mese e mezzo.

Lo stesso periodo è necessario per ritornare all'attività sportiva.

 

Nel caso in cui oltre alla lesione del menisco fosse presente anche la lesione dei legamenti (ad es. la triade infelice, cioè  la rottura del menisco, di un collaterale e del LCA) oppure della cartilagine, i tempi di recupero indicati prima potrebbero non essere sufficienti e sarà necessario un periodo di riabilitazione più lungo.

 

 

Cosa fare? Che riabilitazione si deve fare?

Di solito, dopo qualunque tipo di intervento al menisco la prima parte della riabilitazione prevede il ghiaccio 3 volte al giorno per 20 minuti, arto in scarico e deambulazione con bastoni canadesi.

Dopo 2 giorni si inizierà un ciclo di fisioterapia per recuperare la completa funzionalità che il ginocchio permette.

Gli obiettivi della riabilitazione sono il recupero della forza muscolare, dell'elasticità del ginocchio, della coordinazione e dell'equilibrio.

Esercizi per gli adduttori dell'anca.

 

Non si può eseguire su tutti i pazienti lo stesso protocollo riabilitativo, è diverso in base all'età del paziente, alle attività che eseguiva prima della lesione e al tipo di intervento subito.

In ogni caso la fase iniziale prevede contrazioni isometriche del quadricipite e degli ischio-crurali, mobilizzazione e rinforzo delle altre articolazioni dell'arto inferiore, cioè caviglia e anca, mobilizzazione del ginocchio con il Kinetec per quanto permesso.

 

Cyclette Orizzontale che permette di stare comodi mentre si lavora.

Successivamente, in caso di meniscectomia totale si inizierà la mobilizzazione passiva della rotula, il massaggio del quadricipite ed eventualmente l'elettrostimolazione del quadricipite.

Appena possibile si inizia a muovere attivamente il ginocchio sedendosi fuori dal lettino oppure facendo scorrere uno skateboard da seduti.

Se si avverte solo fastidio, si lavora alla cyclette con durezza progressiva e si svolgono esercizi in catena cinetica chiusa, alla fine della seduta di trattamento bisogna fare stretching del quadricipite e degli ischio-crurali.

Dopo 30 minuti di cyclette sarà già apprezzabile un miglioramento dell'escursione articolare.

 

Il primo controllo medico post-intervento sarà dopo 7 giorni dall'operazione, si terrà l'arto in scarico fin quando prescritto dall'ortopedico.

Se l'arto non può ancora sopportare tutto il peso corporeo si inizieranno alcuni esercizi di rieducazione propriocettiva da seduti con le tavolette instabili, appena possibile si lavorerà in piedi anche sui cuscinetti morbidi.

 

Dopo almeno 20 giorni si può riprendere l'attività sportiva in modo blando, la mountain bike su strada e il recupero del gesto sportivo, progressivamente si ritorna all'attività agonistica.

Bisogna sempre controllare il dolore e il gonfiore del ginocchio, se tendono a peggiorare è necessario rivedere i carichi riabilitativi e l'utilizzo del ghiaccio al termine del trattamento.

 

In caso di sutura Meniscale, la riabilitazione è più lenta e il carico totale non si può appoggiare fino ad un mese dall’intervento. Il vantaggio di questo tipo di operazione è che si riesce a salvaguardare quasi tutto il menisco, evitando una precoce degenerazione articolare.

Non è consigliata l'idrokinesiterapia perchè allungherebbe i tempi di recupero inutilmente, sono necessarie circa dieci sedute in palestra, facendo anche dieci sedute in piscina il ritorno in campo è rinviato di due settimane.

 

 

 

 

 

La lesione del Legamento Crociato Anteriore

 

Il ginocchio ha dei robusti legamenti importanti per la stabilità, in particolare al centro dell'articolazione si trovano i Crociati, chiamati così perché si incrociano sia sul piano sagittale che su quello frontale.

Per informazioni sull'anatomia rimandiamo alla pagina relativa all'argomento.

 

La lesione del LCA (Legamento Crociato Anteriore) è l'esito di traumi diretti o indiretti, generalmente è monolaterale e la rottura può essere completa o parziale.

Questo danno non è sempre isolato, può essere combinato con la frattura meniscale o di altri legamenti (LCP o Legamenti Collaterali), il Menisco Interno e il Collaterale Laterale Interno sono più coinvolti rispetto alle strutture laterali.

Ci sono una serie di fattori che possono predisporre alla rottura come: sport praticato, terreno di gioco troppo duro, attrezzi utilizzati, livelli ormonali, caratteristiche anatomiche, ecc.

 

Articolazione del Ginocchio, vista anteriore.

 

Statisticamente chi pratica sport è molto più soggetto a lesione del Crociato Anteriore rispetto ai non atleti, ma ci sono differenze tra le varie discipline; gli sportivi che più facilmente avranno una lesione del LCA praticano: calcio, calcetto, football, pallacanestro, sci, ginnastica e pallavolo.

La stragrande maggioranza dei soggetti colpiti sono di sesso maschile.

 

I meccanismi lesivi sono sostanzialmente quattro:

  • Violenta iperestensione, spesso comporta una lesione isolata ma completa del LCA, caso tipico è il calcio a vuoto.

  • Extrarotazione in valgo, è il tipo di trauma che più frequentemente porta alla lesione del Crociato Anteriore. In primo luogo colpisce il collaterale mediale, ma nei traumi più gravi interessa anche il LCA, è tipico degli sciatori.

  • Intrarotazione in varo, trauma distorsivo più frequente nei calciatori, può coinvolgere anche il PAPE.

Il legamento crociato anteriore può lesionarsi solo parzialmente, in questo caso si parla di LCA assottigliato o sfilacciato.

 

 

Quali sono i sintomi?

Generalmente è difficile capire dai sintomi se siamo in presenza di lesione del Crociato Anteriore, il dolore non è localizzato, spesso di bassa intensità e dipende dalla quantità di versamento  presente nel ginocchio.

Per rendersi conto dell'importanza del gonfiore si esegue la manovra del ballottamento rotuleo: il medico sposta la rotula lateralmente o superiormente/inferiormente, se la rotula tende a rimbalzare indietro il test ha dato esito positivo.

Se il crociato anteriore è leso completamente il dolore è insopportabile.

 


Come si effettua la diagnosi?

Il compito di diagnosticare è sempre affidato al medico specialista che può chiedere conferma alla diagnostica per immagini ovvero gli esami strumentali.

L'esame clinico prevede un'attenta anamnesi in cui il paziente spiega che trauma ha subito, eventuali patologie preesistenti, fattori di rischio ecc.

Successivamente si può eseguire l'artrocentesi, cioè si aspira con una siringa il liquido che provoca tumefazione al ginocchio e si controlla se è sangue o liquido infiammatorio.

Lo specialista eseguirà anche dei test: Lachman, il Cassetto Anteriore e il Pivot shift”.

L'esame strumentale più indicato è la Risonanza Magnetica (RMN) che riesce a fornire un'immagine dei legamenti, non è invasiva e non ha le controindicazioni della TAC.

Nel referto si vedrà un crociato assottigliato e di aspetto non omogeneo o inomogeneo ed eventuali fissurazioni del menisco


 

Qual'è la terapia per la lesione del LCA?

Esistono due possibili trattamenti: quello conservativo e quello chirurgico.

La differenza sta nel tipo di paziente colpito, generalmente i soggetti giovani e sportivi si indirizzano verso la sala operatoria, mentre per pazienti anziani o poco attivi che hanno una lesione isolata del Crociato, non è indicato l'intervento a causa della lunga riabilitazione che si deve fare, del tempo che si deve aspettare perché il nuovo Crociato si stabilizzi e perché i tendini da cui è prelevato il tessuto da impiantare diventano più piccoli.

Lo svantaggio del trattamento conservativo è che senza riparare questo legamento, il ginocchio non avrà un movimento fisiologico causando una precoce artrosi e degenerazione articolare, inoltre aumenta il rischio di distorsioni.

 

Il trattamento

  • Senza intervento chirurgico, la fisioterapia consiste in un programma progressivo e graduale per eliminare il fastidio e la tumefazione oltre a migliorare l'articolarità.

    Naturalmente se la lesione è associata anche a frattura meniscale e/o dei crociati o della cartilagine, si seguirà un percorso diverso.

    Il protocollo prevede di poter gravare il peso corporeo sull'arto leso, utilizzando una ginocchiera o un tutore ed eventualmente aiutadosi con le stampelle.

    Inizialmente si eseguono contrazioni isometriche del Quadricipite e degli Ischio-Crurali, inoltre è necessaria una precoce mobilizzazione attiva rispettando la soglia del dolore.

    Quando si risolverà il gonfiore, avrà maggior importanza il rinforzo muscolare degli Ischio-Crurali e del Tricipite Surale che stabilizzano il ginocchio, si lavora prima con esercizi concentrici, poi eccentrici.

    Con la diminuzione del dolore si inizia la rieducazione propriocettiva che consiste in esercizi e mantenimento di posizioni in condizioni di equilibrio instabile, così si migliora il controllo posturale.

    Solo un terzo dei pazienti circa riesce a recuperare completamente, gli altri soggetti svilupperanno una degenerazione articolare precoce e/o un'altra distorsione nell'arco del primo anno dal trauma.

     

  • Se si decide per l'intervento chirurgico, generalmente l'operazione al Crociato si effettua in artroscopia facendo un trapianto autologo di parte di un tendine che può essere il Rotuleo-Quadricipitale, il semitendinoso, il gracile o la fascia lata, è anche possibile utilizzare un crociato della banca.

    Prima dell'intervento si deve fare un ciclo di fisioterapia per eliminare il forte dolore e soprattutto la tumefazione perché non si può operare un'articolazione infiammata.

    Gli obiettivi del pre-intervento sono principalmente: il recupero dell'articolarità, il rinforzo del quadricipite e dei muscoli posteriori della coscia, il raggiungimento di una discreta forma fisica.


Che riabilitazione bisogna fare dopo l'intervento?

Dopo l'operazione al LCA è previsto un periodo di riabilitazione di almeno 5/6 mesi da effettuare inizialmente in ospedale o in un ambulatorio di fisioterapia, successivamente in palestra e anche in piscina.

Si seguono le indicazioni del chirurgo perché in base a quale tendine è stato trapiantato e al modo in cui è stato eseguito l'intervento il protocollo varia.

E' fondamentale il rispetto della soglia del dolore nell'esecuzione degli esercizi, anticipare i tempi per completare prima il percorso riabilitativo è controproducente.

La completa fissazione del nuovo LCA necessita di 6 mesi di rieducazione.

La riabilitazione accelerata è possibile oggi grazie ad innesti particolarmente robusti soprattutto se è stato utilizzato il tendine rotuleo, ma dev'essere il chirurgo ad indicare i tempi esatti.

 

Postura da mantenere per recuperare l'estensione del ginocchio.

Gli studi effettuati hanno dimostrato che è meglio non immobilizzare l'arto per 1/2 mesi come si faceva in passato, la mobilizzazione dev'essere iniziata il giorno dopo l'operazione con dei movimenti di flesso-estensione del ginocchio.

A questo scopo si svolge la mobilizzazione passiva motorizzata con il Kinetec: un macchinario che piega e distende l'articolazione in maniera ritmica, si può anche utilizzare l'elettrostimolazione per mantenere il miglior trofismo possibile della muscolatura della coscia, principalmente il quadricipite.

Se il paziente ha svolto una buona rieducazione pre-intervento è già a conoscenza degli esercizi che dovrà fare successivamente e sà già utilizzare i bastoni canadesi (simili alle stampelle, ma senza il sostegno sottoascellare e con la maniglia per appoggiarsi con la mano).
 

Gli obiettivi della riabilitazione del Legamento Crociato Anteriore sono:

  • La riduzione del dolore

  • Il recupero del tono e del trofismo muscolare.

  • Il recupero del ROM (articolarità) di tutto l'arto inferiore

  • Il riapprendimento del gesto sportivo.

Una delle complicanze che può capitare dopo l'intervento è quella di non riuscire ad estendere bene il ginocchio, quindi è necessario qualche esercizio per distendere bene la gamba sulla coscia, facendo attenzione a non iperestendere perchè sarebbe dannoso.

La prima fase della riabilitazione si svolge in ospedale o nella clinica dove si è svolta l'operazione.

 

I primissimi giorni si utilizza un tutore che blocchi il ginocchio in estensione, si consentirà la flessione durante il giorno per gli esercizi; serve per non far correre rischi ai tendini da cui è ricavato il neo-legamento.

Tutore Rigido.

I primi giorni la crioterapia è applicata per 15/20 minuti, diverse volte al giorno contro il dolore e il gonfiore, bisogna stare attenti a non mettere il ghiaccio troppo vicino alla pelle per evitare complicazioni.

 

 

Protocollo con alloinnesto prelevato dal Tendine Rotuleo

Il carico va ripreso precocemente per evitare fenomeni degenerativi alle ossa e all'articolazione, non tutti sono d'accordo, ma si può iniziare già dal 3° giorno post-intervento perché l'appoggio non aumenta la tensione del Crociato pregiudicandone la fissazione.

In questa fase si eseguono movimenti rispettando la soglia del dolore, nelle prime due settimane bisogna raggiungere almeno i 90° di flessione, nella seconda settimana è prevista anche la mobilizzazione della rotula.

I primi giorni oltre al kinetec è utile lavorare piegando ed estendendo il ginocchio da seduti con il piede su uno skateboard

Appena possibile, il paziente può lavorare sulla cyclette tenendo la sella lontano dai pedali per non avvertire il forte dolore.

Dai primi giorni il paziente deve fare delle contrazioni isometriche con i muscoli ischio-crurali (i muscoli posteriori della coscia) con il ginocchio in flessione a 60°.

Dopo che i punti vengono rimossi, se la cicatrice è asciutta si inizia a massaggiare la cicatrice per evitare aderenze tra questo tessuto e quelli con cui è a contatto.

Le tecnica che si usa è principalmente la frizione.

 

Struttura termale con 3 piscine e due vasche per il percorso vascolare

Per evitare che anche l'arto sano diventi rigido e ipotonico, dovrà eseguire esercizi isotonici per caviglia, anca e ginocchio.

In questa fase, per evitare il peggioramento del processo flogistico, si tiene a scopo precauzionale il ghiaccio sul ginocchio operato dopo aver fatto gli esercizi.

Dopo aver tolto i punti è utile un ciclo di sedute di riabilitazione in piscina, l'idrokinesiterapia aiuta nel recupero dell'articolarità e soprattutto permette un precoce recupero del tono e del trofismo muscolare e un miglioramento della condizione fisica.

 

 

Il secondo mese si aumenta progressivamente il lavoro.

Se il cammino è normale, il tutore che mantiene il ginocchio in estensione di notte e durante la deambulazione si può togliere, inoltre si lasciano i bastoni canadesi, mantenendo solo la ginocchiera mentre si cammina.

Mantenendo l'attività sulla cyclette si raggiunge gradualmente la quasi completa flessione e la completa estensione del ginocchio con lo stretching degli ischio-crurali, del tricipite della sura e con posizioni in estensione mantenute dalla gravità e con l'utilizzo di cavigliere.

Per la forza muscolare si eseguono contrazioni isometriche del quadricipite a 30/40° di flessione e si comincia qualche esercizio isotonico alla pressa o allo squat senza mai superare i 30/35° di flessione del ginocchio.

I muscoli Ischio-Crurali lavoreranno in modalità isometrica e successivamente in isotonica con bassi carichi.

Esercizio Isotonico alla Leg-Press max 40° di flessione.

Nei primi 2/3 mesi si deve raggiungere il Range of Movement completo sia in flessione che in estensione.

 

Il terzo e quarto mese.

Esercizio per il rinforzo del tricipite surale.

In questa fase il paziente ha già raggiunto la completa articolarità, quindi deve lavorare principalmente sul rinforzo muscolare e sulla rieducazione propriocettiva.

L'innesto non è ancora fissato completamente, quindi bisogna fare attenzione a non forzare troppo, gli esercizi di rinforzo del quadricipite si faranno esclusivamente in catena cinetica chiusa, cioè con l'estremità dell'arto (il piede) in posizione obbligata e non libero di muoversi.

Gli esercizi possibili sono le estensioni con l'elastico dietro al ginocchio, la leg-press e lo squat, si può arrivare fino a 60° di flessione.

Naturalmente il rinforzo del piede e dell'anca continua, come quello dell'arto sano.

Un ruolo fondamentale in questa fase lo occupa la riabilitazione propriocettiva, cioè un insieme di esercizi o posizioni mantenute in condizioni di equilibrio instabile per migliorare la coordinazione neuro-motoria.

Quest'attività è fondamentale per evitare recidive in futuro.

 

Il quinto e sesto mese.

Questa è l'ultima fase della riabilitazione se non ci sono state complicazioni.

Quando il medico dà l'OK si iniziano gradualmente le attività sportive.

Continuando a svolgere rinforzo muscolare e capacità aerobica, si inserisce nel programma la corsa, prima in linea retta, successivamente in salita, poi in cerchio e infine i cambi di direzione.

Il lavoro di tipo isocinetico può essere dannoso nei primi 4 mesi, solo quando il legamento è fissato e consolidato si può fare il test per vedere se è possibile riprendere l'attività agonistica, l'unico neo è l'eccessivo costo della seduta.

Progressivamente si può iniziare a lavorare per il recupero del gesto atletico, prima singolarmente poi in squadra.

E' necessario continuare la riabilitazione propriocettiva anche quando si ritorna alle gare con il Legamento Crociato fissato.


Quali sono i tempi di recupero?

La permanenza in ospedale post-intervento è di 5-6 giorni circa.

Il ritorno al lavoro varia da 10 giorni in caso di attività sedentaria a 3 mesi in caso di lavoro pesante.

Si può riprendere a guidare dopo un mese e mezzo dall'operazione.

Per almeno 20 giorni è vietato bagnare la cicatrice, quindi è vietato fare il bagno al mare o in piscina.

 

Per gli atleti, dal quinto mese si può cominciare ad allenarsi, il ritorno alle gare avviene circa dopo sei mesi in caso di trapianto del tendine rotuleo, se invece si è utilizzato il tendine degli ischio-crurali è necessario più tempo, all'incirca due mesi in più, ma dev'essere il chirurgo a stabilirlo.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

La lesione del collaterale mediale

 

Come avviene il danno?

Il Collaterale mediale è il legamento più soggetto a lesione nel ginocchio e si può ledere per traumi diretti o indiretti.

Spesso è causato da una rotazione eccessiva con il ginocchio flesso in valgismo e la scarpa attaccata al terreno.

Può derivare anche da un contrasto sulla zona esterna dell'articolazione.

In certi casi oltre al danno del LCM questi traumi causano anche la fissurazione del menisco mediale e raramente anche del Legamento Crociato Anteriore.

Colpisce generalmente gli sportivi, in particolare chi pratica: sci, pallacanestro, pallavolo, tennis, calcio, rugby, nuoto, atletica.

La lesione può essere di primo grado se è solo uno stiramento, di secondo grado se si rompono solo alcune fibre e di terzo grado se si spezza almeno per 3/4 del suo spessore.

La zona interessata può essere il decorso o ventre tendineo oppure nei casi più gravi c'è lo strappamento dell'inserzione sul femore o sulla tibia.

Ginocchio Vista anteriore.

 

Quali sono i sintomi?

Il soggetto colpito avverte delle fitte nei movimenti e nell'appoggio, tumefazione e perdita funzionale.


Quali esami diagnostici si devono fare?

E' necessario un esame clinico svolto da uno specialista che eseguendo i test opportuni riesce a capire dov'è la lesione.

Per confermare la sua diagnosi può ordinare una risonanza magnetica o una TAC.

 

Cosa fare? Qual'è la terapia?

Appena dopo il trauma si applica il protocollo RICE (rest, ice, compressione,elevation) cioè riposo con l'arto sollevato con l'applicazione di ghiaccio ed eventualmente un bendaggio compressivo.

 

Se la lesione del Collaterale Mediale è di terzo grado si potrebbe intervenire chirurgicamente, ma oggi si tende a fare un trattamento conservativo anche in questi casi più gravi per evitare le possibili complicazioni.

L'immobilizzazione è necessaria solo nel post-intervento, negli altri casi si può utilizzare una ginocchiera che controlli eventuali movimenti eccessivi che potrebbero danneggiare il legamento oppure il taping contenitivo.

Gli obiettivi della riabilitazione sono la riduzione del gonfiore e del dolore, il recupero della mobilità, della forza muscolare e della propriocettività.

 

Leg Press.

 

Si segue un programma di esercizi di rinforzo muscolare principalmente del muscolo quadricipite, degli ischiocrurali, degli adduttori, abduttori e rotatori dell'anca.

Inizialmente si eseguiranno contrazioni isometriche, successivamente si inseriranno esercizi isotonici.

In questo modo si riesce a stabilizzare l'articolazione del ginocchio migliorando la sicurezza del paziente.

Se il paziente è un atleta dovrà stare fermo per un periodo, prima di riprendere le gare dovrà svolgere anche un programma di rieducazione propriocettiva che inizierà dopo due settimane circa dalla lesione.

 

 

Quanto tempo deve passare per ritornare alle gare?

Per il recupero dopo lesione del collaterale mediale sono necessarie 4/5 settimane.

 

Si può prevenire questo infortunio?

E' difficile prevenire una distorsione del ginocchio soprattutto per chi pratica certi sport molto a rischio.

Ci sono degli accorgimenti che possono aiutare: ottimizzare il gesto atletico soprattutto nei nuotatori a “Rana”, rinforzare il quadricipite e gli ischiocrurali che stabilizzano l'articolazione, utilizzare ginocchiere nel volley e nel basket.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ambulatorio Privato di Fisioterapia

Dr. Massimo Defilippo Fisioterapista

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Aut. Sanit. n° 3138 del 16/02/2009    Dir. San Dr. Defilippo Giovanni Medico Chirurgo   

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