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La borsite trocanterica
Cos'è la borsite trocanterica? La borsite trocanterica è un processo di tipo infiammatorio a carico della borsa sinoviale del gran trocantere del femore. Il grande trocantere femorale è fondamentale nella dinamica degli arti inferiori perché costituisce l’inserzione dei muscoli estensori (ad esempio il grande e piccolo gluteo) e rotatori esterni dell’anca (per esempio il piriforme). Ci sono tre borse sinoviali a livello del trocantere femorale, si trovano
La borsite trocanterica interessa i soggetti di mezza età e gli anziani, colpisce più frequentemente le femmine e i soggetti con squilibri nell'assetto del corpo durante il cammino, per esempio dopo una frattura agli arti inferiori che rende un arto più corto dell'altro (eterometria). Se la patologia è causata da un trauma si possono rompere dei capillari con versamento di sangue all'interno, in questo caso si tratta di borsite emorragica. La trocanterite comprende oltre alle borsiti trocanteriche, anche le entesiti o tendiniti inserzionali dei muscoli che si inseriscono sul grande trocantere, ad esempio il piriforme. Questa patologia colpisce spesso gli sportivi, in particolare i portieri che sono soggetti a cadute con traumi sull’anca.
Quali sono le cause della borsite trocanterica? Le cause della borsite sono i traumi, microtraumi ripetuti e il sovraccarico funzionale dei tendini che scorrono sopra essa. Gli squilibri muscolari e anatomici possono influire e contribuire alla nascita della patologia, un arto inferiore più corto dell’altro, un bacino ruotato o un difetto di appoggio podalico, provocano un maggior attrito a livello della borsa. L’allenamento scorretto o semplicemente eccessivo può causare la patologia perché comporta uno sfregamento continuo sulla struttura. Un disturbo a carico del ginocchio o un intervento chirurgico all’anca possono cambiare l’assetto dinamico dell’anca, provocando una borsite trocanterica.
Quali sono i sintomi della borsite trocanterica? Il soggetto affetto da borsite trocanterica avverte dolore nella zona superiore esterna del femore, soprattutto alla palpazione o digitopressione, durante la corsa e nei cambi di direzione. In fase acuta è possibile che il paziente zoppichi e faccia fatica a deambulare e fare le scale. I movimenti senza carico sono dolenti nell’adduzione e nella flessione dell’anca oltre l’angolo retto, è possibile una limitazione dell’ampiezza del movimento. Il dolore può essere anche notturno, soprattutto se si dorme sul lato malato. Le fitte si possono avvertire a livello del gluteo, non in area inguinale o nella zona interna della coscia.
Qual è l’esame più adatto per la borsite trocanterica? In caso di disturbo a livello del trocantere, una radiografia aiuta a escludere le patologie ossee, come fratture o edemi ossei. L’ecografia riesce a mostrare un ispessimento della borsa con versamento, inoltre riesce ad analizzare lo stato dei tendini.
Come si arriva alla diagnosi di borsite trocanterica? Generalmente la visita medica è sufficiente per diagnosticare una borsite trocanterica, i segni e i sintomi sono molto caratteristici. Lo specialista ortopedico o fisiatra può prescrivere degli esami strumentali per confermare il sospetto o per indagare meglio sulla zona dolente. La diagnosi differenziale si fa con la tendinite del piriforme e dei muscoli che si inseriscono sul grande trocantere del femore, con le fratture o edemi ossei, con le contusioni ecc.
Qual è la terapia per la borsite trocanterica? In fase acuta la terapia consiste in ghiaccio e riposo. La borsite trocanterica dovrebbe passare da sola, ma se non succedesse, nei giorni successivi alla comparsa il medico può prescrivere dei farmaci antinfiammatori, l’aspirazione del liquido interno alla borsa con successiva iniezione di cortisone. La fisioterapia può aiutare con l’applicazione di Tecarterapia® o laserterapia, ma non sempre è risolutiva. Se la causa del disturbo è uno squilibrio anatomico o un cattivo appoggio, è fondamentale correggere le differenze con plantari o con una correzione del bacino. Se le terapie conservative non fossero sufficienti si può ricorrere alla chirurgia con asportazione della borsa sinoviale.
La terapia migliore comprende anche la prevenzione perché se non si eliminano le cause primarie, il disturbo tenderà a ripresentarsi. L’allenamento dev’essere modulato per le esigenze dello sportivo, una miglior distribuzione dei periodi di carico e di scarico, evitare certi esercizi troppo stressanti per la zona daranno notevoli benefici ed eviteranno le recidive.
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